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 Quindici giorni

Ettore Paris
11 luglio 1998
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I personalismi nella sinistra

Uomini e progetti in vista delle elezioni.

Indice:

"Sui Ds plana il missile W2" titola l'Alto Adige, riferendosi alle candidature per le prossime elezioni provinciali di Wanda Chiodi e Walter Micheli, "è spaccatura su Wanda e Walter candidati". Se poi aggiungiamo che negli stessi giorni è apparsa l'ipotesi di una candidatura per ripicca di Wanda Chiodi con Trentino Domani (la formazione di laici ed ex socialisti di Mario Raffaelli, che flirta un giorno con Dellai e uno con Forza Italia) abbiamo chiaro il livello del dibattito politico.

"Mi sono stancato di interessarmi a queste scemenze " ci dice un militante della sinistra, di quelli cresciuti a pane e politica. E la critica non è solo ai giornali.

In effetti in questi mesi abbiamo assistito a un processo di personalizzazione della politica, che è preoccupante. Perché è andato di pari passo con un parallelo processo di svuotamento dei contenuti. E allora è chiara anche la scelta dei media: visto che di progetti nessuno parla, le pagine di cronaca politica, che vanno pur riempite, le dedichiamo ai giochetti delle alleanze, tradimenti, candidature.

Di questo scadimento è stata investita in pieno anche la sinistra. La quale, fallito nell'autunno scorso il tentativo riformista del governo Andreotti2 (alleanza tra l'Ulivo e il Patt), ricacciata all'opposizione, non ha saputo gestire questa posizione. Quasi che il pur prevedibile coalizzarsi delle forze (politiche e sociali) della conservazione, l'avessero spaventata: ed ecco quindi i grandi temi della riforma elettorale, del decentramento istituzionale, del contenimento della spesa pubblica, della lotta a clientelismo e burocrazia che pur erano stati oggetto di interessanti esperienze di governo sparire completamente dall'agenda politica. E far posto non ai temi del lavoro o dell'ambiente (su cui si era stati evasivi) ma alle ipotesi di alleanze prima e candidature poi.

Invertendo il processo logico: le alleanze dovrebbero venire determinate in base al progetto politico, non viceversa (vediamo con chi allearci, e poi ci metteremo d'accordo su cosa fare assieme); e così le candidature: dovrebbero essere espressione degli obiettivi da raggiungere (candidiamo la Chiodi perché simboleggia la riforma elettorale, Bondi quella istituzionale, Micheli perché è una garanzia sull'ambiente) non viceversa (visto che abbiamo agganciato per esempio il presidente degli artigiani, diamo centralità all'artigianato). Il che poi riporta al solito problema della politica: serve per perseguire degli obiettivi, o serve per raggiungere il potere? Gli scranni nelle assemblee elettive sono un mezzo, o sono essi il fine?

Questo svanire degli obiettivi ha causato danni vistosi. Si è visto nascere il "partito dei sindaci", basato non su una diversa linea politica, ma su un'inedita contrapposizione nuovo/vecchio ( "tutti a casa " i vecchi consiglieri, arriviamo noi sindaci, che rappresentiamo il nuovo). Ed attaccando frontalmente i consiglieri-assessori riformatori, è stata delegittimata l'attività riformatrice, di fatto non più riconosciuta come patrimonio della sinistra.

Una brutta deriva.

Che però per fortuna ha risvegliato grazie al meccanismo delle primarie degli anticorpi. E nei Democratici di Sinistra si è assistito a una pur confusa mobilitazione contro la "deriva pragmatica" impersonata, anche al di là delle sue intenzioni, dalla candidata Cogo.

Parallelamente nei Ds e nella sinistra si sono avviate altre dinamiche, potenzialmente positive.

Alla presidenza dei Ds è stato eletto (quasi all'unanimità) Mauro Bondi. Con un duplice, esplicito significato: primo, Bondi è socialista, non è più tempo di steccati fra le componenti della sinistra, anzi si deve andare verso la Sinistra Federata Trentina; secondo, Bondi è l'assessore della riforma istituzionale, quella che aboliva i comprensori, ridimensionava la burocrazia provinciale, affrontava il contenimento della spesa sul fronte istituzionale (responsabilizzando sindaci e Comuni). Insomma l'asse dovrebbe essere chiaro: si cercano le aggregazioni, si fanno le alleanze con un fine conclamato (ma tutt'altro che pacifico), le riforme.

Si è poi indirizzato il processo di aggregazione con Solidarietà e Rete. Stabilendo che i vari soggetti (e i consiglieri che verranno eletti) fanno parte di un unico progetto politico. Cosa vuol dire? Che le decisioni si prendono assieme, in un unico luogo, e che poi valgono per tutti. Insomma la Sinistra Federata non dovrà essere un autobus su cui un personaggio sale per farsi eleggere, e per poi andarsene per conto suo: sarà il luogo dove si elabora e persegue un progetto comune.

Perché è molto facile prevedere, dopo le elezioni di quest'autunno, l'esplodere delle tante liste (civiche, biciclette, partiti inventati) confezionate per superare la fatidica soglia del 5%. E riproporsi una situazione analoga all'attuale: in cui l'assenza e delle ideologie e dei progetti, porta alla frantumazione della rappresentanza. Per cui a novembre, nelle urne elettorali si finirà con il giocare solo il primo tempo della partita; il secondo lo si giocherà nei mesi successivi, quando chi non avrà costruito cultura e obiettivi comuni, si disintegrerà di fronte alla forza degli interessi e delle ambizioni.

Ed è per evitare questo esito, che si vuole costruire la Sinistra Federata. "In cui però il Pds fa sempre la parte del leone, e gli altri sono i cespugli" è stato obiettato. "In cui il Pds è anche lui un cespuglio - ha risposto il neopresidente Bondi - Se i laburisti, i cristiano-sociali, la Rete, Solidarietà, li sommiamo, vediamo che i pidiessini doc sono minoranza; se poi vuole venire anche Società Aperta... Certo il problema è il solito: si vuole costruire il nuovo Trentino, o si vuole mantenere la propria parrocchietta?"


Parole chiave: Pds, Politica locale, Sinistra

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