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Trento, la città e il (nuovo?) sindaco

Il ruolo del capoluogo, l’incremento demografico, i continui pasticci urbanistici. I nuovi problemi di una città (ora) troppo attrattiva, in un confronto tra i candidati Pacher, Coppola, Zampiccoli.

Questo numero di QT esce, nella sua veste cartacea, il giorno prima delle elezioni comunali e probabilmente a molti abbonati arriverà ad esiti noti, come pure nella versione on line. Poco male: impostiamo queste pagine, più che sul confronto elettorale, sui problemi di fondo del capoluogo che il nuovo sindaco (il riconfermato Pacher, secondo tutte le previsioni) come pure i consiglieri di opposizione, si troveranno ad affrontare.

Di questo discutiamo con i tre più significativi candidati. Appunto il sindaco uscente Alberto Pacher, in carica dal ’99, dei Ds ma sempre molto attento nei suoi rapporti col resto del centro-sinistra, in particolare con la Margherita (al punto che noi spesso ne abbiamo denunciato la subalternità al presidente della Provincia Dellai). Ettore Zampiccoli, coordinatore provinciale di Forza Italia, e costretto, per questo suo ruolo, a scendere in competizione a capo degli azzurri, dopo aver scontato l’incapacità di riunire un centro-destra poco propositivo. E infine Lucia Coppola, personalità indipendente della sinistra, candidata di Rifondazione Comunista che, per la sua capacità di portare alla ribalta i problemi dei settori disagiati della popolazione, si è rivelata la vera sorpresa di questa campagna elettorale.

Nella scheda (La mentalità del 1813 ) parliamo di Trento, del suo sviluppo, della cultura che vi è sottesa, del suo ruolo e dei problemi di capoluogo del 2000, così diversi da quelli cui la città era abituata.

Con i nostri interlocutori discutiamo delle prospettive, inaspettate, di crescita della città: la dinamica per cui Trento raggiunga in pochi decenni i 150.000 abitanti sembra attuale (Un Trentino da 600.000 abitanti?). Come la si giudica? Cosa si può fare per contrastarla o comunque per governarla?

"L’espansione demografica non è auspicabile: significa più traffico, più inquinamento, più servizi" - ci rispondono tutti e tre i candidati. "In questi anni la città non è aumentata più della provincia - aggiunge Pacher - Vediamo infatti come il saldo migratorio della città rispetto ai paesi limitrofi è negativo, mentre è positivo rispetto alle altre province e stati, il che vuol dire che il Trentino e Trento hanno forte capacità attrattiva: la gente viene qui perchè c’è lavoro e si sta bene, e poi si distribuisce, in primis per il costo degli alloggi, sul territorio circostante".

Una dinamica che può per un verso fare piacere, ma che induce ulteriore pendolarismo. La soluzione? "Il decentramento - rispondono tutti; evidenziando un condiviso superamento dell’antica preoccupazione Trento-centrica, per cui tutto doveva essere concentrato nel capoluogo.

Sì, ma come e fino a che punto? Ha senso decentrare università e assessorati?

"Una cosa è l’asta dell’Adige: se a Rovereto, dove già c’è l’università, si spostasse l’assessorato all’industria, non penso che Trento perderebbe identità; ma invece non è pensabile l’università a Levico o a Cles - risponde Zampiccoli - E comunque preliminare è un sistema moderno di mobilità, la ormai troppo famosa metropolitana di superficie. Un tale sviluppo non toglierebbe identità alle due città: non possiamo pensare di fare le fortezze, non possiamo pensare che i nostri figli siano legati alla trentinità piuttosto che alla roveretanità. Così vedo come positiva l’idea di Trentino servizi che porta la nuova sede a Calliano; e anche l’ospedale, prevederlo alle ex caserme, è sempre tenerlo dentro la città, con traffico e inquinamento. Se si deve farlo nuovo, va in posizione baricentrica rispetto alle due città".

Alberto Pacher (Ds), sindaco uscente.

