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Ettore Paris
24 gennaio 1998
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Giustizia a Trento le indagini e le polemiche

Andreotti contro il Procuratore Granero. Chi ha ragione?

Indice:

Si è aperto con polemiche l'anno giudiziario al tribunale di Trento: "Giudici-politici, è scontro " "Andreotti difende il Trentino " secondo i titoli dei quotidiani.

"Ma un po' di polemica fa giusto bene, vuoi dire che e 'è interesse, e 'è dibattito! " - sdrammatizza l'avv. Luca Pontalti. "Certo, non enfatizziamo - concorda un magistrato - Andreotti fa il suo gioco e lo si è capito da tempo. Però ci sono dei problemi veri..."

Difatti la polemica di Andreotti (ce n'è stata anche una innescata da Marco Boato, ma la sedicente attività garantista, in realtà antigiudici dell'ahimè senatore dell'Ulivo, costituisce un caso a parte, che mette in difficoltà la pur pazientissima ed eterogenea coalizione, per non parlare dei cittadini che lo hanno votato: "Dovreste fare un servizio su cosa ne pensano i suoi elettori; io per parte mia, se ce lo ficcano ancora in lista, piuttosto voto direttamente Forza Italia " - ci ha telefonato un lettore indignato; e sul caso ritorneremo) la polemica di Andreotti dicevamo, è sì ripetitiva, ma non banale.

Difatti è ormai un leit-motiv, una sceneggiata: non appena ne ha l'occasione, il presidente della giunta si lancia in polemiche dichiarazioni, condite di variegate battute di spirito, contro il tribunale, o meglio, contro la Procura della Repubblica.

Era stato il caso dei soldi versati al Patt dall'industriale Marangoni, dei quali il Procuratore Granero chiese conto al partito: invece di limitarsi a spiegare la legittimità del versamento e gli estremi dei documenti che lo comprovavano, Andreotti era partito lancia in resta, alternando frasi indignate a battute salaci, facendosi fotografare con i polsi incrociati da ipotetiche manette, andando all'appuntamento con il Procuratore seguito dalle telecamere che ne mandavano in onda gli sfottò, ecc ecc.

E così con la richiesta della Procura di accedere via computer agli archivi delle delibere provinciali: un semplice accorgimento tecnico per evitare perdite di tempo nei rapporti fra enti pubblici, che riguardava non le documentazioni riservate, ma quelle aperte al pubblico, insomma una banalità; e presentata invece da Andreotti, con il colorito contorno di lazzi e motteggi, come un atto di guerra, il Grande Fratello ecc ecc.

Il fatto è che con queste uscite il presidente della giunta innanzitutto si fa pubblicità a buon mercato; poi - unico campo in cui ci riesce - compatta dietro di sé il mondo politico, che come un sol uomo lo segue nelle sue battaglie contro il pericolo magistratura. Infine si diverte un mondo: prendere in giro l'austero Procuratore è una delle cose che più solleticano l'animo goliardico del nostro ridente presidente.

Però sarebbe sbagliato ridurre tutto a uno scontro di caratteri, il rigido Procuratore, fin troppo tormentato e proteso nella ricerca dell'illecito, e l'irridente politico, che capitalizza a proprio vantaggio le rigidità della controparte e i mal di pancia del mondo politico. Vediamo l'ultima, illuminante polemica. Il Procuratore, nella richiesta (poi non accolta) di rinvio a giudizio nel caso del segretario comunale Scotoni, presenta quest'ultimo come unico usbergo all'illegalità diffusa" in Trentino. Ed ecco che all'inaugurazione dell'anno giudiziario Andreotti contesta tale affermazione: "in Provincia non esiste un clima di illegalità diffusa. No, non è vero! " E poi fa seguire i dati: 78 dipendenti provinciali inquisiti, 10 condannati. E alcune mele marce bastano per parlare di "illegalità diffusa'"! "Non ritengo che sia buona giustizia quella che, partendo da una generica notizia di reato, pretenda di estendere il diritto-dovere di indagine, organizzando un controllo sistematico sugli atti, in nome di un inaccettabile pregiudizio di 'illegalità diffusa'."

