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Le ultime imprese di Trenitalia

Disgrazie piccole e grandi di chi viaggia. Ennesima puntata.

Martedì scorso, su Rai3, abbiamo sentito un dirigente di Trenitalia promettere che la situazione delle ferrovie italiane migliorerà quanto prima: sette miliardi di investimenti in materiale rotabile, nuove più efficaci regole negli appalti per le pulizie, e, per intanto, pensionamento di qualche centinaio di carrozze obsolete e di difficile pulitura. Per un paio di mesi – ha aggiunto - ciò comporterà la messa a disposizione di meno posti sui treni, ma poi… Un’altra importante misura, in vigore fin da settembre, consiste nel divieto di far partire un treno finché le pulizie non siano state completate. Il che ovviamente provoca frequenti ritardi anche gravi, vista la penuria di personale, ma insomma, mica si può avere tutto, pulizia e puntualità! Del resto, qualcosa di analogo succede già da anni, e ce lo ricordano alcuni addetti in un servizio comparso su Repubblica del 10 ottobre: quando, come spesso accade, non si fa in tempo a sistemare la "ritirata" di un treno, la si chiude a chiave, così come, del resto, si fanno viaggiare vuote e sbarrate certe carrozze quando il personale viaggiante viene ritenuto insufficiente a controllare tutto il convoglio.

Convincente, il dirigente di Trenitalia? Non proprio: all’inevitabile sondaggio proposto dalla trasmissione ("Viaggiare in treno: viaggiare da cani?"), l’84% dei telespettatori ha risposto di sì.

L’ultimo articolo che questo giornale ha dedicato ai disservizi delle ferrovie risale allo scorso maggio: da allora, nella mia piccola esperienza di utente, posso contare due locomotive guaste (nel primo caso, con trasbordo su altro treno già zeppo di passeggeri, nel secondo con lunga attesa di un’altra macchina), e poi l’ordinaria amministrazione di carrozze chiuse, aria condizionata malgrado il freddo (e viceversa), porte che non si aprono costringendo chi deve scendere ad affannose corse verso l’uscita successiva, eccetera eccetera. Coi 7 miliardi tutto ciò finirà?

Nelle scorse settimane, in assenza per lo meno di incidenti ferroviari, Trenitalia ha introdotto nella classifica dei disservizi una new entry: le zecche e le cimici; una vicenda di cui molto si è scritto e che quindi tralasciamo, per dedicarci invece a due recenti, più modeste notizie comparse sulla stampa locale. Lunedì 3 ottobre, il Trentino riporta l’incredibile racconto del passeggero di un treno Rovereto-Bolzano, che, non avendo trovato posto a sedere ("alcuni vagoni erano inagibili, per cui tutti i pendolari erano stipati nelle carrozze restanti"), si era sistemato sulla piattaforma insieme con altri 6 compagni di viaggio. La notizia non è certo questa, quanto il fatto che, partendo da Rovereto, la porta è rimasta completamente aperta, mentre continuava a risuonare il fischio che annuncia la chiusura. Pericolo a parte, "il peggio era quando il nostro treno ne incrociava un altro: un frastuono terribile, con tanto di effetto risucchio".

Possibile che non sia intervenuto nessuno? "Il controllore non si è visto, come accade tutte le mattine o quasi. Arrivati a Trento, speravamo che l’inconveniente venisse risolto, e invece niente… Il problema è stato risolto solo a Mezzocorona, quando il controllore è passato per il vagone ed ha chiuso la porta con la sua chiave. E nonostante la nostra evidente irritazione, non ci ha dato nessuna spiegazione".

Ancora sul Trentino, del 7 ottobre, l’altra notizia: stavolta di un disguido originato non tanto da arretratezza e incuria, quanto, viceversa, da quel modo discutibile di intendere la modernità che consiste nell’eliminare quanto più possibile la presenza umana nella gestione dei servizi. Succede dunque che l’assessore comunale di Rovereto Renzo Azzolini deve rispondere ad una interrogazione in Consiglio che lamenta la sporcizia e la scarsità di servizi della stazione. Per cominciare, Azzolini pensa di telefonare in stazione; che però, dall’elenco telefonico, non risulta avere un numero. Il numero ce l’ha la stazione di Trento, forse lì sapranno aiutarlo. Niente da fare. Scoraggiato, l’assessore si rivolge al giornale, che prosegue la ricerca sul sito di Trenitalia, da cui si apprende che la stazione roveretana ha una biglietteria aperta 7 giorni su 7, un deposito bagagli ed un parcheggio. Ma non un telefono. Andrà meglio al telefono verde di Trenitalia (che in realtà è a pagamento)? Gli risponde, da Roma, un gentile operatore, che si dice in grado di fornire qualunque notizia, tranne l’agognato numero telefonico; e tanto meno ha informazioni sulle condizioni igienico-sanitarie della stazioncina trentina.

"Non c’è speranza – conclude il giornale – Nell’epoca della comunicazione, per parlare con Trenitalia resta solo il piccione viaggiatore".