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Etica o legalità?

Il rispetto della legge, non i "comitati etici", dobbiamo pretendere dalle istituzioni.

Ma che c’entra l’etica con la politica? Vogliamo mettere tutti, deputati, senatori, sindaci, consiglieri e presidenti dei vari enti autonomi, in fila come monaci devoti salmodianti al cospetto del cardinal Ruini? O pensiamo che la politica debba farci dono ancora una volta dello stato etico?

Se Fassino dice a Consorte: "Abbiamo una banca", non vi è nulla di illecit,o ma sorge la questione etica. Se Dellai designa dei pregiudicati a ricoprire incarichi pubblici, non vi è nulla di illecito, ma sorge la questione etica.

Ma quale questione etica? L’etica è molto più elastica del diritto, il che è tutto dire. Infatti l’etica riconosce a Fassino la facoltà di compiacersi e sentire come proprio un successo del movimento cooperativo, in omaggio alla affinità culturale ed alle comuni tradizioni. L’etica ammette che due che hanno errato possano pentirsi e così meritare il perdono e redimersi. Non c’è per questo addirittura il purgatorio?

L’etica non può aiutarci a tenere pulita la politica. Può soltanto offrire un paludamento spesso ipocrita per mascherare colpevoli indulgenze ed imprudenti distrazioni rispetto a fatti e comportamenti scorretti ed illegali che forse potevano essere impediti e che comunque devono essere perseguiti. Per fare dimenticare questa mancata vigilanza si invoca l’etica degenerando nel moralismo. Oppure si ricorre ad essa per montare una campagna contro un avversario altrimenti ineccepibile. Lasciamo stare l’etica dunque, che è quanto di più privato, soggettivo, flessibile possa esistere.

E’ invece vero che alcuni principi etici consolidati, unanimemente accettati, sono trasfusi in norme giuridiche. Il diritto è il distillato essenziale dei valori etici assorbiti da una comunità umana in un determinato momento storico. Il diritto, insomma, costituisce il sedimento codificato del patrimonio etico di un popolo. Esso è la bussola che serve ad orientare la vita pubblica. Esso è il criterio di riferimento per misurare la correttezza dei protagonisti della scena politica. Talché non può esistere una questione etica, ma semmai una questione di rispetto della legalità. Una società è tanto più matura e civile quanto più è permeata dalla convinta consapevolezza di questo assunto.

Indicativa della esistenza di due Italie è la reazione che si è verificata nei due opposti fronti in occasione dei recenti fatti. Mentre il popolo di sinistra ha manifestato un vivo disagio nell’apprendere che Giovanni Consorte, alto dirigente del movimento cooperativo, ha violato i valori che doveva servire e forse anche la legge, ed ha persino messo in discussione Fassino per non avere capito in tempo la devianza di Unipol, al contrario il popolo di destra, speriamo non tutto, è cinicamente indifferente alle vicissitudini giudiziarie del suo leader e dei suoi compari e, peggio, alla reiterata violazione da parte della stessa maggioranza parlamentare del primo principio di legalità, quello secondo cui la legge è uguale per tutti, più volte calpestato dalle numerose leggi ad personam approvate. Tanto che mentre Consorte è stato subito indotto alle dimissioni, dall’altra parte nessuno è stato nemmeno sfiorato da un simile pensiero.

Il rispetto della legge, dunque, è ciò il massimo che i cittadini possono pretendere. E badate che non è poco. Perché non basta rispettare la legge, bisogna anche farla rispettare. Ed anche nel fare le leggi bisogna rispettare la legge, cioè la Costituzione.