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Mandacarù ha fatto 13

Il crescente successo del commercio “equo e solidale”.

E’ trascorso più di un anno da quando Fabio Pipinato è stato eletto presidente di Mandacarù, la cooperativa sociale che si occupa di commercio equo e solidale in provincia di Trento. Un commercio alternativo che è andato sviluppandosi soprattutto in Europa ed in particolare nei Paesi del Nord. Da alcuni anni si sta espandendo anche in Italia, dove si contano alcune centinaia di botteghe e punti vendita. In Trentino, i prodotti del commercio equo e solidale sono distribuiti da Mandacarù, che gestisce le botteghe di Trento, Rovereto, Riva del Garda, Predazzo, Lavarone, Fiera di Primiero, Mezzolombardo, Cles, Lavis, Tione, Pergine, Ponte Arche e Mori.

Il lungo elenco di località nelle quali è stata recentemente aperta una bottega rende l’idea della forte espansione del fenomeno. Se si considera poi che le botteghe del commercio vengono gestite quasi esclusivamente dal volontariato (alcune centinaia di persone, quasi tutte donne, che gratuitamente mettono a disposizione del commercio equo e solidale qualche ora del loro tempo), si può comprendere bene di quanta simpatia goda tale attività. Anche il numero dei soci che nel tempo hanno dato la loro adesione, sono andati via via aumentando, arrivando a contare circa 1800 unità.

Mandacarù è impegnata anche politicamente. E’ di qualche settimana fa l’organizzazione di una serata con Simona Torretta (una delle due Simone sequestrate in Iraq) dell’organizzazione "Un ponte per...", con proiezione di un filmato su Falluja.

Ma accanto ai successi, si misurano anche le difficoltà. Ad esempio, le sedi delle botteghe sono quasi tutte in affitto e questa voce di spesa, salvo eccezioni (laddove è stato possibile trovare un affitto "equo e solidale"), incide non poco sugli utili destinati a sostenere gli interessi dei piccoli produttori del Sud del Mondo.

Ne parliamo con Fabio Pipinato.

Come la mettiamo se anche la Nestlè si mette a produrre il caffè equo e solidale.?

"Avevo già scritto sui quotidiani locali di non fidarsi della Nestlè una settimana prima che scoppiasse lo scandalo dell’inchiostro (la contaminazione di alcuni prodotti a causa dell’uso di inchiostri non ammessi dalla normativa alimentare, n. d. r.). Mi sto rendendo conto che più una multinazionale ha problemi etici al sud e più ha bisogno di certificarsi "equa e solidale" al nord. Ma non è solo un problema Nestlè. Anche Mc Donald’s ed una decina d’altri colossi vorrebbero avere il marchio ‘equo e solidale’. Il commercio equo è riuscito a provocare il mercato e noi siamo convinti che, al tempo stesso, anche il mercato stia provocando il commercio equo, che per non soccombere deve ancorarsi alle comunità, ai volontari, ai microproduttori. Deve estendere la sua rete di finanza solidale e cooperazione internazionale. Deve investire in formazione dando un ritorno culturale alle comunità ove opera. Insomma, creare relazioni vere che le multinazionali, per loro dimensioni, non possono fare".

Mandacarù, con l’apertura della bottega di Mori ha fatto "tredici"?

"Sì. Stiamo per chiudere il bilancio 2005 positivamente a tutte e 13 le comunità che animano queste botteghe. Si tratta di centinaia di persone che danno tempo, testa e tasca. Mandacarù è una delle cooperative europee con il maggior numero di volontari. Abbiamo a che fare con la generosità trentina e non si scherza".

Mandacarù, però, è attiva non solo nel commercio equo.

"E’ finanza solidale. Prefinanziamo i microproduttori grazie al risparmio che i nostri soci mettono a disposizione; alcuni di loro su base mensile. Si è appena concluso l’anno internazionale del microcredito e Mandacarù offre l’occasione a molti di devolvere parte dei loro risparmi in progetti di liberazione dalla povertà. Sono in molti che hanno scelto di prestare e non più donare ai poveri. Il prestito rende responsabili, attivi, indipendenti i microproduttori mentre il denaro a fondo perduto talvolta...".

Oggi va di moda la "decrescita".

"Serge Latouche, nel suo passaggio a Trento, ha affascinato molti. Ma il professore è ben conscio che si tratta più di uno slogan che di una teoria politica. In verità la crescita a tasso negativo non mi convince. Preferirei un rallentamento dell’attuale crescita che non può avvenire se non anticipato da un’educazione alla sobrietà. Lo slogan del commercio equo in Europa è ‘meno e meglio’, e mi trova d’accordo".

E la bottega di Trento? Siete sotto sfratto?

"Non nascondo che la cooperativa prova un particolare affetto per quel luogo che la Fondazione Il Canale mise a disposizione una quindicina d’anni fa. Quella di Trento è una delle botteghe più antiche d’Italia. Ora la Fondazione la vuole destinare alla vendita esclusiva di prodotti di cooperative sociali, cosa che noi facciamo in minima parte, essendo la nostra mission il commercio equo. In accordo con la Fondazione, ora abbiamo un po’ di tempo per cercare un altro luogo nel centro storico di Trento. Anche questa potrebbe essere un’opportunità per una persona che possiede un bene".

Vendita o affitto?

"Il Consiglio di Amministrazione, conoscendo la generosità dei propri soci, preferirebbe la prima ipotesi, così il locale diventerebbe un bene della cooperativa. Non esclude però l’affitto, purché sia equo e solidale".