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Infortuni sul lavoro: ancora troppi

In Trentino, nel 2004, 8 morti e quasi 14.000 feriti. E le malattie professionali? Se ne sa poco o niente...

Durante l’annuale giornata dedicata alle vittime degli incidenti sul lavoro, il rappresentante locale dell’Associazione invalidi del lavoro ha denunciato che gli infortuni registrati in Italia nel 2004 sono in calo, mentre in Trentino si è in presenza di un leggero aumento. Impressionante, poi, uno degli ultimi infortuni mortali avvenuti in provincia: la morte del giovane operaio di una ditta subappaltatrice delle ferrovie, falciato dal treno alla periferia nord di Mezzocorona in una serata di fine agosto 2005. Di infortuni e morti bianche abbiamo voluto parlare con Franco Ischia, sindacalista che per la Cgil segue da tempo l’argomento, e con Graziano Maranelli, medico del lavoro dell’Azienda sanitaria provinciale al quale, in particolare, abbiamo chiesto informazioni sugli infortuni nel mondo agricolo.

I dati che fornisce l’Osservatorio provinciale registrano un fenomeno in calo negli ultimi anni per quanto riguarda gli incidenti mortali: 14 morti sul lavoro nel 1996, 11 nel 1998, 13 nel 2001, 16 nel 2002, 8 nel 2003 e nel 2004. Stabile invece, con un leggero decremento nel 2004 (13.830 infortunati) seguito ad un aumento nel 2003 (13.943) anche il numero degli infortuni. Da sei anni a questa parte i casi dichiarati all’INAIL oscillano di poche centinaia di unità al limite dei 14.000. Tanto per fare delle comparazioni, seguendo il metodo INAIL che colloca in fondo alla lista le aree nelle quali sono stati registrati meno infortuni, il Trentino si trova in 16a posizione sulle 22 province del Nord Est considerate. Va peggio, 8a posizione negativa su 22, tenendo conto solo degli infortuni mortali. Bolzano se la cava meglio in tutte due le classifiche, posizionandosi rispettivamente al 22° e 21° posto. Bene anche Belluno. Insomma, nel confronto con gli altri, il Trentino questa volta non brilla: nel nostro mondo del lavoro si muore e ci si fa del male più che altrove.

"La situazione della nostra provincia - commenta Franco Ischia - è simile a quella generale degli altri territori dell’Italia settentrionale. Va anche ricordato che dentro un quadro di sostanziale stabilità complessiva del fenomeno infortunistico c’è una riduzione nel comparto manifatturiero, in quello delle costruzioni e in agricoltura e una crescita nel comparto servizi. Un dato che sicuramente condiziona negativamente il fenomeno è la ridotta dimensione delle imprese e la presenza di un significativo numero di lavoratori autonomi; spesso l’azienda di ridotte dimensioni non ha procedure definite di funzionamento, ha poche risorse da destinare alla sicurezza e alla formazione dei lavoratori, ed anche margini ridotti in quanto magari in subappalto: quindi l’attenzione alla sicurezza spesso finisce in secondo piano.

Un altro dato, preoccupante è l’incremento significativo, oltre il dato occupazionale, degli infortuni a lavoratori extracomunitari. L’obiettivo dell’ente pubblico e delle parti sociali, imprenditoriali e sindacali, recentemente riconfermato con la sottoscrizione del piano operativo di interventi per questa legislatura, è quello di aggredire lo zoccolo duro dei 13.500 infortuni denunciati e ridurre gli infortuni mortali e gravi. Gli strumenti? Migliorare l’Osservatorio Provinciale per conoscere approfonditamente il fenomeno; migliorare la cultura della prevenzione dei rischi attraverso l’informazione e la formazione, a partire dalla scuola e dalla formazione continua, con un’attenzione particolare a nuovi assunti e agli extracomunitari; rafforzare e massimizzare l’efficacia della attività di controllo e di vigilanza promovendo coordinamento e sinergie tra i vari enti preposti; infine, incentivare con agevolazioni le aziende a migliorare ambiente e macchinari".