Pacher concorda, ma non pienamente: "L’asta dell’Adige, dalla Piana Rotaliana a Rovereto, va intesa come distretto funzionale. Rovereto ha una vocazione industriale, e un polo industriale potrebbe essere rinforzato, e così istruzione e cultura. Analogamente la Piana Rotaliana ha una spiccata vocazione agricola, e sono favorevole anche a una facoltà di Agraria in zona. Poi Trento con le sue vocazioni: ricerca, turismo, terziario, università, una certa industria. Però il tutto va preceduto da una radicale revisione e riorganizzazione del trasporto pubblico, che faciliti un’estrema permeabilità dei tre comparti. E un’avvertenza: - e qui c’è la differenziazione - quando parlo di distretto funzionale, penso ci debbano essere discontinuità urbanistiche, devono esserci campagne, paesi, borghi ben distinti".

Coppola introduce un altro aspetto: "Attenzione, c’è una grossa confusione tra decentramento (ossia il servizio che va al cittadino) e delocalizzazione (il servizio che va via dal cittadino, soprattutto dal più debole, che non ha la macchina): i servizi fondamentali non devono uscire dalla città, come stanno facendo la Cassa malati, e gli uffici postali delocalizzati, con gli anziani di via Muredei cui è stato detto che possono operare via Internet. Non vorrei che Trento diventasse la città del centro storico bello e disabitato, con i suoi 4000 alloggi sfitti, mentre le periferie si espandono in maniera informe e incontrollata, e il tutto che abbisogna, per gli impegni normali, dell’utilizzo della macchina".

Questi sono, come si vede, problemi e soluzioni che implicano un rapporto con l’esterno, gli altri Comuni e la Provincia. Forse è qui che più si è notato il passaggio da Dellai a Pacher (Trento-Rovereto, finalmente estinta la politica del campanile?): con quella che noi abbiamo spesso denunciato come subalternità dell’attuale sindaco al presidente della Provincia; e con l’arenarsi della "politica estera" del capoluogo, soprattutto con Rovereto. La coppia Pacher-Maffei non ha aggiunto nulla di nuovo alle iniziative messe in campo dalla coppia Dellai-Ballardini (Mart e Trentino Servizi); e a Innsbruck, che spinge per rapporti a sud e dove in questi giorni (vedi la nostra corrispondenza L’Italia all’Università di Innsbruck) si è aperto il Centro Italiano, tutti parlano di Dellai sindaco e presidente, Pacher non lo nominano neanche (Innsbruck chiama Trento).

"In effetti Pacher si è caratterizzato per una buona amministrazione, ma pure per un profilo basso: un pesante appiattimento del Comune sul governo provinciale, una relazione quasi di sudditanza, che ha tolto il vigore e la centralità che il capoluogo dovrebbe avere" - ribatte Coppola - Con gli altri Comuni, la sensazione è che sia mancato un piano legato al governo del territorio attraverso politiche condivise con i comuni circostanti. Da ciò deriva una continuità territoriale e discontinuità politica: la città si allunga e si espande, ma non si governa l’insieme, vedi il traffico e l’inquinamento. Per quanto riguarda Innsbruck, non mi meraviglio: qui è prevalsa la politica del giorno per giorno. Pacher il carisma ce l’ha, è un pregio questa sua immagine positiva, attenta, mite; che però diventa un limite quando si trasforma nella politica scialba, delle prese di posizione blande e di rimessa".

"In questi anni il Comune si è appiattito sulla Provincia, perdendo il suo ruolo di interlocutore delle scelte - sostiene Zampiccoli - E con Innsbruck e Monaco occorrerà rinsaldare vincoli e alleanze".

Ovviamente l’interessato non concorda, e giudica autonoma dalla Provincia la posizione del Comune. Sia su scelte singole, come l’aeroporto ("Non sono per lo scalo a Mattarello, ma per un rapporto molto stretto con Verona, con cui ci vorrebbe un binario dedicato che arrivi fino al Catullo"), la PiRuBi ("Non c’è nessuna scelta, non è un tema attuale, il Comune non ha competenze") e l’inceneritore, come vedremo. Sia a proposito dei rapporti con le altre città: "Con Rovereto siamo a un punto così avanzato di convergenza, che ora occorrono scelte provinciali: sulle politiche multiutility (energia elettrica, acqua, gas, rifiuti). Ora deve intervenire la Provincia, perché Trentino Servizi vada oltre le due città. Con Innsbruck, più che su politiche bilaterali (è difficile trovare rapporti concreti oltre che su università e promozione turistica), noi puntiamo su politiche di rete (con le "Città delle Alpi", per esempio)".

