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I ricordi della gente: un bene prezioso e delicato

Il Museo Storico diventerà una sorta di "casa della memoria" dei trentini. Un progetto entusiasmante, dalle ottime basi (l'esistente Archivio della scrittura popolare e il lavoro di tanti studiosi) eppure difficile: se si vorrà e saprà mantenerne la scientificità e l'indipendenza.

Quinto Antonelli

Uno dei settori più innovativi del Museo storico in Trento è, dal 1987, l’Archivio della scrittura popolare (Asp), frutto della convergenza di interessi e di impegno dell’istituzione (che allora si chiamava Museo del Risorgimento e della Lotta per la Libertà) e della rivista "Materiali di lavoro", cui si deve tutta la fase di costruzione dell’archivio. Esso raccoglie, conserva e studia le memorie scritte di uomini e donne appartenenti a ceti sociali medio-bassi. Un vasto universo di scritture, di generi narrativi e documentari: sono diari, memorie autobiografiche, epistolari, libri di famiglia, libri dei conti, canzonieri (di caserma, di guerra, devozionali), raccolte di poesie e di preghiere, ricettari.

Provocate spesso dai traumatici eventi separatori del Novecento, le scritture autobiografiche popolari raccontano innanzitutto l’esperienza tragica delle guerre.

Più omogenea la memoria della Prima guerra mondiale, fortemente segnata dalle partenze (dei soldati per il fronte orientale, dei profughi per le terre dell’Impero o per quelle del Regno), dagli spostamenti, dagli esili, dalle prigionie, dai ritorni avventurosi. Si contano oggi in quest’ambito 328 unità archivistiche: il dato quantitativo (destinato ancora a crescere) qualifica l’Archivio come radicato nel territorio e caratterizzato da quella che è stata definita una "regione-memoria".

Più frantumata, irriducibile a unità, la memoria della seconda guerra mondiale. Perché l’esperienza sia dei combattenti che dei civili fu radicalmente diversa, per la geografia più vasta e variegata e per il tipo di combattimento. Diversa per il nemico che ci si trovò a combattere e per le situazioni di guerra (non è la stessa cosa aver fatto la guerra come militare di leva o in camicia nera; nel 1940 o nel 1943, con o senza prigionia; e tanto meno aver scelto, nel biennio 1943-45, da che parte stare, o non aver scelto; o essere usciti dalla guerra da rassegnati o disperati o attendisti).

Ancora legati agli eventi separatori (quegli eventi che allontanano l’individuo dalla famiglia e dalla comunità di origine troncando la comunicazione immediata) troviamo i racconti e gli epistolari dell’emigrazione e quelli del servizio militare. Altre scritture si occupano della vita quotidiana, del lavoro, della famiglia e ci riportano, non di rado, al secolo diciannovesimo, dentro le comunità rurali, restituendoci aspetti economici, rituali e religiosi, comportamenti, tratti linguistici e culturali.

In altre parole prende corpo qui una "società che si racconta" e come ha scritto l’antropologo francese Daniel Fabre, dopo una visita all’archivio: "Il visitatore, e lettore prova dunque... il sentimento di essere in contatto con un mondo intessuto di esistenze che si incrociano, che comunicano, che attestano in coro una storia vissuta".

Bene, il Progetto memoria voluto dalla Giunta della Provincia Autonoma di Trento parte da una solida base, che non è solo costituita da un grande patrimonio di documenti. L’Asp costituisce un vasto retroterra anche dal punto di vista della riflessione storiografica e metodologica, accumulata in otto seminari e convegni tra il 1987 e il 1998. Ci riferiamo, tra le altre, ad alcune questioni particolarmente importanti: al carattere ricostruttivo e selettivo della memoria (luogo di costante aggiustamento rispetto alle necessità soggettive del presente e del gruppo di appartenenza); al rapporto tra testimonianze orali e scritture autobiografiche; alla sfida della storia "dal basso": la sfida, in altre parole, di far interagire biografie di uomini comuni e quadri d’assieme; o, in altre parole, di contribuire con le loro stesse testimonianze, alla conoscenza dei processi e degli eventi di cui gli uomini comuni sono stati partecipi.

Le scritture popolari costringono gli storici a lasciare da parte la storia un po’ astratta dell’uomo e della sua civiltà, per fare i conti con la storia di uomini realmente esistenti o esistiti che nascono e muoiono, che si legano tra loro con forti sentimenti di amore e di odio, che agiscono mossi da rappresentazioni e pulsioni soggettive, che sono immersi in una materialità fisica e biologica. E ancora, ci riferiamo, al rapporto tra conservazione e rielaborazione della memoria, costruzione e ricostruzione dell’identità etnico/nazionale, senso e ruolo degli archivi all’interno delle cosiddette politiche della memoria.

Ma il Progetto memoria amplia quelle che rimangono le caratteristiche dell’Archivio della scrittura popolare. Si rivolge a tutti i testimoni senza distinzione di ruolo o di status sociale. Così come non privilegia la scrittura, assumendo piuttosto le metodologie delle fonti orali: l’intervista strutturata o meno, le storie di vita, la registrazione audio e video.

Quanto ai temi privilegiati, dentro gli eventi (dentro le diverse memorie) della seconda guerra mondiale, il "Progetto" intende dare spazio ad alcune zone poco esplorate ancora: alle esperienze di prigionia; a quelle fatte da migliaia di giovani trentini nel Corpo di Sicurezza Trentino al servizio dell’occupante; alle stragi operate dall’esercito tedesco sul territorio trentino e alla loro "memoria divisa".

Altri temi del "Progetto" riguardano poi il dramma degli esuli istriani che giunsero in Trentino (qui come altrove) con il loro carico di memorie dolorose: altre partenze, altre separazioni, altri esili, in questo caso senza ritorno.

Infine il "Progetto" prende in considerazione le memorie di un periodo cruciale (non solo per il Trentino) tra gli anni Cinquanta e Sessanta, quando un deciso mutamento economico e sociale trascinò con sé stili di vita, identità, lingue e culture. Quali i ricordi di quel periodo? Quale la percezione del cambiamento? Quali speranze, desideri, prefigurazioni del futuro?

Riassumendo: accanto all’Archivio della scrittura popolare sta sorgendo un Archivio della memoria destinato a rappresentare esperienze collettive plurime, letteralmente a dar loro voce. Il Museo diventa così una sorta di "casa delle memorie" dei Trentini. Suo compito è quello di farlo nel pieno rispetto dello statuto scientifico che si è dato, nella feconda dialettica memoria-storia, storicizzando, in altre parole, i "documenti di memoria", studiando la loro intenzionalità, la loro formazione, il loro continuo trasformarsi.