Graziano Maranelli ci fornisce i dati sugli infortuni agricoli, che sono circa il 12-13% del totale: ne vengono indennizzati dall’INAIL circa mille all’anno, in prevalenza (70%) a carico di lavoratori autonomi (coltivatori diretti). Negli ultimi anni si è assistito ad una costante riduzione del numero complessivo degli infortuni in agricoltura, che solo in parte può essere attribuita ad un reale miglioramento delle condizioni di sicurezza; contano anche la riduzione degli addetti (costante anche quella negli ultimi anni) e le modifiche assicurative dell’INAIL nei riguardi di particolari figure di lavoratori autonomi agricoli. I dati INAIL indicano che gli infortuni agricoli in Trentino nel 2004 sono circa il 20% in meno di quanti erano nel 2000 e ciò in linea anche con i dati nazionali e di altre regioni confinanti.

E veniamo agli infortuni mortali. Tra il 1996 ed il 2004 sono stati registrati dall’Osservatorio Provinciale degli infortuni e delle malattie professionali di Trento, 112 infortuni mortali sul lavoro (esclusi i decessi nel viaggio verso o dal posto di lavoro). Di questi 51 (45%) si sono verificati nel settore dell’edilizia, mentre 23 (circa il 20%) in agricoltura. I dati segnalati, in questo caso, risultano superiori a quelli forniti dall’INAIL perché contengono anche gli incidenti avvenuti a persone non assicurate (lavoratori agricoli occasionali o pensionati, categorie che sempre più popolano la nostra agricoltura).

E’ possibile registrare una lieve riduzione anche degli infortuni gravi e mortali, in particolare di quelli legati al ribaltamento del trattore che avevano destato molta preoccupazione nel decennio precedente: questi incidenti si verificano comunque ancora con una certa frequenza. Pur con la riduzione osservata in termini puramente numerici, occorre ricordare che l’agricoltura rimane uno dei settori ad alto rischio, sia per frequenza di infortuni rispetto agli occupati sia per gravità degli esiti. Per motivi legati anche a diversi sistemi di registrazione assicurativa, i dati non sono sempre facilmente confrontabili con quelli dell’industria, ma i paragoni mettono comunque il settore agricolo tra quelli meritevoli di maggiore attenzione. Anzi, proprio la riduzione del numero complessivo di infortuni degli ultimi anni rischia di far abbassare la guardia verso situazioni che rimangono spesso poco controllate, specie in relazione all’uso di trattori e macchine, ma anche di altri rischi tipici come le cadute dall’alto o legate alle caratteristiche dei terreni.

Poco o niente si conosce invece a proposito delle condizioni di salute dei lavoratori agricoli: il dato che emerge dalle denunce di malattia professionale è poco significativo e non descrive di certo la realtà. Se negli ultimi anni si è capito che la sordità da rumore è spesso presente nei lavoratori del settore, legata alle numerose esposizioni a rumore da macchine varie, tutta una serie di altre malattie, quali quelle a carico della schiena e dell’apparato osteomuscolare in relazione alle particolari condizioni di carico di lavoro fisico, viene ancora percepita come inevitabile effetto del lavoro di campagna. A questo proposito l’applicazione della Legge 626 in quelle sue parti che prendono in considerazione i carichi fisici e le condizioni generali di lavoro, pare ben lontana dall’essere efficace. Anche sulla tutela dagli agenti chimici, ed in particolare dai fitosanitari, l’applicazione delle norme di prevenzione e protezione sembra segnare il passo e non solo nelle aziende piccolissime.

Sulla tutela dei numerosissimi lavoratori stranieri, in gran parte stagionali, si ha l’impressione che ci siano diverse cose che possono essere migliorate o fatte meglio. Anche se il quadro non è del tutto buio, occorre osservare che il settore sconta su questi aspetti della salute e della sicurezza al lavoro molte difficoltà, legate in gran parte alle dimensioni ridotte delle aziende ed alle scarse risorse, ma anche ad un carente aggiornamento imprenditoriale. Purtroppo, talvolta si può peraltro osservare qualche deficit di attenzione anche laddove le risorse ci sono.

La sicurezza è ben lontana dall’esser considerata un fattore di qualità dell’azienda ed è vissuta spesso solo come costo, ignorando i costi complessivi della non sicurezza (in termini di danni alla salute, di perdita di guadagno anche d’impresa, di costi assicurativi o giudiziari).

Le normative di sicurezza che sono state via via aggiornate nel corso dell’ultimo decennio sembrano essere state vissute raramente come opportunità dalle imprese e molto spesso come impedimento o peso.

Dobbiamo comunque dire che questi "mali" sono gli stessi delle altre regioni e che, così come l’intero sistema produttivo trentino, anche quello agricolo non occupa una posizione di particolare gravità rispetto a quello delle regioni vicine.