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E’ da un po’ di anni che si parla di crisi, se non addirittura di morte, della pittura, ma i soprassalti di vita che si sono registrati in questi ultimi cinquant’anni stanno a registrare invece la resistenza alla sparizione portando il tasso lirico ad alzo zero. E’ il caso del Castello di Brescia che fino al 2 marzo ospiterà le esposizioni di Claudio Olivieri e di Piero Ruggeri, due importanti artisti, il primo, milanese d’adozione, teso a percepire la verità non come certezza, ma di volta in volta cangiante, fluida, sfuggente; il secondo, torinese, fortemente segnato dall’esperienza della materia, una spessa e scura materia, lacerata da rossi ora squillanti ora cupi, ferita, redenta.

Terra e aria, quindi, esibite in due ambiti di ricerca che però convergono in una mistica come necessità eterna dello spirito.
L’azzurro di Olivieri (titolo della mostra) è il colore colto ai limiti dell’orizzonte e minimamente variato; il suo spazio è pieno di luce non riflessa ma raccolta. "Tu lo sbagli / non lo prendi / l’adombrarsi dell’azzurro al brivido del canto / quando l’innumerevole amore che ama poi / ha muso acerbo, pupille nere immense, puoi / più vasti uccelli di passo le buchiamo / nel già sapore di rimando..." : da subito nella visita avevo associato gli innumerevoli quadri del nostro artista (troppi, per la verità) a questo bel testo di Maria Cristina Biggio; noi, uccelli di passo, siamo lì a cogliere le differenti sfumature, le trasparenze e le relazioni che questo colore d’adozione intrattiene nella mescolanza. Olivieri marita sensi e cielo: appunto sensuali risultano le silhouettes come schiene femminili, le volute di medaglioni barocchi; in quegli spazi maestosi percorsi a vele spiegate mosse dal vento si percepisce quel sapore di rimando che è come un fumo d’incenso che unifica nella visione il molteplice e l’uno.
Con Ruggeri la pittura si fa apparentemente più materiale, terrosa, grumosa, ma, scavando nei solchi lasciati dal colore che si raggrinza, è possibile l’incontro con piccoli tesori di rosso, battiti segreti che rivelano una energia che sta sotto, che è lava che per sua natura vuol fuoruscire.

Stupendi i lavori realizzati negli ultimi anni Cinquanta dove la sua pittura guarda all’esistenziale sofferenza di un maestro come Caravaggio o alle ombre cupe di un Rembrandt, ma anche un paesaggio innevato porta con sé una pesantezza di esistenze evocate di forte impatto emotivo: l’intensità, poi, dei lavori degli anni Ottanta per Crispolti sono da annoverarsi "fra le proposizioni di pura pittura più memorabili di questi anni".
Vi segnalo inoltre che Brescia è la città che conserva moltissime opere di Romanino che andrebbero viste in loco prima ancora che al Castello del Buonconsiglio (è prevista una grande mostra in estate), e un’opera stratosferica di Tiziano giovane che è la Pala Averoldi in San Nazaro e Celso. Provare per credere.
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