Di qui discende il problema del ruolo della città: a cosa è vocata, su cosa può e deve puntare.

"Una città che punti su università, turismo, ricerca, terziario - è la risposta di Pacher. E in effetti, ci sembra un percorso coerentemente perseguito.

Ettore Zampiccoli, candidato di Forza Italia.

Zampiccoli mette qualche puntino sulle i: "Sul turismo il merito vero va a Goio, con la sua valorizzazione del centro storico; e in ogni caso non bisogna confondere i visitatori (che passano) con i turisti (che si fermano). Gli alberghi sono pochini, Trento deve potenziare l’offerta ricettiva, allargandola a quella agrituristica, e affiancare alla motivazione storico-artistica, anche quella eno-gastronomica, allo shopping (attraverso una riqualificazione dell’offerta del centro storico) e collegandosi coll territorio circostante. Manca inoltre un centro congressuale, che in collegamento con l’Università potrebbe avere grande richiamo, e un vero centro fieristico. Detto questo, la città non può essere solo turistica, ma puntare anche su ricerca e innovazione, per attrarre nuove industrie".

Coppola sposta l’ottica: "A me interessa che Trento sia una città più attiva a livello di partecipazione. Democrazia partecipata significa andare oltre i bilanci preventivi e consuntivi, e parlare di bilancio partecipativo (i cittadini vengano consultati e interpellati in assemblee pubbliche, oltre le circoscrizioni, in cui esprimano, oltre a bisogni e disagi, anche proposte: lo si è fatto, su iniziativa di un’associazione, in collina, ma occorre farlo nelle periferie, come iniziativa del Comune, e portare queste proposte nell’azione di governo), di bilancio ecologico-ambientale (che ci permette di progettare la città in funzione del verde, della salute, dell’eco-compatibilità, e misurare su queste esigenze le scelte di governo).

In quanto a università e ricerca, è una scelta giusta, ma non deve essere fine a se stessa, bensì relazionata con le politiche del lavoro; non si deve aumentare bensì diminuire la precarietà, che oggi è a un livello molto alto, anche all’interno degli enti pubblici. Per gli istituti di ricerca il punto è come ci vivono dentro le persone, e cosa fanno: l’innovazione deve servire a migliorare la vita di tutti".

C’è poi il nodo urbanistico, che più diffusamente affrontiamo nella scheda (La mentalità del 1813 ). Qui però vogliamo esporre ai candidati un nostro dubbio: al di là dei proclami, non si sta affrontando il tema dello sviluppo della città secondo il vecchio schema: prima facciamo costruire, poi penseremo a risanare?

"No, noi abbiamo tenuto un’altra impostazione in questa seconda variante al Prg - replica Pacher - con la mano molto leggera nell’edificazione, soprattutto nella collina. E invece si è puntato al riuso delle aree dismesse. Ora, gli interventi previsti, quelli grossi, sono di rilettura, di risanamento, come a S. Bartolmeo e a Canova; per la città è finita la crescita quantitativa, è il momento della qualità. Poi, è vero, ci sono le pressioni sul mercato immobiliare, dovute sia all’accresciuta attrattività della città, sia al riversarsi degli investimenti sugli immobili, con conseguente lievitazione dei prezzi".

Se è vero che la maggior edificazione all’ospedalino non l’ha deciso la vostra Giunta, la nuova area di edilizia agevolata in cima a via Cappuccini l’avete decisa voi. E più in generale avete licenziato i tre "saggi" che ponevano al primo posto il contenimento dell’edificazione (PRG di Trento: per una città più congestionata); e nell’ultima variante, anche ampi settori della sua maggioranza si sono distinti nel richiedere nuovo cemento in collina (Trento: assalto e difesa della collina).

"Il cambio di consulenti c’è stato perché in loro non sentivamo una visione; i cosiddetti tre saggi sono persone serie e competenti, però Busquets ha portato suggestioni, una visione, il previsto boulevard comporta sì una maggior edificazione, ma all’interno di un risanamento di un’ampia fascia della città. In quanto alla maggioranza: abbiamo seguito, pur con discussioni, una linea, e la maggioranza non è granitica, però siamo sempre riusciti, dal ‘99 ad oggi, a trovare il punto di convergenza più avanzato possibile su temi importanti come le varianti; il fatto che poi non si sia arrivati alla seconda adozione definitiva della seconda variante, è perché c’erano troppe osservazioni e la commissione urbanistica ha ritenuto che fosse bene valutarle attentamente, nella nuova legislatura".

