Politica, rifiuti, inceneritore

Anche a Bolzano si discute di rifiuti...

Poiché Trentino e Sudtirolo hanno negli ultimi tempi una caratteristica comune, e cioè amministrazioni di centro-sinistra con dentro anche i verdi, che impostano il problema dei rifiuti partendo dall’incenerimento, e poiché ammiro molto il lavoro fatto dai redattori di QT in sostegno a quanti, "Costruire Comunità" in testa, hanno combattuto una battaglia civile contro questo errore ambientale ed economico, voglio lasciare questo spazio ad un documento importante. Si tratta della lettera con cui la consigliera comunale di Bolzano del Gruppo misto, Cristina Zanella, descrive al collegio dei capigruppo della maggioranza la sua posizione critica sulla questione, frutto della ricerca fatta insieme alla collega di gruppo consigliare Alessandra Spada. La lettura dimostra sia la serietà che contraddistingue le persone che nelle istituzioni si impegnano a favore della cosa pubblica e non per gli interessi personali, sia le argomentazioni forti a favore di una politica dei rifiuti ecologista e non affaristica.

Alessandra Zendron

Ritengo doveroso portare a vostra conoscenza prima della seduta consiliare del 13 maggio in cui verrà dibattuta la mozione sulla politica dei RSU in Provincia di Bolzano, la mia ponderata posizione sulla mozione stessa. La questione è di così delicata e complessa natura che ha richiesto, da parte mia, la necessità di approfondimenti che andassero al di là dei dati statistici di previsione che sono stati sottoposti alla nostra attenzione nei documenti tecnici fornitici.

L’importanza dell’aspetto tecnico ha in qualche modo condizionato, all’inizio, la mia forte convinzione politica che la gestione dei rifiuti fosse innanzitutto una questione di:

1. riduzione della produzione dei rifiuti;

2. aumento della raccolta differenziata attraverso la raccolta dell’umido;

3. riduzione quindi, al massimo, della quantità totale dei rifiuti da smaltire;

4. responsabilizzazione dei "produttori", ovvero chi produce smaltisce;

5. rispetto della normativa detta Decreto Ronchi, che prevede lo smaltimento in discarica del solo rifiuto "trattato"

La mia contrarietà iniziale alla proposta più volte ventilata nel corso degli ultimi mesi di potenziare la capacità dell’inceneritore di Bolzano per renderlo unico punto di smaltimento finale dei RSU, si spiegava con la contraddizione evidente della mancata programmazione concreta e non solo promessa della "famosa" raccolta della frazione umida, anch’essa, se non erro, parte integrante del Decreto Ronchi, per altro già applicato nella parte normativa che si riferisce alla TARSU e quindi alle tariffe sborsate dai cittadini.

Senza raccolta differenziata niente nuovo inceneritore, anche perché capire le necessità future per un impianto senza avere certezze sul reale bisogno, mi sembra politicamente molto approssimativo. Non mi si venga inoltre a dire che fra 115.000 e 130.000 vi sono solo 15.000 tonnellate di differenza: non sono poche!

Pur non avendo potuto, per motivi che tutti ben conoscete, partecipare sempre e per intero alle riunioni di maggioranza, verbalmente ero stata rassicurata che solo con un forte patto di maggioranza sulla gestione comunale della RD, che doveva (nella mia testa!) partire prima di qualsiasi decisione sulla capacità del futuro inceneritore, ci sarebbe stato il placet all’operazione inceneritore unico. E questo è un problema politico e non tecnico.

La Giunta si è insediata nel 2000; siamo nel 2003 e adesso mi si viene a dire che dobbiamo correre e non abbiamo più tempo per partire con la RD prima di sapere che inceneritore ci servirà.

Politicamente torno a ribadire il mio sconcerto e la mia amarezza per la scarsa considerazione verso il Consiglio e verso i cittadini.

