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Immagini di dicembre

I senza casa nella ricca Bolzano, lo sgombero della neve e le donne che “escono dal silenzio”.

Già si intravedevano prima di salire i tre gradini che portano nel parco posto alle spalle del monumento della Vittoria, scorciatoia decisa per abbreviare il percorso dalla pizzeria verso casa nel gelo della notte, ma chiunque avrebbe pensato che fossero ombre. Invece, camminando con precauzione sul terreno in cui la neve si è trasformata in ghiaccio, si era colpiti dalle voci che in un chiacchiericcio simile per i toni a quello di due amici all’osteria, provenivano da una panchina.

Dieci e mezza, almeno cinque gradi sotto zero. I due sono seduti e in mezzo a loro è sciorinata la cena, e il vino. A pochi passi dall’opulenza della città di mercanti coccolati dal potere politico, appena riconquistato, che quest’anno non si esibisce come al solito, anzi si ritrae un po’ nelle case più lussuose, due uomini cenano a lume di lampione che filtra dalle fitte fronde degli altissimi cedri. Sono italiani, con accento settentrionale, un po’ anziani, tanto a smentire certi luoghi comuni che vorrebbero giustificare i tagli ai servizi sociali e la mancanza di iniziative da parte della burocrazia. Non si interrompono al passaggio freddoloso, continuando a parlare quietamente fra di loro. Dove dormiranno questa notte? Quali sono gli orari delle case per clochard? E ce ne sono abbastanza?

Mentre le domande frullano nel cervello, pochi metri più in là, sulla passeggiata S. Quirino, davanti al bar Luce, un’altra panchina è abitata, questa volta da una persona sola, che si fatica a capire se uomo o donna, anch’esso/a con la cena distesa accanto a sé. E’ senza berretto e ha molti ricci neri. Un o una giovane.

Strana città questa, che in una delle notti più gelide di questo dicembre mostra esseri che non hanno niente a che fare con i dépliant né con le cifre del bilancio provinciale.

Quest’anno è già nevicato molto a Bolzano. La mattina del sabato in cui si sono svegliati nella città silenziosa e splendente di bianco, molti bolzanini erano felici, in tanti sulle passeggiate a godere di questo fenomeno ormai raro negli ultimi due decenni. Poi è venuta la domenica e poi il lunedì. E qui la gioia è scemata. Gli amministratori comunali, ormai convinti che la neve provenga solo dai cannoni e che venga deposta dove si vuole e nella quantità necessaria all’industria turistica, così come certi bambini credono che i polli nascano nudi e a zampe in su nei negozi dei macellai, nonostante le previsioni meteorologiche, non avevano preparato nulla. Dopo un paio di giorni, dopo parecchi incidenti pedonali e quando le persone anziane non potevano più uscire di casa senza rischiare l’osso del collo, hanno spiegato che la legge non gli permette di assumere spalatori. A Trento sì e a Bolzano no? - hanno borbottato i cittadini, che pure sanno quanto sia inutile esprimere il proprio parere, ritenuto del tutto inutile da chi governa la loro amena cittadina (ora tropicale per decisione politica). Dopo strane manovre, come quella di ammassare la neve nelle vie meno importanti (secondo criteri del tutto arbitrari: come si fa a decidere che da certe strade le persone non possano uscire né a piedi né in auto e da altre sì?), hanno chiesto aiuto a mamma Provincia. E tutto si è risolto. Perché evidentemente in Provincia si sa che qualche volta in un territorio alpino può anche nevicare.

Le donne di Bolzano hanno aderito al movimento nazionale che sta cercando di reagire all’ondata di sfacciata misoginia che emerge dalla politica italiana, cui si aggiunge quella tradizionale misoginia di una Chiesa cattolica che vede oggi prevalere ai vertici la sua ala più reazionaria. La gravissima mancanza di donne nelle istituzioni mostra le sue drammatiche conseguenze, rischiando di far retrocedere la condizione delle donne, già fra le più arretrate del mondo occidentale, a un livello primitivo.

Una cinquantina di donne di Bolzano hanno fondato un comitato, "Usciamo dal silenzio", e nella sede del neonato Centro culturale della donna, l’hanno presentato al pubblico, rompendo il mieloso clima commercial-natalizio, che un centinaio di metri più in là celebra i suoi fasti, ignaro e indifferente ai diritti umani .

Ecco il loro messaggio: "Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad una sempre più pesante intromissione degli organismi clericali nelle questioni che riguardano lo Stato italiano in nome di un’etica cattolica considerata come l’unica verità, a scapito della laicità dello Stato. Molti sono gli uomini politici che rispondono con sempre maggiore sollecitudine e solerzia agli appelli del Vaticano confidando, forse, in un proficuo appoggio elettorale e in un ritorno in termini di voti. L’ingerenza della Chiesa si trasforma in vera e propria crociata quando ad essere in gioco è il corpo femminile e l’autodeterminazione della donna su scelte che riguardano la sua persona e la sua vita.

Ne sono un chiaro esempio il dibattito che si è acceso la primavera scorsa attorno al referendum sulla procreazione assistita, il duro scontro esploso in autunno sulla sperimentazione RU486 (la cosiddetta pillola abortiva) attuata dall’ospedale Sant’Anna di Torino e infine l’audizione parlamentare sui Consultori con la proposta del Ministro Storace di inserire i volontari del Movimento della vita in tutti i Consultori

Di fronte a questo contesto, alcune donne hanno iniziato a mobilitarsi e il 29 novembre a Milano, durante un’assemblea indetta per parlare di autodeterminazione delle donne e di legge 194 sull’interruzione volontaria della gravidanza, alla quale hanno partecipato più di 1000 donne, si è costituito il comitato "Usciamo dal Silenzio", che insieme ad altri comitati e gruppi di donne ha deciso di indire per il 14 gennaio una grande manifestazione a Milano.

Anche a Bolzano siamo volute ‘uscire dal silenzio’ e il 12 dicembre in 50 ci siamo riunite per stabilire come reagire anche a livello locale alla marea montante di attacchi alla legge 194 cui stiamo assistendo. Oltre ad aderire alla manifestazione nazionale del 14 gennaio, abbiamo previsto di organizzare iniziative di sensibilizzazione, perché siamo convinte che così come la legge 194 è un diritto e uno strumento ineliminabile per l’autodeterminazione delle donne anche la modalità con la quale una donna decide di abortire appartiene alla sfera dei suoi diritti. E poiché la nostra salute ci interessa molto e siamo consapevoli che essere contrari alla legge 194 equivale a favorire l’aborto clandestino, riteniamo che divieti dettati da motivazioni strumentali e ideologiche non servano a nulla, se non ad alimentare l’ipocrisia.

Riteniamo invece utile - come sottolineano le donne che hanno sottoscritto l’appello lanciato da redazione@women.it contro l’interferenza del ministro Storace – aprire spazi di comunicazione tra scienza, cittadine e cittadini che consentirebbero:

1. una maggiore informazione su rischi e benefici di ciascuna tecnologia per permettere alle donne una scelta consapevole tra le diverse opzioni possibili;

2. una maggiore consapevolezza dei livelli di controllo del corpo femminile da parte della classe medica, della classe politica, del mercato e del conservatorismo clericale;

3. di rendere pubblico aperto e trasversale un confronto e un dibattito di come filosofi, scienziati, teologi e pensatori politici hanno rappresentato il corpo della donna e, sulla base di una presunta naturalità, hanno stabilito il ruolo della donna nella procreazione e nella società".