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Trento, primavera elettorale

Salvatore Poier

Nelle ultime settimane c’è stata una piacevole escalation: sempre più spesso vengo fermato per strada da persone sorridenti, vengo avvolto da un caldo e morbido abbraccio di volantini e sorrisi, lasciato con profusione di benedizioni per me e i miei eventi futuri.

"E che succede? - mi chiedo, da ex-studente trapiantato e non residente: - Che la primavera incipiente (eppure così fredda, ancora!) sciolga i freddi e distaccati trentini per portarli ad una socializzazione inusuale e ostentata perfino? Mah!"

Smetto però presto di farmi troppe domande e mi godo questa situazione così piacevole e che ormai ero rassegnato a non poter mai provare a Trento. Per strada mi salutano e mi stringono la mano, mi fermano e mi fanno parte dei loro progetti. Io lascio fare e mi godo queste coccole sociali: rispondo al saluto, sorrido a questi sorrisi, anche a quelli esagerati e repentini, prendo qualsiasi volantino, chiacchiero con chi vuole chiacchierare con me, mi faccio invitare a brindisi e ad incontri su tutti i problemi di Trento. "Ah che bella, la primavera! - mi dico soddisfatto, tirando nuovamente fuori le coperte dall’armadio - Questa sì che è una città naturale, che segue il corso delle stagioni: d’inverno si chiude in se stessa, raccolta attorno al focolare delle proprie case; e con la primavera si apre all’altro, sboccia alle relazioni e alla conoscenza dell’altro. Certo che sarebbe ancora meglio avere sensazioni così belle tutto l’anno, poter salutare ed essere salutato, essere ‘socialmente coccolato’ tutto l’anno, ma Trento è così - penso - e si apre solo ora, per esplodere all’estate."

Qualche mio amico, malalingua, mi fa notare, insinuando, che l’otto maggio ci saranno le elezioni, e che - fatalità - tutti quei volantini che mi riempiono le tasche e quei progetti di cui tutti vogliono farmi partecipe, sono tutti progetti e volantini politici. Vuoi vedere che tutti quelli che mi fermano per strada, mi salutano, mi parlano, mi invitano a bere e a conoscerli meglio sono tutti candidati? "Non è possibile - dico al mio amico - sono in troppi per essere tutti candidati, figurati! No, guarda, è proprio Trento che si risveglia alla vita, come un albero che mette le foglie e i primi fiori. È Trento che si apre al diverso."

Lui, il mio amico, vuole a tutti i costi farmi convinto che è per le elezioni che c’è tutto questo sorridersi, questo salutarsi, questo raccontarsi i propri progetti, i propri sogni, i propri progetti su quella città che vorremmo, e per la quale siamo disposti a lavorare. "No - gli dico io - è una nuova stagione di responsabilità politica. Visto che il bananiere non vuole governarci, pensiamo bene noi a farlo, a ritornare a parlare di quale Trento, quale Trentino e poi quale Italia vorremmo. E infine anche chi ci governa dovrà rendersi conto di quanto chiediamo, di quanto vogliamo, delle cose in cui crediamo. Vedrai, questa è una nuova primavera sociale!" Ma non posso negare che, alla fine, mi cala un po’ di tristezza nel cuore: "E se avesse ragione lui? Se dopodomani ognuno tornasse - a dispetto della bella stagione - a non guardarsi nemmeno in faccia, e i candidati a rinchiudersi nei loro palazzi, con cose troppo importanti da fare per essere condivise con chi questa città la vive e la fa vivere? E chi eletto non sarà, invece, a casa propria a mugugnare e criticare ogni scelta, confortato da cari e amici, pronti a giurare che ‘tu eri quello giusto’? Ah, forse sarebbe effettivamente meglio vivere in una continua campagna elettorale..."

Queste parole mi rimbalzano in testa mentre sfoglio il giornale: mi rendo conto che, effettivamente, a livello nazionale siamo in una perenne campagna elettorale. Solo che, invece di produrre gli auspicati risultati di condivisione e di discussione, ci si sta appiattendo sulla posizione supina e infastidita di chi si sente corteggiato solo perché ha qualcosa che all’altro serve per fare i suoi comodi, a volte più, a volte meno velatamente.

Ma qui, in fondo, siamo a Trento, e sono sicuro che continuerà questa primavera anche dopodomani. Ne sono così sicuro che accenderò un cero a San Kessler, protettore del dialogo politico...