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Home > QT n. 22, 22 dicembre 2006 > Mitomacchina e Lome: dall’autostrada al bosco

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Duccio Dogheria
22 dicembre 2006
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Mitomacchina e Lome: dall’autostrada al bosco

Al Mart una mostra sull'automobile: il mito della macchina proposto acriticamente, e solo attraverso l'esposizione di auto. Troppo banale (anche se di successo) per un museo dalle ambizioni del Mart. Alla Galleria Civica una personale di Lome, poliedrico artista ideatore, tra l'altro, del Bosco dei Poeti.

Indice:

Mart, innanzitutto, con una precisazione iniziale: “Mitomacchina” (fino al 1° maggio 2007) è una mostra di successo, almeno stando alle file di visitatori che è possibile vedere, specialmente nei week-end. E’ insomma una di quelle mostre-evento in grado di catalizzare l’attenzione dei mass-media, del pubblico nazionale, di risvegliare dal torpore ristoratori, commercianti e tutte le altre categorie connesse che possono e debbono trovare vantaggio dalla sempre più marcata vocazione turistica della Città della Quercia. Tutto bene, dunque?

Lome, Neve Poesia (2006)

Non proprio. In questa mostra manca una cosa fondamentale: le opere d’arte. Il percorso propone infatti una settantina di auto comuni affiancate ad altre più curiose e preziose, ma sempre e comunque automobili. Eppure, dai futuristi a Scarpitta, e fino alle nuove generazioni, le opere a tema non sarebbero certo mancate, nemmeno pescandole dalle sole collezioni permanenti. Perfino la didattica sembra essere rimasta spiazzata dal tema, dovendo parlare più di cavalli, pistoni e chilometri orari che di forme ed estetica, e non a caso si è scelto di affiancare al personale alcuni “studenti d’ingegneria appassionati d’auto”, ricercati tramite annunci affissi in biblioteca. Una mostra, inoltre, politicamente scorretta. Non solo per il tema scontatamente anti-ecologico, ma anche e soprattutto per l’invasività del main sponsor, l’Agip, multinazionale peraltro severamente criticata a livello internazionale per la complicità con il governo dittatoriale del Niger, come la cronaca recente ci ricorda; l’ingresso del museo è stato trasformato infatti in una finta stazione di rifornimento anni Cinquanta, con tanto di pilone pubblicitario che si affaccia sulle linee neoclassiche di corso Bettini.

Il tema dell’automobile come mito della contemporaneità, oltre ad essere discretamente antiquato (Roland Barthes ne parlò brillantemente già nel 1957), è poi di una banalità disarmante per un museo prestigioso come il Mart, istituzione che finora ha proposto quasi sempre eventi dall’alto profilo culturale. Seguendo questa nuova linea tracciata, si potrebbero proporre in futuro mostre-evento dedicate alla tecnologia (rincorrendo così, invece che le folle del Motorshow di Bologna, quelle dello Smau di Milano), alla storia del calcio, e - perché no? - a McDonald’s o alla Coca-Cola (miti senz’altro più contemporanei dell’automobile), garantendosi così al contempo una facoltosa sponsorizzazione.

Ma è davvero così difficile definire una mostra dal forte richiamo senza scadere nella faciloneria del museo-reality, specchio acritico e onnivoro della società dei consumi di massa? Numerose mostre-evento promosse dallo stesso Mart dimostrano di no.

Detto questo, per i molti patiti del mezzo la mostra risulterà senz’altro avvincente, o comunque curiosa.

Da Rovereto a Trento, ove segnaliamo l’importante personale che la Galleria Civica ha dedicato, nello spazio del Foyer del Centro Servizi Culturali Santa Chiara, a Lorenzo Menguzzato, in arte Lome (fino al 31 dicembre). La valenza del colore, probabile retaggio delle alchimie apprese da Riccardo Licata ed Emilio Vedova negli anni di formazione veneziana, è uno dei principali tic dell’artista. Colori ora tenui, acquerellati e morbidi, ora vigorosi, espressionisti - o meglio, transavanguardisti - che ricordano talune opere di Nicola de Maria, sempre capaci di dialogare con l’animo e le emozioni, trasformandosi in poesia, o per lo meno dialogando con essa, come documentano i numerosi libri d’artista realizzati da Lome a quattro mani con - tra gli altri - Luigi Serravalli e Alda Merini. Nel suo laboratorio, una vera fucina dell’arte su più livelli nel cuore di Trento, prendono forma non solo dipinti, sculture e innumerevoli opere grafiche, ma anche collages, ceramiche, vetrate (realizzate anche per chiese ed altri edifici pubblici) e perfino curiosissimi oggetti di sua invenzione, come delle diapositive parzialmente ritoccate col colore e poi proiettate in una sorta di performance dell’illusione.

Ma per conoscere a fondo questo artista, dilatarsi dalla mostra all’atelier non basta. L’arte di Lome ricopre infatti ben più vasti spazi: un intero bosco di 132 ettari, in località Vergnana (Dolcé, Verona), trasformato qualche anno fa dall’artista nel Bosco dei poeti, del quale già ci occupammo in passato. Insignito nel 2005 del premio nazionale “Contagiare bellezza”, questo affascinante parco d’arte ospita opere di artisti del calibro di Luigi Ontani e Nicola de Maria, ma è nella sua visione totale, biologicamente dinamica e mutante col susseguirsi delle stagioni, che dà il meglio di sé.


Parole chiave: Arte, Musei

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