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Economia solidale in fiera

"Fai la cosa giusta”: 100 espositori e un’affluenza record di pubblico per una manifestazione che mette in vetrina un modo diverso di produrre e commerciare. Ma è tutto oro quel che luce?

A fare "la cosa giusta" (è il titolo della manifestazione), nel primo fine settimana di novembre a Trento, s’è ritrovata più gente del previsto. "Un’affluenza così potevamo solo sperarla", ammette Massimiliano, uno degli organizzatori. E chi, tra gli oltre 100 espositori, aveva già partecipato, lo scorso marzo, alla fiera del consumo critico e degli stili di vita alternativi di Milano (la sorella maggiore di quella trentina) conferma che è stato un successo: "Qui a Trento, le dimensioni più contenute hanno oltretutto favorito un dialogo migliore con la gente del posto", ci dice Silvia, un’espositrice di Rimini.

Quelli di Trentinoarcobaleno, il gruppo di lavoro della Rete Lilliput trentina nato per occuparsi di economia solidale nella nostra provincia, possono dunque ritenersi soddisfatti della reazione all’evento da loro organizzato. "Anche se questa fiera – ammonisce Massimiliano – va considerata come un punto di partenza, e non di arrivo". Il lavoro da fare è ancora molto, e le prospettive dell’economia solidale in Trentino ancora tutte da definire.

Già, ma cos’è questa economia solidale, o alternativa, o, più in generale, "altra", come spesso la si sente chiamare? Le risposte, sia in teoria che in pratica, sono molte, e non una sola. Una realtà come questa, in continua espansione, nata da spontanee iniziative dal basso, è per sua natura refrattaria ad ogni tipo di etichettatura. Si può senz’altro dare una risposta generica, dicendo che l’altra economia ruota attorno a due cardini fondamentali, il rispetto per la natura e quello per la dignità umana: le attività umane di produzione e consumo devono risultare sostenibili sia a livello ambientale che sociale.

La differenza principale tra l’economia solidale e quella tradizionale non è però nei principi, ma nella loro considerazione e applicazione: in questo ambito, la sostenibilità è la prima ragione dell’agire e risulta quindi reale (o almeno cerca di esserlo in tutti i modi), e non semplicemente confinata in parole esprimenti buone intenzioni, e puntualmente disattese da chi, in realtà, la sostenibilità non l’ha mai messa in cima alla lista delle cose da realizzare.

In ogni caso, la risposta migliore alla domanda che ci siamo posti l’ha data sul piano pratico "Fa’ la cosa giusta", coi suoi spazi tematici e i suoi espositori. Ciò di cui ci si poteva accorgere subito, visitando la fiera, è la varietà di settori nei quali l’altra economia si è inserita cercando di soppiantare i modelli tradizionali.

Uno dei più importanti è quello alimentare. Qui prodotto solidale significa prima di tutto "biologico". Parlare del rifiuto, in ogni fase della lavorazione, di tutto quanto deriva dalla chimica di sintesi sarebbe però riduttivo. Biologico vuol dire molto di più, come ci fa notare Marco, titolare di un’azienda agricola di Spormaggiore: "Dietro al prodotto biologico c’è il ripristino di quel rapporto di reciprocità tra uomo e natura che è andato perduto nell’agricoltura intensiva di tipo industriale". E a chi, in maniera miope, obietta che i prodotti biologici, e quelli dell’economia solidale in genere, costano troppo, la risposta che viene dai produttori è identica: "I prezzi dei supermercati sono prezzi bugiardi perché non conteggiano lo sfruttamento ambientale e sociale che c’è dietro ai prodotti venduti, prezzo che pure pagano tutti, salato e senza accorgersene" - osserva Silvia, titolare di un’azienda che opera in un settore nel quale il consumismo ha fatto danni enormi, quello dei prodotti per l’igiene personale e domestica. Aggiungendo poi una considerazione essenziale: "Il dentifricio sostenibile costa il doppio, ma se ne uso la metà di quello tradizionale alla fine spendo la stessa cifra". E’ la filosofia della campagna "Bilanci di giustizia", che in Trentino coinvolge numerose famiglie: non solo consumare meglio, ma anche meno.

