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Il Settecento a Bolzano

Un itinerario alternativo rispetto al solito mercatino di Natale.

In periodo natalizio, il capoluogo altoatesino evoca un’unica cosa: i mercatini di Natale, col loro clima festoso, i brulé bollenti e i dolci più stravaganti, le tradizioni vere e quelle presunte, il tutto compresso in una piazza o al massimo nelle vie adiacenti, gremite dall’immancabile folla.

Matthis Twinger, Stemma del magistrato mercantile. Bolzano, Palazzo Mercantile.

Vogliamo qui proporvi invece una piccola ma significativa deviazione d’itinerario, dedicata alla scoperta di una Bolzano diversa, ambientata nel Settecento. Se poi avrete voglia di approfondire il percorso, sbizzarritevi con la mappa interattiva presente sul sito www.comune.bolzano.it/700.

Il secolo si apre significativamente con la costruzione del Palazzo Mercantile, ambìto traguardo per una città che da tempo era sede di una delle più importanti fiere europee. Da ciò una prosperità che le famiglie più importanti della città espressero nella costruzione e soprattutto nella decorazione delle proprie dimore, e che anche il clero non mancò di evidenziare, sia nell’aggiornamento di chiese preesistenti, sia nelle costruzioni ex novo, come la chiesa di Gries, capolavoro del barocco bolzanino.

Un ideale punto di partenza per questo itinerario è il Museo Mercantile, che lo scorso anno ha non a caso ospitato un’interessante esposizione su Bolzano settecentesca.

Il palazzo venne costruito tra il 1708 e il 1716 su progetto dell’architetto veronese Francesco Perotti, che utilizzò modelli tardorinascimentali per meglio inserirlo nel tessuto architettonico di via Portici. Ma se la veste è classica, il corpo interno è barocco, così come gli arredi che lo decorano e gli oggetti esposti, testimonianti la vita economica e sociale bolzanina tra Seicento e Settecento. Di particolare interesse le suppellettili: tendaggi, balaustre, sopraporte e soprattutto preziosi mobili intarsiati dall’intagliatore locale Anton Katzler, che ben documentano l’alto livello artigianale raggiunto al tempo dalla città. Assai curiosi, nonostante la poca fortuna del genere, la carrellata di ritratti dei personaggi più in vista al tempo; celebrità locali come i rappresentanti della Casa d’Austria, che se oggi interessano più che altro la storia del costume, al tempo erano icone imprescindibili, riconoscibili dal contadino come dal mercante. Questa prima tappa si conclude, per gli amanti della pittura, con la ricca quadreria, fornita di molte opere a carattere allegorico, alcune delle quali di artisti importanti come Antonio Balestra.

Dopo aver conosciuto il Settecento laico, profondamente legato al commercio, non rimane che osservare brevemente il patrimonio artistico conservato nelle chiese. In realtà, come è facile immaginare, non si tratta di una vero e proprio dualismo, perché spesso i ricchi nobili e commercianti che commissionavano opere per le proprie abitazioni erano gli stessi che facevano erigere, a propria perpetua memoria, dipinti, altari e sculture per le chiese della città.

L'altare di San Giorgio.

E fu proprio il magistrato mercantile a finanziare, già nel secolo precedente, una sontuosa cappella realizzata dal trentino Mattia Carneri nella chiesa dei domenicani, e un’altra, dedicata a Sant’Antonio, presso quella dei francescani. La vocazione fieristica di Bolzano, uno dei centri più attivi a livello internazionale, aprì la città a stimoli artistici sia italiani che tedeschi, lasciando così a bocca asciutta gli artisti locali, che trovarono raramente l’interesse dei committenti.

I primi decenni del Settecento videro una graduale sostituzione dei vecchi altari lignei con quelli nuovi in marmo, secondo un gusto partito proprio dal Trentino e che vide protagonisti alcuni artisti provenienti dal piccolo borgo di Castione, assai noto al tempo proprio per le cave marmoree.

La chiesa di S. Agostino.

Una visita merita senz’altro il Duomo, a iniziare dal superbo altare barocco di G. B. Ranghieri, adorno di 12 statue di Domenico Allio. Alzando il naso all’insù, nella barocca cappella delle Grazie, si potrà invece ammirare la bella volta affrescata nel 1771 da Carlo Henrici, il più celebre dei pittori attivi a Bolzano nella seconda metà del secolo. Altre interessanti opere ecclesiastiche sono poi l’altare della chiesa di San Giorgio, realizzato da Andrea Filippini ed adorno di una pala di Martin Knoller, e l’imponente Cristo con la croce, che si staglia s’un fondale affrescato nella chiesa del Calvario. Il vero capolavoro del barocco bolzanino è però la chiesa abbaziale di Sant’Agostino di Gries, realizzata nel 1769 dal trentino Giuseppe Sartori, il cui luccicante interno presenta affreschi di Martin Knoller, che ha realizzato pure le pale degli altari laterali.

Piazza Erbe, la fontana del Nettuno.

Anche passeggiando per il centro cittadino è possibile imbattersi in importanti sculture settecentesche. Ad esempio in piazza del Grano, ove c’è una notevole Vergine Immacolata policroma attribuita allo scultore Domenico Molin; nella stessa piazza c’è pure, in una piccola nicchia, un Sant’Andrea attribuito a Joseph Anton Lipari. Nella centralissima piazza delle Erbe si trova poi una bella fontana del Nettuno, opera di Georg Mayr, ma un po’ tutta via Portici è un susseguirsi di dimore Sei-Settecentesche adore di stucchi e talvolta di affreschi: basta solo alzare gli occhi.