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Home > QT n. 7/8, luglio/agosto 2012 > Chi deve gestire l’acqua?

 Lettere e interventi

sagoma volto
7 luglio 2012
di Roberto Antolini, Andrea Trentini
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Chi deve gestire l’acqua?

Indice:

Da una settimana, non c’è giorno che sulla stampa trentina non compaia qualche messaggio lobbistico teso a far pressione sul sindaco di Rovereto Andrea Miorandi perché superi i suoi dubbi sulla prospettiva post-referendaria del “gestore unico” per gli acquedotti di Trento e Rovereto. Una volta è il sindaco di Trento Andreatta, che fa sapere dai suoi “collaboratori più stretti” di essere arrabbiato, un’altra l’ex assessore roveretano (di Valduga), ed ex dipendente di TS (quella che poi è diventata Dolomiti Energia) Paolo Farinati, a dire che è meglio lasciare tutto com’è in capo a Dolomiti Energia, in barba al referendum. Oppure è il vicepresidente della giunta provinciale Pacher a parlare di “cattiva idea”, a cui risponde già il giornalista ricordando che l’idea iniziale di una società pubblica per acqua e rifiuti in comune fra le due città è stata affossata la prima volta da Trento che ha privatizzato in proprio la gestione dei rifiuti, e che “su quell’ipotesi peraltro ad oggi non si registrano novità”. Ultima la UIL, a cui ci permettiamo di ricordare che per far funzionare gli acquedotti il personale serve sia che si vada ad un gestore unico che a due (cambia che invece di fare una trattativa sindacale se ne fanno due, si tratta insomma semmai di un po’ di lavoro in più per i sindacalisti).

Oggi quindi proviamo a chiedere ospitalità al vostro giornale per esprimere il nostro apprezzamento di roveretani per la tenacia con cui il sindaco Miorandi prova a fare tutte le verifiche che gli sono possibili per trovare il modo migliore per organizzare questo servizio essenziale per la città (e la Vallagarina) nello spirito del referendum votato un anno fa dalla maggioranza assoluta degli italiani, e cioè mirando al miglior servizio possibile ai costi più convenienti, ma anche alla sua “controllabilità” per i cittadini/utenti.

A Trento i cittadini hanno già perso, col sistema precedente, del “gestore unico” DE - l’acquedotto che era stato costruito col denaro dei contribuenti, e se adesso vogliono utilizzarlo in altro modo devono sborsare 42 milioni, alla faccia della “liberalizzazione”, come era stata chiamata questa operazione (e questa è ovviamente ora una gran difficoltà alla realizzazione della società unica). Ma non solo, la prima cosa che si perde affidandosi a simili strutture è appunto il controllo della situazione: Miorandi l’ha spiegato chiaramente a L’Adige del 1° giugno, lamentando la difficoltà ad operare una scelta a causa di un “deficit informativo imputato a DE”. Andreatta parla dei suoi progetti di “dar vita a una società molto snella affidando alcune funzioni operative in outsourcing, cioè a soggetti esterni specializzati, in modo da ottimizzare le economie di scala”. Ma una simile ottimizzazione delle economie di scala si può comunque inseguire anche cooperativamente da parte di due “gestori” politicamente differenti. Si lasci lavorare il sindaco Miorandi, per il bene presente e futuro dei cittadini che lo hanno eletto, e che un anno fa hanno votato il referendum.


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