Comunque, un modo per ridurre i costi dell’economia solidale senza ovviamente rinunciare ai principi ispiratori c’è, ed è quello di "fare rete", sia tra consumatori che tra produttori: le cosiddette sinergie infatti non funzionano solo nell’economia tradizionale. Ecco spiegata l’importanza dei "Gas", gruppi di acquisto solidali. In Trentino ce ne sono ben sei, uno a Varone, uno a Rovereto e quattro nella sola zona di Trento. Come ci spiegano i loro rappresentanti presenti in fiera, il coordinamento che nei Gas viene realizzato localmente tra produttori e consumatori rende possibile da un lato vendere prodotti "sostenibili" senza andare in perdita e dall’altro acquistarli senza svenarsi.

E’ la stessa fiera a favorire l’occasione di rafforzare la rete tra produttori di settori diversi. L’agricoltura biologica conta sul lavoro umano molto più di quella tradizionale, certo, ma nessuno vuole tornare all’età della pietra: le macchine si usano ancora, e allora perché non rivolgersi a chi produce motori che non emettono gas-serra? "Sono stato contattato da molte aziende agricole della zona" - ci informa Giorgio, venuto da Torino per esporre il suo motore a idrogeno, possibile soluzione ai problemi d’inquinamento atmosferico. Anche se per ora è sempre meglio pedalare appena si può, come invitano a fare gli Amici della Bicicletta di Trento. "L’idrogeno – spiega infatti Giorgio – sarà efficace solo quando anche la sua produzione, che oggi ha luogo ancora dal metano, deriverà da fonti rinnovabili". Come ad esempio il sole: numerosi i produttori di pannelli fotovoltaici presenti in fiera, ai quali si può rivolgere chi voglia vedere rispettati i principi di sostenibilità anche nella costruzione del luogo dove passa più tempo: la propria casa.

Si tratta di investimenti "importanti", certo, ma è ancora la capacità di fare rete tra gli attori dell’economia solidale a poter rendere affrontabili anche questi. Presente in fiera con l’assessorato all’urbanistica e all’ambiente, la Provincia di Trento è da tempo un’attenta finanziatrice della bioedilizia. Da meno tempo, un’altra realtà importante anch’essa presente in fiera, Banca Etica, si propone di sostenere questo e ogni altro progetto di economia solidale, portando i valori di quest’ultima in un settore, quello bancario, nel quale, dopo le torbide vicende di quest’estate, si sente ancor maggiore il bisogno.

Pannelli fotovoltaici.

L’elenco delle aree in cui l’altra economia cerca di farsi strada potrebbe continuare. Ci sono bisogni vecchi come il mondo, quello di vestirsi ad esempio, oppure del tutto nuovi, come usare il computer, e ci sono bisogni non certo materiali, ma culturalmente importanti, come viaggiare. In fiera si potevano trovare soluzioni alternative in questi ed altri ambiti, a dimostrazione della capillarità dell’economia solidale.

"La realtà esposta in questa fiera è in grado di fare rete per definizione, sul piano sociale prima che su quello economico, ed è questa la sua forza". Le parole del prof. Tonino Perna, intervenuto al convegno organizzato nel contesto della stessa fiera per discutere delle prospettive (non solo trentine) dell’economia solidale, non devono però autorizzare facili entusiasmi. La lotta è pur sempre quella di Davide contro Golia.

Il fatto è che in Trentino Golia non sembra Golia. Il presidente della Confesercenti Loris Lombardini e quello della Provincia, Lorenzo Dellai, entrambi intervenuti al convegno, hanno annunciato di voler dialogare in maniera serrata con la nuova realtà, secondo la strategia dell’ "et… et…", per usare le parole dello stesso Dellai: aprire al nuovo senza voltare le spalle al vecchio. Qualcuno, senza latino, potrebbe chiamarla più schiettamente strategia del piede in due scarpe. Come ha fatto notare a Dellai Antonella Valer di Trentinoarcobaleno, "si tratta di fare una scelta di fondo". Si vuole evitare la miseria ambientale, sociale e psichica dei nostri tempi? Se la risposta è sì, allora non si può sostenere l’economia solidale e al tempo stesso quella che devasta ambiente, società e individuo. La risposta di Dellai ("Devo essere realista", ovvero: "Non posso rinunciare ai due miliardi l’anno del turismo invernale") rivela tutti i rischi di cattiva contaminazione di un dialogo che pure non si può evitare.

A dispetto dell’espressione con cui la si definisce, l’economia solidale è infatti un paradigma culturale e non economico; un paradigma che è figlio di una rottura con l’immaginario dominante e che l’immaginario dominante vuole superare (come sostiene Serge Latouche: vedi la scheda in questa pagina) deve fare del dialogo con la società un elemento indispensabile del proprio agire. Fiere come "Fa’ la cosa giusta" esistono anche per questo.