Per inquadrare il problema partiamo dai dati. Anzitutto dai dieci provinciali condannati, che sono i seguenti: i noti politici Malossini e Nicolini (corruzione, con tangenti in soldi o in natura, la villa di Torbole); i dipendenti del servizio Lavori Pubblici Giovannini, Trentini, Piazza, Cestari (corruzione, da parte della L.B. Elettrotecnica per appalti della Provincia); il dirigente del servizio industria Scarperi (corruzione, per essersi fatto pagare una crociera per due persone sul Nilo in cambio di un'accelerazione di una pratica per contributi); il funzionario del personale Diego Bonazza (ha intascato una tangente per procurare un'assunzione in Provincia; è stato l'unico episodio penalmente rilevante del peraltro gravissimo scandalo di Rac-comandopoli, alias Morolli's List, l'elenco in cui quasi tutti i dipendenti della Pat erano classificati in relazione ai padrini che ne avevano sollecitato l'assunzione); l'ingegnere del servizio viabilità Gualtiero Giovannini (falso in atto pubblico e abuso d'ufficio, per aver certificato l'effettuazione di lavori mai compiuti); infine Marco Bonetti (peculato, sottrazione di una consistente cifra di denaro per ripianare debiti personali).

Inoltre sono da aggiungere - non conteggiate da Andreotti, in quanto esterni alla Provincia Autonoma - le condanne di funzionali e tecnici Itea, del vertice dell'Auto-brennero con corollario di politici ricettatori, varie situazioni nei Comuni; come pure l'imminente rinvio a giudizio di dirigenti del Servizio ripristino ambientale della Pat (scandalo Coneco).

Non è finita. Se non ci limitiamo alla pura contabilità delle condanne definitive, non possiamo non considerare altre situazioni in cui non si è arrivati all'individuazione di responsabilità penali di pubblici ufficiali, ma che ci descrivono settori della società civile all'assalto delle casse pubbliche, i cui guardiani risultano distratti, negligenti quando non complici.

E' il caso gravissimo del Consorzio Trentino Costruttori, articolazione dell'Associazione Industriali, creato per aggirare le normative sugli appalti, che ha collezionato condanne per Mondial-fiemme e la Circumlacuale di Caldonazzo.

E' il caso dei tanti crack di società fantasma, autentici bidoni industriali tanto ampiamente quanto improvvidamente sovvenzionati tramite incredibili contributi provinciali (la Scp, la Quantum, la Kinghino i casi più clamorosi). Insomma, l'attività criminosa a livello economico, ha sicuramente trovato all'interno della Pat ampi spazi entro cui muoversi.

Se poi consideriamo il metodo delle assunzioni nella struttura provinciale, che Raccomandopoli ha svelato essere scientificamente organizzato per eludere i concorsi e collegare i dipendenti ai padrini, vediamo che ci sarebbe di che preoccuparsi.

"Granerò è indubbiamente stato troppo drastico - ci dice un magistrato - la Pat non è particolarmente corrotta. Però il problema esiste, e un politico dovrebbe affrontarlo, non negarlo."

"Parlare di illegalità diffusa è ingeneroso e sbagliato - commenta con analoghe parole l'avv. Pontalti - Però un problema di illegalità e 'è, è visibile, e non è marginale. L'attuale classe politica, quella post-Tangentopoli, è senza dubbio più pulita, oltre che più attenta. Ma la struttura amministrativa non è cambiata, non sono cambiate le regole. E così oggi abbiamo che i nuovi amministratori sono indenni da avvisi di garanzia, ma le indagini proseguono, individuando comportamenti scorretti di funzionari, impiegati ecc."

Insomma Andreotti, se si diverte nella sua polemica con il Procuratore, è anche perché se lo può permettere, ha il cuore e la coscienza leggeri tipici della persona che non ha nulla da temere. E questo è un bene.

Però, come capo del governo provinciale, sarebbe meglio che smettesse di solleticare gli orgogli e i riflessi di categoria dei dipendenti e dei politici; e che invece affrontasse il problema - esistente - dell'illegalità.

Ma questo comporterebbe la necessità di reimpostare tante cose nella struttura, a iniziare dagli antichi schemi delle assunzioni clientelari; un'impresa titanica per il nostro, che non ha né la forza né la voglia neanche per iniziare. E allora, via con le polemiche.


Parole chiave: Andreotti, Giustizia

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