Concorda invece con il nostro giudizio Coppola: "L’impostazione prima costruiamo, poi si vedrà c’è, e si sente. Ed è vecchia, arretrata; non si può continuare a pensare con le categorie della Trento di due secoli fa. Ci siamo espansi in modo disordinato, senza una strategia nell’uso del territorio, anche in cose come la cura dell’acqua, dei rivi. La città si dovrà sempre più confrontare con l’ambiente. Oggi la qualità della vita si gioca non più sul numero di sportelli bancari o supermercati, ma della qualità ambientale. Bisogna partire da come stanno i cittadini, dalle loro esigenze, e non viceversa, decidere, e poi offendersi se i cittadini, organizzati in comitati, protestano".

Analogamente Zampiccoli: "E’ vero, la città si è sviluppata a pezzi e bocconi. Con il rischio che diventi una piccola megalopoli, più o meno alpina, abbassando gli standard di vivibilità. Quando vedo gli industriali favorevoli all’interramento della ferrovia affinché si dia spazio all’edilizia, dico che è un’operazione da fermare. L’interramento può essere una prospettiva di lungo periodo, ma ora ci sono altre priorità per un investimento di tale entità: i parcheggi, il miglioramento della viabilità, un interramento come via dei Ventuno, di grande significato per il collegamento del Castello col centro. La prossima amministrazione avrà un passaggio fondamentale, il Prg, che dovrà prefigurare la città che si vuole".

Queste scelte non avvengono in laboratorio, ma in mezzo a interessi: sia diffusi (il cittadino che vuole rendere edificabile il suo terreno) sia concentrati nei cosiddetti poteri forti. Di quest’ultimo caso è un esempio la storia dell’ex-Michelin: l’ente pubblico con Dellai sindaco poteva comperare gli interi 11 ettari per 49 miliardi; non lo fece, passò l’affare a Iniziative Urbane, da cui adesso comprerà il Centro della Scienza (costruito, ma è solo un francobollo rispetto all’intera area) per 45 milioni di euro, praticamente il doppio. Bell’affare! (vedi Trento si merita Renzo Piano?)

Lucia Coppola, candidata di Rifondazione Comunista.

"E’ stata una decisione improvvida - risponde Coppola - Se penso a tutto quanto si poteva fare in quella zona, anche per il suo significato storico (di parte operaia della città) e come recupero di zona verde presso il fiume finalmente vissuto dai cittadini… e invece si fanno le sedi di alcune banche, per il tornaconto dei soliti noti. I cittadini sono delusi, non erano questo che si aspettavano."

"A noi non servivano 11 ettari di funzioni pubbliche- ribatte Pacher - E alla fine dell’operazione la città si troverà, gratis, con sei ettari di parco fluviale."

Questa risposta non ci convince: nella storia di Trento, quando si tratta di acquisire terreni a basso prezzo, all’ente pubblico la cosa non interessa mai; e poi ricompera a carissimo prezzo gli edifici che i privati vi costruiscono sopra, vedi il Centro Europa, o il caso dell’area ex-Sordomuti. Alla Michelin, oltre al parco, poteva andarci un’espansione dell’università, o al limite edilizia pubblica...

"Ma perché invece non ci può andare una parte di città ordinaria, con residenza, cultura, negozi?" - ribatte il sindaco.

E’ lapidario invece il commento di Zampiccoli: "La vicenda Michelin la dice lunga sugli intrecci tra politica e poteri forti".

Però, mi permetta, Forza Italia dà spesso l’idea di voler semplicemente sostituirsi a Dellai in questi rapporti...

"Forza Italia giustamente si propone di sostituire Dellai, ma con una diversa impostazione: a iniziare dalle esigenze di equilibrio del territorio e dell’economia, e mi permetto di aggiungere dei cittadini invece dei gruppi di potere".

Il discorso di Zampiccoli ci porta al tema dell’ambiente, che per Trento dovrebbe essere il tema principale, soprattutto se si vuole puntare su un turismo di qualità, e qualificare la ricerca verso il distretto delle tecnologie ambientali.

