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Home > QT n. 12, dicembre 2011 > La pensione? Fuori dai mercati finanziari

 Lettere e interventi

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3 dicembre 2011
di Alberto Filippi, Movimento 5 Stelle Bolzano
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La pensione? Fuori dai mercati finanziari

Indice:

Fra gli speculatori che affossano i nostri bond ci sono gli inconsapevoli lavoratori che hanno aderito ai Fondi Pensione e soprattutto i consapevoli politici che li hanno costretti ad aderire. Il nostro Laborfonds, come gli altri fondi simili, quando aumenta il rischio o si riduce il rating di titoli in suo possesso, è costretto a venderli anche in perdita, alimentando la speculazione al ribasso, e magari, per rifarsi delle perdite, acquista CDS (credit default swaps), derivati che scommettono sul fallimento di uno stato sovrano (nel nostro caso l’Italia). E se non li acquista Laborfonds, li acquista il suo gestore BlackRock. I gestori sono anche azionisti delle maggiori agenzie di rating e al contempo i grandi manovratori della speculazione. Qualche esempio:

Capital World Investors, una delle più grandi società di gestione del risparmio Usa, è primo socio (2,5 miliardi di dollari di spesa) di McGraw Hill, gruppo che controlla Standard & Poor’s, ed è anche il primo socio della concorrente Moody’s. In entrambe le agenzie di rating, Capital World Investors ha una quota poco superiore al 12%;

State Street Corp S, fondo Usa, è il secondo azionista di McGraw Hill-S&P e il settimo di Moody’s;

Blackrock, altro gestore Usa, è l’undicesimo socio di Moody’s e il sesto della concorrente. Poi ci sono gli altri gestori (banche d’investimento del resto del mondo) con quote minori. In questo modo le società di rating diventano l’arma principale della grande speculazione. L’assurdo è che i principali speculatori sono i proprietari delle società che assegnano i giudizi agli stati, alle banche e alle imprese. Così si spiega come abbia potuto fallire Lehman e Brothers con la triplice A

Il meccanismo della speculazione potrebbe essere semplice. Prendiamo l’esempio dei nostri BTP

1. i gestori dei fondi vendono i loro bond a prezzi alti magari ai fondi pensione che amministrano;

2. le agenzie di rating mettono sotto pressione i paesi interessati per alimentare la speculazione al ribasso;

3. a prezzi bassissimi i gestori ricomprano i titoli e si ricoprono prontamente acquistando CDS e puntando sul fallimento degli stati. In ogni caso guadagnano. Pretendono, attraverso politici loro complici, che gli stati colpiti, a garanzia del debito, privatizzino i beni pubblici per poi specularci sopra (lettera BCE). Così la ricchezza si accentra sempre più e gli ignari lavoratori, trasformati in parco buoi, perdono il posto di lavoro o impoveriscono.

Un “contratto di solidarietà” sarebbe semplice da realizzare. Gli interessati finanziano la Provincia o la Regione coi loro versamenti e l’ente pubblico s’impegna a corrispondere al momento della pensione un capitale o una rendita calcolata con una formula matematica un po’ più generosa del TFR, magari con un rendimento simile ai BTP che prevedono un tasso basso (tra il 2 e il 2,60%) ma il recupero del 100% dell’inflazione. Tutto fuori dai mercati finanziari con reciproci risparmi e vantaggi.


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