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Dalla Torre all’I.T.C. E allora?

Ancora sul segretario di Dellai neo-dirigente della ricerca trentina: una voce a favore.

L'Istituto Trentino di Cultura.

Alessandro Dalla Torre è uno che come auto possiede una banalissima utilitaria e se gli telefoni alle dieci della sera è facile che lo trovi in ufficio.

Si può non essere d’accordo con lui su nulla e ritenerlo pure un po’ stronzo, ma di sicuro non ruba lo stipendio a nessuno. Tra i "portaborse", non è di quelli che distribuiscono favori per raccogliere voti per il capo. Non è nella sua natura. Né è di quelli che dedicano tutto il loro tempo alle piccole incombenze, ad incontrare i sindaci dei piccoli paesi delle valli per risolvere questo o quel problemino. Queste cose Dalla Torre le lascia fare ad altri. Né, infine, è di quelli che passano le giornate a scrivere i discorsi, a fare i ghostwriter. Non è un "manovale" della tastiera. Dalla Torre è uno che elabora strategie, tesse rapporti, coordina, decide.

Ho imparato a conoscere Alessandro Dalla Torre solo di recente, da un paio d’anni in qua, ovviamente per motivi di lavoro.

Lo confesso: ero prevenuto. Mi era capitato di leggere qualche suo corsivo ed ogni volta dovevo far leva su tutta la mia pazienza per venire a capo di quel linguaggio inutilmente contorto, debordante di paroloni. Per poi scoprire spesso, una volta faticosamente decifrato il contenuto, che dissentivo.

Oggi con Dalla Torre c’è stima, credo reciproca, per il modo simile col quale interpretiamo il nostro lavoro. Da lui ho imparato un sacco di cose. E quando parliamo di politica scopriamo sempre più spesso di avere molte opinioni in comune. O meglio, abbiamo in comune un linguaggio. Ci si capisce. Che è anche di più. Ora Dalla Torre andrà a lavorare all’ITC, a fianco del Presidente Zanotti.

Su questo incarico è stato facile, per Questotrentino, creare un po’ di scandalo: il portaborse del tanto odiato Dellai che viene assunto come dirigente all’Istituto Trentino di Cultura.

Alessandro Dallatorre

Ma in realtà lo scandalo non c’è. Qui non siamo di fronte ad un portaborse nominato nel Cda di una società parapubblica. Né siamo di fronte all’amico del politico di turno al quale, pur privo di qualsivoglia capacità, è stato trovato un buon lavoro, un posto sicuro.

Dalla Torre non sta rubando il posto a nessuno. L’incarico sarà temporaneo e gli sarà assegnato in maniera legittima. E se lo sarà conquistato con la stima raccolta lavorando per molti anni al vertice della Provincia.

A causa della riforma appena approvata, l’ITC sta per affrontare un delicato momento di riorganizzazione interna, conseguente alla trasformazione da ente pubblico in fondazione. L’aver ritenuto utile e preziosa, in questo momento, la collaborazione di una persona del profilo di Dalla Torre – uno che ha una visione globale dei problemi, che ha capacità organizzative e relazionali, che comprende i meccanismi della politica locale e nazionale, che conosce a menadito l’amministrazione provinciale e le sue normative (e che se ne sta in ufficio fino alle dieci della sera) – non è affatto uno scandalo: è, al contrario, una cosa elementare, ovvia!

In ogni caso, se posso comprendere che sulla vicenda possano esservi opinioni differenti (ma, per favore, ritroviamo il senso della misura, ché non siamo di fronte ad alcuna violazione di legge), confesso che mi ha rattristato vedere QT sconfinare dal proprio compito (quello, se proprio, di criticare la nomina ed eventualmente chi l’ha decisa) e lanciarsi in pesanti attacchi personali contro Dalla Torre. Che è un’onesta persona, a prescindere da ciò che ciascuno di noi può pensare delle sue opinioni politiche.

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All’appassionata difesa di Michele Guarda del collega Dalla Torre, avanziamo una sola obiezione: del segretario di Dellai non abbiamo messo in discussione né le capacità né - men che meno - l’onestà, bensì la competenza. (Ettore Paris & Piergiorgio Cattani )