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Perché la recessione

Siamo in recessione, i dati dicono che è in atto una contrazione dei consumi del 3,5-4 %. E’ chiaro, se non ce l’avessero detto i dati, noi, comuni mortali stipendiati, pensionati, lavoratori precari, non ce ne saremmo mai accorti. Le categorie dei commercianti insorgono, lanciano l’allarme, chiedono misure speciali alla maggioranza e sconti sulle tasse al governo. Loro, gli unici che grazie ai ritocchini al loro stipendio non si sono ancora accorti della situazione e si ritrovano così sorpresi, meravigliati.

La gente non compra più come prima per tre semplici motivi:

1) gli stipendi non hanno più il valore d’acquisto di prima;

2) è spaventata da possibili spese e rincari che gli possono capitare addosso;

3) è stufa di farsi salassare da commercianti ed esercenti che hanno speculato sul passaggio all’euro.

Quindi per obbligo o volontà preferisce andarci piano, tagliare il non indispensabile.

Alla gelateria al ponte dei Cavalleggeri (ma anche nelle altre), prima del passaggio all’euro un cono con due gusti costava 2.500 lire. Dopo 1,50 euro (quasi 3000 lire). Un aumento del 20% da un momento all’altro, così magari solo per fare cifra tonda, su un prodotto alimentare che tradizionalmente è quello che rende di più al mondo nel rapporto costi-ricavi. Farlo costa pochissimo ed il guadagno in proporzione è altissimo.

Avete notato anche voi la proliferazione di gelaterie in città nell’ultimo anno?

L’8 giugno sono andato a mangiare con la mia compagna alla Birreria Pedavena, un locale tradizionalmente popolare.

Abbiamo preso e pagato:

1 birra piccola 1.70, 1 the alla pesca 1.70, 2 pane e coperto 2,60, 1 Würstel Senape 4,55, 1 carne salada con patate fritte 7,55. Totale 18,05 Euro (circa 35.000 lire). Ho ancora la ricevuta, la tengo come un simbolo e un monito.

Fate le somme. Voi ricordate che al tempo delle lire per mangiare un paio di würstel alla senape con una birra si pagavano 15.000 lire? A me pare proprio di no.

Se il Pedavena andasse in crisi e chiudesse i battenti mi sentirei, come dire, storicamente dispiaciuto. Ma cosa volete che vi dica, a farmi una birra ci andrò ancora, a mangiare di certo no.

Il caro affitto deve essere pagato e non si può controbattere, il costo della benziana nemmeno. Sono necessità primarie. Così gelati, scarpe, abbigliamento, giornali, riviste, dischi, libri, ne compro meno di prima.

Ecco qua la recessione.