Davanti al fatto compiuto, ovvero ad un documento firmato dagli esponenti della maggioranza, me esclusa, in cui comprendo chiaramente che la RD entrerà a regime a luglio 2005 (!) dopo l’insediamento della neo eletta Giunta comunale, permettetemi di nutrire dei seri dubbi sul mantenimento del patto sottoscritto, proprio a ridosso delle elezioni comunali! Non era propriamente ciò che intendevo quando mi ero resa disponibile a discutere del nuovo inceneritore. Ma la cosa più grave è accaduta di recente: io non ho partecipato a tavoli di lavoro tecnici; mi sono basata sulle relazioni inviatemi, che non approfondiscono le alternative all’inceneritore, dando per scontato essere l’unico sistema affidabile.

Del tutto casualmente mi imbatto in un articolo apparso su Questotrentino (La tecnologia negletta) e vengo a conoscenza di una tecnologia denominata "pirolisi": la querelle fra me, la consigliera Spada e l’assessore Fattor è nota, anche perché ha coinvolto il prof. Ducati, docente di chimica al Politecnico di Milano, esperto nel trattamento di RSU. Non è mio costume, se individuo una via che possa suffragare tecnicamente una mia posizione politica, accantonarla solo perché qualcuno mi dice di farlo. Con la dott. Spada abbiamo incontrato personalmente il prof. Ducati che ha confermato, parola per parola, la sua intervista su Questotrentino; ha riaffermato la validità della pirolisi come metodo di termodistruzione del RSU, sia esso già differenziato che indifferenziato; non è vero quindi che funzioni solo con gli omogenei, come i fanghi

- rispetto all’inceneritore non emette alcuna emissione tossica, neanche minima;

- le scorie da mandare in discarica sono il 10-12% del materiale totale trattato. Vi è poi un restante 10-12% di residui carboniosi solidi (tipo carbonella) riutilizzabili per produrre energia;

- non emettono azoto (sotto forma organica come l’ammoniaca) ma ossido nitrico (NO) presente comunemente nell’atmosfera;

- il problema dell’approvvigionamento dell’ossigeno puro è risolvibile con un impianto a lato del forno pirolitico, che arricchisca l’aria di ossigeno;

- le scorie residue sono meno tossiche perché prive dei prodotti dell’ossidazione e i metalli pesanti inevitabilmente incombusti sono raccolti da un filtro che può essere mandato in discarica per rifiuti tossici pericolosi.

Il mancato funzionamento del forno pirolitico segnalato dall’ass. Fattor era legato a problemi di processo, che, una volta individuati e risolti, hanno permesso il funzionamento perfetto del sistema. Inoltre, fattore non indifferente per chi utilizza il denaro pubblico, i costi di realizzazione di 3 piccoli forni pirolitici di 30-40.000 tonnellate, per esempio nel Burgraviato, in val Pusteria, e a Bolzano, sarebbero la metà di quel che costerebbe un inceneritore unico.

Le ipotesi che sarei disposta a discutere, dando il mio voto favorevole, sarebbero:

1. 3-4 sistemi di pirolisi decentrati: si renderebbe la popolazione più motivata e responsabilizzata sul riciclo, oltre ad essere una soluzione più democratica;

2. inceneritore a Bolzano con la attuale capacità (90.000 t/anno) e non una tonnellata di più, e un piccolo impianto di pirolisi (20-30.000 t.), in Pusteria o altrove.

Nel frattempo, per convincere i titubanti, si potrebbe avviare anche subito l’impianto sperimentale di 17.500 t. (che corrispondono ai rifiuti in più previsti dal Piano provinciale da termodistruggere a Bolzano) che tratti gli RSU della Pusteria e della enosta, al fine di confermare la tecnologia e togliere questa pesante sensazione di fretta molto fastidiosa, riguardo una decisione che, ricordo, non era negli accordi di maggioranza e per cui non ho chiesto il voto agli elettori.

Post Scriptum. Su una cosa l’ass. Fattor ha ragione: non esistono impianti di pirolisi di 100.000 tonnellate, proprio perché sono impianti pensati per realtà geografiche ad estensione limitata; si tratta di una diversa filosofia: inceneritori per grandi bacini di utenza densamente popolati, piccoli forni "puliti", per risolvere problemi su scala locale, come nella nostra provincia.