Menù
Home
QT
Questotrentino
Mensile di informazione e approfondimento
Utente
Cerca

Sezione principale

Consorte & C: una cultura economica inadeguata

La (preziosa) eticità della sinistra e la (dannosa) velleità di contare su "proprie" imprese.

Oportet ut scandala eveniant" dice il Vangelo, è bene che vengano gli scandali. E penso che anche la vicenda Unipol può risultare, in definitiva, positiva; però ad alcune condizioni.

Piero Fassino

La prima è che cessi il can can corporativo sui poveri parlamentari intercettati. Su questo mi sento (quasi) di sposare la linea estrema di Valentino Parlato sul Manifesto: basta con queste storie, l’uomo pubblico deve riconoscersi un ambito di privacy ridotta, le intercettazioni pubblicate (su Fazio e su Consorte) hanno avuto il merito di rivelare a tutti certi metodi di gestione del potere. Con qualche prudenza (sulle garanzie che le rivelazioni, magari stralciate e rabberciate, siano corrette) mi sento di sposare questa linea; e malissimo hanno fatto i Ds che in prima battuta hanno attaccato la fonte della rivelazione (il "Giornale") invece di affrontare il merito dei problemi.

Seconda condizione: che sullo sfondo non ci siano sistematici finanziamenti illegittimi delle cooperative rosse alla sinistra. Di questa eventualità si vocifera da sempre; negli anni di Tangentopoli il giudice Carlo Nordio indagò con accanimento, senza peraltro approdare a nulla; oggi delle serie evenienze su questo tema scardinerebbero quel che resta della fiducia popolare nella politica: che i giudici facciano il loro dovere, confidiamo che i politici abbiano fatto il loro.

Detto questo, veniamo ai lati potenzialmente positivi. Il primo è il ripensamento delle cooperative su se stesse. Abbiamo già segnalato come anche in Trentino (dove peraltro i fenomeni di gigantismo cooperativo sono più contenuti) c’è, nel movimento, un dibattito sulle proprie finalità, sul rapporto soci-manager, in poche parole sulla natura della cooperazione al giorno d’oggi (basti pensare alla Cantina di Mezzacorona che figlia delle Spa: su che strada si sta andando?). Una ripresa del dibattito, anche in seguito alle sollecitazioni esterne per quanto non tutte disinteressate (le imprese non cooperative) non può che essere salutare.

Il secondo aspetto è la reazione del popolo di sinistra. Giustamente sottolineata da più parti, è stata una reazione forte, e assolutamente sana: evidenzia una radicata domanda di eticità che, nell’Italia dei furbi e furbetti, è una risorsa diffusa e preziosa. Fa bene Eugenio Scalfari a sottolinearla; sbaglia a sottovalutarla, dicendo che il popolo di sinistra è "diverso", non "superiore" a chi a destra evade le tasse e se ne impippa dei conflitti di interesse: no, l’Italia, come ogni stato moderno, ha bisogno come l’aria di cittadini che condividano regole ed obblighi, la nazione dei furbi semplicemente non può stare assieme. Il problema semmai è opposto: che una destra all’altezza dovrebbe anch’essa porre come prerequisito l’eticità della vita pubblica.

Infine un ultimo punto, forse il più rilevante. Non mi sento di assolvere politicamente il pur onestissimo Fassino. Quando al telefono chiede "allora abbiamo una banca?" evidenzia una cultura: diffusa e sbagliata, anzi pericolosa.

Un politico infatti, un partito, non può avere una sua banca, come non può avere sue imprese. Ce le ha Berlusconi, ma questa è un’anomalia che ci fa deridere in tutto il mondo. Chi governa deve stabilire le regole per tutti, non tifare – o peggio, favorire – qualcuno.

Ora diciamocelo, è vero: a sinistra c’è ancora la cultura per cui si tifa per le (poche) imprese contigue, si aspira "anche noi" a contare di più, avendo entrature in banche ed imprese. Ma questa è una cultura minoritaria, di chi non conta, di chi è ridotto per decenni all’opposizione, di chi cerca di uscire dall’ambito sociale (pur nobile, i lavoratori dipendenti) che rappresenta ma in cui si sente rinchiuso, per avere nuovi frammenti di società dalla propria parte. Insomma, è una cultura di chi può solo stare all’opposizione.

Ma quando si è al governo, o ci si candida per governare, si deve ragionare per l’insieme della società: e pensare di poter contare su proprie imprese, proprie banche (e le altre? hanno meno diritti?) è un vizio capitale.

Su questo si farà bene a ragionare. E sarà un passo avanti per tutti.