Sul discorso ambientale, a dire il vero, Forza Italia, dalla caccia, all’aeroporto, alla Pirubi, agli impianti di risalita, è sempre sulla linea di Dellai; che anzi può larvatamente minacciare la sinistra di cambiare alleato, se continua a rompere sull’ambiente.

"Sugli impianti Forza Italia ha espresso anche posizioni molto critiche, a partire da interventi come Pinzolo-Campiglio, che non si giustificano nemmeno economicamente; sulla PiRuBi speriamo che la tecnologia ci aiuti ad avere un opera che produca meno guasti possibile; sull’aeroporto io, come coordinatore provinciale e candidato sindaco, dico di no, perché la cosa non regge, anzitutto da un punto di vista economico. Poi, è chiaro, nel mio partito ci sono sensibilità diverse".

Pacher accetta la sfida sul discorso ambientale: "Nel ‘99, secondo la graduatoria di Legambiente sull’ecosistema urbano, Trento era 27 a; adesso siamo al 2° posto: sono migliorati soprattutto il trasporto pubblico e la raccolta dei rifiuti. Questa è la strada che vogliamo seguire: anch’io ritengo importante un carattere distintivo di Trento sulla qualità ambientale.

Quanto all’inceneritore: nella raccolta differenziata siamo passati dal 13,2% del ‘99 al 47% di oggi. Il piano provinciale dei rifiuti (che proponeva l’obiettivo straegico del 50% nel 2007) credo debba essere aggiornato e porsi obiettivi più ambiziosi. So anche che più si sale nell’obiettivo, più diventa impegnativo salire; in quest’ottica diamo come obiettivo strategico di arrivare a livello provinciale più avanti possibile, e così l’inceneritore, se tra dieci anni non servirà più, lo si smonta".

Non mi sembra una grande prospettiva: l’inceneritore costa 200 milioni: se lo si fa più piccolo si risparmia poco, come pure nelle spese di gestione. Come si può pensare di sottoutilizzarlo, e magari smantellarlo dopo pochi anni? E non c’è un conflitto di interessi nel fatto che sia la stessa società, Trentino Servizi, a organizzare la differenziata e a gestire l’inceneritore?

"Trentino servizi è di proprietà dei Comuni di Trento e Rovereto, e chiunque sarà sindaco avrà la titolarità delle decisioni. Gli amministratori sono di nomina nostra, e possiamo rimuoverli da un giorno all’altro. Questa questione a mio avviso la si è esasperata: si parla di morte delle coscienze, di disastro... Abbiamo l’esempio di Bolzano, dove non è successo niente di drammatico, e possiamo magari vedere se nei dintorni dell’impianto ci sono stati effetti negativi, sulle colture e sugli abitanti. Un inceneritore non è una centrale nucleare, se non lo si vuole, lo si spegne. In quanto alla differenziata, dipende dalle scelte politiche, non tecnologiche; abbiamo zone in Germania con inceneritori e differenziata altissima; e zone dell’Italia meridionale senza inceneritori e con una differenziata risibile. Il conflitto d’interessi c’è affidandone la gestione a soggetti economici, ma da noi non è così, il nostro non è il modello Brescia, Trentino Servizi è la cassetta degli attrezzi dei nostri Comuni, attua quello che gli si dice di fare".

Coppola: "Sull’ambiente manca una strategia: quando si arriva ad avere un interporto sovradimensionato, vuol dire che non si hanno le idee chiare. E così l’aeroporto: a che serve? Per farcene un vanto? Sull’inceneritore: non stiamo guardando all’eccellenza, alla differenziata, riuso, riciclo, che sono le metodologie nuove, ma alla soluzione più semplice. E’ il trionfo della pigrizia, della mancanza di creatività e di responsabilizzazione dei cittadini; e manca in pieno l’idea del rifiuto come risorsa. A Brescia sono partiti con un inceneritore da 266.000 tonnellate, che ora è triplicato (750.000), e hanno il record europeo di produzione rifiuti per abitante. Ci dicono che si tratta di un inceneritore piccolo, a termine, e questo mi fa arrabbiare ancora di più: se verrà a costare 200 milioni di euro, mi chiedo a che serve buttare via questi soldi - oltre ai 60.000 della monografia propagandistica de Il Trentino...".