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Ratzinger: è sempre lui

Carlo Azeglio Ciampi costretto a riaffermare, di fronte al papa, i principi della laicità dello Stato. Siamo ridotti a una nuova Resistenza...

Benedetto XVI fino ad oggi non ci ha serbato alcuna sorpresa. È rimasto scrupolosamente fedele, nei suoi primi comportamenti da pontefice, a cio che era prima, al cardinale Ratzinger. Era facile prevederlo, non si cambia a quell’età! Solo alcuni incorreggibili ottimisti avevano vaticinato fulminanti conversioni, forse contando sulla influenza dello Spirito Santo che, a quanto pare, non si cura dei cardinali, ma non può trascurare il papa. Ma fino ad oggi non vi è alcun indizio che vi sia stato lo sperato autorevole intervento. Sotto una ostentata bonomia resiste la robusta fibra del rigido difensore dell’ortodossia.

La recente visita del papa al Quirinale è stata un’occasione per ribadire al presidente della Repubblica che la Chiesa "vede nella famiglia un valore importantissimo che deve essere difeso da ogni attacco", a prescindere dal fatto che essa è diventata uno degli istituti più criminogeni del nostro tempo, se è vero che sono più numerosi gli omicidi generati dalle tensioni famigliari persino di quelli provocati dall’intera criminalità organizzata. Talché si dovrebbe ammettere che il valore da difendere non è tanto la famiglia in sé quanto piuttosto le persone che la compongono.

Così l’illustre ospite ha ricordato a Ciampi che "nella vita umana la Chiesa riconosce un bene primario… e chiede perciò che sia rispettata tanto nel suo inizio quanto nel suo termine", ove è manifestata la perentoria difesa dell’embrione che non ammette eccezione alcuna, nemmeno la possibilità di studiarlo per ricavarne terapie di gravi malattie, né di sacrificarlo per rispettare la vita e la salute della madre.

Ha insomma riproposto la più ferma condanna del cosiddetto "relativismo" riaffermando il vigore del "dogma", insensibile ai molti problemi che la complessa realtà ci propone, rispetto ai quali dovrebbe essere ammesso quanto meno il dubbio che l’astratto e gelido dogma basti a risolverli.

Dove invece il pontefice ha mostrato un caldo e pragmatico realismo è stato a proposito della scuola, formulando "l’auspicio che venga rispettato concretamente il diritto dei genitori ad una libera scelta educativa, senza dover sopportare per questo l’onere aggiuntivo di ulteriori gravami". Insomma, che lo Stato finanzi le scuole private della Chiesa, anche se ciò è vietato dalla Costituzione. E ciò in nome di un preteso diritto, la cui sussistenza è tutta da dimostrare.

I genitori infatti hanno doveri verso i figli ed anche qualche diritto, come quello di ricevere da essi gli alimenti se sono indigenti. Quello di mantenerli, istruirli ed educarli è al tempo stesso un dovere ed un diritto, ma il diritto di istruirli ed educarli trova un limite invalicabile nel diritto di libertà dei figli medesimi, nella loro libera coscienza. Io non credo che i genitori abbiano diritto di decidere l’orientamento culturale dei figli. Esso è riservato alla loro libera scelta, compiuta in un processo formativo ove siano presenti tutte le possibili opzioni. Riconoscere ai genitori la facoltà di decidere per i figli un corso formativo monoculturale costituisce una violenza alla loro libertà. Sovvenzionare con pubblico denaro un simile arbitrio è intollerabile in un ordinamento liberl-democratico laico.

L’enormità di una simile scelta può sfuggire quando si tratti di scuole private cattoliche. Ma balzerebbe subito evidente se si trattasse invece di scuole private islamiche. Ma i due casi, dal punto di vista qualitativo, non sono diversi. I genitori sono solo i genitori dei loro figli, non ne sono la coscienza.

Il nostro presidente ha risposto riaffermando questi principi. Egli rappresenta l’ultimo baluardo a difesa dei valori proclamati dalla nostra Costituzione. Laicità dello Stato e bilanciamento dei poteri stanno subendo attacchi pericolosi da rigurgiti confessionali e da questa maggioranza politica in declino.

Sessant’anni dopo la fondazione della Repubblica urge ridestare la passione politica per una nuova resistenza.