Maria Helena Vieira da Silva

60 opere esposte a Reggio Emilia fino al 25 maggio per scoprire l’artista portoghese.

Dopo la mostra su Marianne Werefkin un altro grosso colpo è stato messo a segno dall’organizzazione di Palazzo Magnani di Reggio Emilia: una importante retrospettiva sulla pittura di Maria Helena Vieira da Silva, artista portoghese che trova a Parigi il suo luogo di elezione e di incontri con tanti straordinari artisti fino al 1992, anno della sua morte. Poco conosciuta in Italia, le sue opere al Beaubourg, alla Tate Gallery, al Museo d’Arte Moderna di Torino e nei musei più importanti del mondo ci parlano di una ricerca e di una vita di artista rigorosissima (il superlativo è d’obbligo e senza mezzi termini).

Si rimane affascinati e catturati nei suoi labirinti, nell’opus reticulatum dei suoi straordinari colori che rimandano ai sentimenti profondi di amore per l’umanità dolente, alle false prospettive di felicità, allo "scacco matto" inferto dalla morte. Il suo "telaio compositivo... una struttura unitaria poeticamente allusiva all’idea di un luogo o di una situazione" - con queste parole venne presentata da Luigi Carluccio nel 1964 - è appunto luogo di inganni, trappola per l’occhio che, per seguire i fili della composizione, perde la cognizione del tempo. La città ideogramma del disordine a un certo punto si fa muta: s’infittisce il reticolo, domina il monocromo ("il color piombopiccione" di Giorgio Caproni); le brume o l’ombra nera della notte che avanza coprono ogni cosa, la lotta per la sopravvivenza avviene giù in basso.

Non c’è un luogo per riposare; vanno a fuoco persino le biblioteche, si "lotta con l’angelo" lungo "le correnti d’eternità".

"La biblioteca in fiamme", 1970-74.

Con lentezza metodica ed ispirata Vieira da Silva ad ogni nuova creazione rigenera lo Spazio, lo violenta in serrate geometrie metropolitane, si fa architetto di città. "Lo spazio mi ha sempre reso silenzioso" - scriveva il poeta Juan Vallès: in questo silenzio la creazione dell’artista portoghese, magicamente con i suoi rapporti tonali, attraversa leggera i diversi momenti della pittura novecentesca dalla figurazione all’informale.

Riportiamo per intero il Testamento tradotto da Antonio Tabucchi come afflato d’amore per l’uomo.

L

ascio ai miei amici/ un azzurro ceruleo per volare in
alto/ un blu cobalto per la felicità/ un azzurro oltremare per stimolare lo spirito/ un vermiglio per fare circolare il sangue allegramente/ un verde muschio per calmare l’inquietudine/ un giallo oro: ricchezza/ un violetto di cobalto per la rêverie/ una lacca di garanzia che fa udire il violoncello/ un giallo cadmio: fantascienza, brillio, splendore/ un giallo ocra per accettare la terra/ un verde Veronese per ricordo della primavera/ un indaco per accordare lo spirito al temporale/ un arancione per suscitare la vista di un limone in lontananza/ un giallo limone per la Grazia/ un bianco: purezza/ una terra di Siena naturale: trasmutazione dell’oro/ un nero sontuoso per vedere Tiziano/ una terra d’ombra per accettare la nera malinconia/ una terra di Siena bruciata per il sentimento di durata.

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