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A Riva: Achille Dal Lago

Ad Achille Dal Lago, pittore poco conosciuto al di fuori del contesto rivano in cui ha vissuto e lavorato fino al 1981, è dedicata una retrospettiva (Museo Civico di Riva, fino al 30 ottobre, a cura di Giovanna Nicoletti) che nasce dalle ricerche svolte un paio d’anni fa dal Gruppo Amici dell’Arte, di cui l’artista fu uno dei fondatori.

Achille Dal Lago, “Bosco” (1945).

Essendo nato nel 1910, Dal Lago si trova a fare il proprio percorso formativo (nel 1927 studia Arti decorative a Monza) in pieno regime. La cultura, anche pittorica, è in una fase involutiva, depressa. Lo vediamo anche in due lettere a Depero (del 1933 e del 1937) in cui Dal Lago esprime il suo bisogno di andare oltre la tradizione, ma al tempo stesso vede il punto più avanzato di innovazione in un futurismo già parecchio imbolsito. L’orizzonte è quello. I pochi quadri di questo periodo recuperati per la mostra sono indicativi.In particolare, un autoritratto del 1929 utilizza alcuni stilemi tardofuturisti in un impianto tutto simmetria e staticità. Più avanti (mentre sviluppa quell’attività di cartellonista pubblicitario che non smetterà fino alla fine ed è anch’essa qui documentata) un’opera del 1943 vede un cambio di stile in favore della retorica monumentale (il fatto sorprendente, e interessante, è che nei primi anni ‘40 Dal Lago viene condannato al confino in Basilicata per una scritta ingiuriosa contro Mussolini: singolare dissociazione tra posizione politica e linguaggio artistico).

L’anno successivo ci riserva un’altra svolta stilistica, ora in favore di una figurazione realista che dà risultati degni di attenzione sia nell’ambito della natura morta sia in quello del paesaggio, ambiti nei quali il pittore libera meglio la sua vena tonale. Il suo percorso continuerà però, anche in seguito, a passare dalla figurazione a sintesi formali diverse, perfino astratte; che rimangono tuttavia tra loro incomunicanti, e delle quali non riusciamo, perciò, a vedere l’intima ragione espressiva.

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