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Paolo Farinati a Castelvecchio

In mostra fino al 29 gennaio, disegni e dipinti del celebre manierista veronese.

Ormai da anni il museo di Castelvecchio a Verona organizza importanti eventi espositivi dedicati ad artisti scaligeri del passato. Così, dopo la mostra su Alessandro Turchi detto l’Orbetto (1999), dopo quella sul francese Louis Dorigny (2003), ecco che quest’anno il museo ha dedicato una significativa mostra a Paolo Farinati (fino al 29 gennaio), uno dei più apprezzabili pittori manieristi di Verona, celebre soprattutto per gli affreschi che disseminò in ville, chiese e palazzi di Verona e provincia.

"Allegoria del battesimo di Andriana Verona Ferro" (1558).

L’intensa attività dell’artista è ben nota, specialmente grazie a un documento fortunosamente giunto ai posteri: il cosiddetto Giornale, il libro dei conti del pittore (un altro celebre libro di conti è quello del Guercino), denso di note su commissioni e attribuzioni, ma anche sulla pratica lavorativa all’interno di una bottega, come testimoniano i minuziosi elenchi dei prezzi dei colori e dei pagamenti, ben accetti pure in natura. Questo prezioso manoscritto, conservato all’Archivio di Stato di Verona e pubblicato solamente nel 1968, è il punto di partenza della mostra che, forte di oltre 200 opere, ben documenta l’attività di Paolo Farinati e dei suoi figli, Orazio e Gianbattista.

Il primo e importante nucleo di opere presentato è costituito da un inedito fondo di 130 disegni di elementi architettonici, donato nel 1993 al museo dal collezionista Luciano Cuppini. Studi per altari, tabernacoli, per modanature e per edifici, ma anche più interessanti studi per progetti decorativi di soffitti, stemmi e pareti, ovvero sguardi curiosi sull’arredamento e le arti applicate del tempo.

Assai più noti ed apprezzabili sono invece i numerosi disegni di figure, sia studi preparatori per opere da realizzare poi in gran formato, sia opere a sé, com’è del resto implicito nella doppia anima del disegno. Di questi, ciò che colpisce è soprattutto la varietà tecnica: alcuni lavori sono assai minuziosi e ricchi di dettagli, realizzati su carta preparata e rifiniti con la biacca; altri ancora, elegantissimi, delineano invece scene e figure per pochi tocchi d’acquarello sulla nuda e grezza carta. Apprezzati pure da re Carlo I e dal Re Sole, questi fogli, raffiguranti ora soggetti sacri, ora temi mitologici, ora cartigli decorativi su cui si arroccano satiri e mascheroni, putti e arpie, furono amati e collezionati nel corso dei secoli, e non a caso si trovano in importanti musei come il Louvre, e va da sé che la mostra costituisce una rara occasione per ammirarli, dopo tanto tempo, di nuovo nella città nella quale furono ideati e realizzati. Sempre per gli amanti della grafica, la mostra espone l’intero corpus d’incisioni di Paolo e Orazio Farinati; una produzione che, nonostante il limite numerico (solo una ventina i soggetti realizzati), ebbe vasta fortuna e giocò un ruolo importante nella diffusione del gusto manierista in Veneto.

Una ventina pure i dipinti, tra cui tele, affreschi staccati e perfino curiosi dipinti ad olio eseguiti su pietra di paragone. Ad aprire la sezione è la bella "Allegoria del battesimo di Andriana Verona Ferro", del 1558, una delle opere giovanili dell’artista. Le non molte opere pittoriche di argomento sacro non devono far pensare ad una limitata produzione in questo campo. Tutt’altro, la scelta - che non si può che condividere - è stata quella di lasciare in loco le pale d’altare, ed invitare piuttosto il pubblico ad ammirarle nei luoghi per i quali furono commissionate ed ideate, piuttosto che nei più confortevoli ma snaturati spazi espositivi. E così per vedere la "Madonna con il bambino e San Giovannino" occorre recarsi in Duomo, mentre per il "San Michele Arcangelo caccia Lucifero" occorre andare a San Lorenzo, e così via, in un’altra dozzina di chiese cittadine e in oltre una ventina di chiese sparse per la provincia, da Peschiera del Garda a San Giovanni in Lupatoto.

Una scelta simile ha toccato i numerosi cicli d’affreschi realizzati dall’artista e dalla sua bottega, materialmente impossibili da esporre in mostra. La soluzione è stata, in questo caso, quella di realizzare un video, non succedaneo alla visita ma al contrario con lo scopo di invogliare i visitatori a curiosare in chiese e palazzi della città. Si tratta soprattutto di committenza nobiliare, e quindi la scelta del soggetto cade spesso sull’allegoria e sulla mitologia, secondo una moda diffusa soprattutto dalle ville palladiane.

Al di là della conoscenza dell’artista, il pregio di questa mostra è anche quello di aver affiancato i molteplici piani d’azione di una bottega feconda come quella di Paolo Farinati, che dal disegno passava alla realizzazione dell’opera, sia essa un piccolo dipinto o un più vasto lavoro. Così, dopo aver ammirato una delle più importanti opere esposte, il fregio affrescato raffigurante la cavalcata di Carlo V e papa Clemente VII a Bologna nel 1530, si possono osservare i disegni preparatori provenienti dalla Staatliche Graphische Sammlung di Mo

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