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 Piesse: Sfogliando s’impara

Carlo “Tòs” Dogheria
13 ottobre 2007
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L’incompreso

Renzo Anderle e la pensione ai sindaci.

Indice:

Renzo Anderle, sindaco di Pergine e presidente del Consorzio dei Comuni, è recidivo. Due anni fa era un fervente sostenitore degli aumenti di stipendio ai sindaci, sostenendo che fosse un atto di giustizia equipararli a quelli – notevolmente più corposi – dei colleghi altoatesini. E di fronte alle prevedibili proteste che quell’idea avrebbe suscitato (già allora l’opinione pubblica era molto sensibile in materia) metteva le mani avanti: "Su questo tema non accettiamo demagogie". E adesso, pur in tempi pesantemente grilleschi, torna alla carica ipotizzando che si possa dare una pensione ai sindaci. L’uomo, insomma, è coerente.

In verità, l’idea non è sua, è del governatore sudtirolese Luis Durnwalder, ma gli stessi sindaci trentini l’hanno bocciata e lo stesso Anderle conferma: "Non ho ricevuto sollecitazioni in tal senso". Lui, insomma, solo contro tutti, perché ci crede per davvero: visto che del vitalizio già godono i parlamentari e i consiglieri regionali, perché i sindaci no?

Il perché cerca di spiegarglielo la giornalista dell’Adige Luisa Patruno, che lo intervista: "Di questi tempi si sta discutendo di togliere i vitalizi ai consiglieri regionali e ai parlamentari, perché sono considerati un privilegio e pesano non poco sui conti pubblici. La vostra richiesta non le sembra inopportuna?"

E lui: "Noi sindaci trentini non abbiamo chiesto nulla, però è vero che chi lavora a tempo pieno come il sindaco di Rovereto, o penso anche al mio caso, non è meno impegnato di un consigliere provinciale".

Il vero problema, a suo dire, è una attenta comunicazione: "E’ quando si usa brutalmente il termine vitalizio che ci sono le polemiche, ma se si spiega che si parla di un fondo per una pensione integrativa per i sindaci, credo che si possa fare un ragionamento sereno". Come dire: non parliamo di pedofilia, parliamo di amore per i bambini.

Malgrado le sue cautele terminologiche, la proposta però non ha molto successo: da Dellai ("Non se ne parla") a Leonardo Domenici, sindaco di Firenze e presidente dei Comuni italiani ("Non è proprio il momento adatto per pensare ad un vitalizio a favore dei sindaci") è un coro di no, e il proponente, a quanto riferisce l’Adige del giorno dopo, "è stato subissato di telefonate di protesta"

Ma la colpa – si lamenta il nostro il giorno successivo - è del giornale, che ha orrendamente banalizzato la sua sottile idea con un titolo che suona così: "Anderle: ‘Vogliamo il vitalizio’". In tal modo "si evidenzia in maniera completamente sbagliata, e con l’unico scopo di creare l’ennesimo caso di politica-casta, un ragionamento che invece è molto più articolato". Quel titolo è "uno specchietto per le allodole, che non trova nessun riscontro con i ragionamenti riportati nell’intervista. Ed allora è evidente la penalizzazione nei miei confronti, con un titolo assolutamente sbagliato nell’interpretazione".

Già, perché lui non aveva parlato né di pensione né di vitalizio, ma "della creazione di un fondo integrativo pensionistico da alimentare esclusivamente con l’attuale indennità". Insomma, una pensione a costo zero per il cittadino?

Macché, gli replica Ruggero Purin, segretario della CGIL: "Anderle omette di dire che la gran parte del fondo sarebbe finanziata dai soldi dei cittadini. Se un libero professionista che diventa sindaco vuole maturare una pensione integrativa, basta che versi ad un fondo previdenziale una parte della sua lauta indennità da politico".

Fine della storia? Quasi. In conclusione, un consiglio di etica giornalistica, con l’indicazione, da parte di Anderle, di come l’Adige avrebbe dovuto presentare la sua intervista: "Forse il titolo più corretto sarebbe stato: "Anderle: ‘La politica dia pari dignità ai sindaci’". Uno di quei titoli che fanno svuotare le edicole...



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