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Giustizia per stranieri

Come e perché la legge non è uguale per tutti: i meccanismi per cui gli stranieri, pur commettendo reati meno gravi, fanno molto più carcere.

"La legge è eguale per tutti" (art. 3 della Costituzione). Non è vero, almeno per quanto riguarda gli stranieri ed in particolare gli extracomunitari di colore.

Secondo l’articolo 2 della legge 286/98 tuttora vigente "agli stranieri comunque presenti alla frontiera, o nel territorio dello Stato, sono riconosciuti i diritti fondamentali della persona umana previsti dalle norme di diritto interno, dalle convenzioni internazionali in vigore e dai principi di diritto internazionale". Le norme interne sono gli art. 2 e 3 della Costituzione, più volte richiamati in tema di stranieri dalla Corte Costituzionale. Ma la realtà è ben diversa, anche normativamente .

Il ricongiungimento familiare, che è stato dichiarato diritto fondamentale, viene riconosciuto agli stranieri solo se sono in grado di assicurare alla famiglia "normali condizioni di vita". Cosa vuol dire normali? Quante famiglie italiane vivono in condizioni normali? La povertà, o non riuscire ad arrivare alla fine del mese, sono condizioni normali? Per gli extracomunitari no, per gli italiani sì. I primi restano divisi, gli altri continuano a vivere uniti nelle indigenza.

L’ultima legge finanziaria ha abolito per gli stranieri l’assegno di maternità e quello per le famiglie (straniere) che hanno più di tre figli, limitandolo a quelle che hanno la carta di soggiorno ma escludendo quelle che hanno il permesso di soggiorno. Perché? Mistero!

La legge Bossi-Fini costituisce l’esempio migliore di violazione del principio di uguaglianza. Purtroppo una diffusa sensibilità sembra dar ragione alla legge, perché in genere la piccola devianza sembra dare più fastidio alla collettività che non la grande criminalità di tipo mafioso o economico, anche quando arriva alla strage di giudici e di poliziotti o alle truffe macroscopiche di Parmalat e di Cirio o alla macelleria di camorra che insanguina Napoli. Si spiega così che gli stranieri costituiscono ormai il 30% della popolazione carceraria; di questi il 60% è in attesa di giudizio definitivo, a fronte del 40% degli italiani.

A parità di condizioni gli stranieri fanno più carcere.

Una recente analisi ha evidenziato che gli stranieri e in particolare gli extracomunitari compiono reati di lieve entità: stupefacenti (34%), prostituzione(74%); patrimonio (14%), violazione delle leggi sulla immigrazione (88%).

E’ pacifico dunque che gli stranieri commettono complessivamente reati meno gravi degli italiani. Ma la loro sorte giudiziaria è ben diversa: arresto, processo con il difensore d’ufficio, nessuna traduzione dell’ordinanza coercitiva, condanna ed espulsione. Non avendo domicilio, non possono venir loro concessi gli arresti domiciliari.

Il fenomeno descritto è gravissimo (vedi Diritto e Giustizia, n° 3, Roberto Olivieri del Castillo, pag. 10 e seguenti), perché rischia di portare alla costruzione di due concetti di eguaglianza, una per i cittadini e una per gli stranieri figli di un dio minore.

Il secondo potrebbe un domani (ce ne scampino gli dei) essere applicato anche ai cittadini, per lo meno a coloro che non hanno i mezzi per difendersi. E poi si dice che l’Italia è la Patria del diritto! Avvilita però dalla xenofoba legge Bossi-Fini.