Una città senza cuore?

Bolzano: soldi e realizzazioni per chi “produce”; per gli altri - dai bambini ai disabili - tutto diventa difficile.

Bolzano è una città ricca, piena di contraddizioni e, almeno secondo i turisti, bella. Meno bella è per i cittadini, che vivono in quartieri dove il Comune ha dimenticato per troppo tempo di investire. Gli aspetti critici riguardano certo anzitutto la qualità dell’aria, con dati altissimi di inquinamento da biossido di azoto e di ozono, e un tasso elevatissimo di tumori, e il rumore che ha un livello di fondo di più di cinquanta decibel.

Ma riguarda anche la qualità della vita di anziani, bambini e disabili, che non essendo produttori non sembrano interessare molto gli amministratori. Un esempio clamoroso è emerso recentemente e riguarda il VKE, associazione per i parchi-gioco dei bambini e per il tempo libero. Dal 1974 l’associazione svolge un’importante attività di interesse pubblico: promuove la costruzione di parchi- gioco per bambini in tutta la Provincia e organizza iniziative di gioco per i cittadini più piccoli. Non si fa differenza né separazione fra i soci dei tre gruppi linguistici, contribuendo quindi anche al raggiungimento della piena armonia nella società sudtirolese.

I soci sono oggi oltre 1.700 e nella provincia le sezioni sono 16. I successi raggiunti in 26 anni di attività sono stati notevoli: oltre 300 progetti sono stati effettivamente realizzati, gli spazi verdi attrezzati a misura di bambino sono cresciuti e l’impegno dell’associazione continua ad evolvere comprendendo tra le molte attività la progettazione di case del gioco, piste ciclabili, cinema per ragazzi, pubblicazioni e contatti internazionali, animazione con ludobus ed estate ragazzi. Quest’ultima iniziativa permette alle famiglie di affidare per turni bisettimanali anche ripetuti i propri bambini ad educatori esperti, che fanno loro fare vacanze in città (e dintorni), durante il periodo di chiusura di scuole materne ed elementari. Le iniziative permettono la partecipazione di bambini di tutti i gruppi linguistici, quindi rendono possibile anche un contatto interlinguistico, non sempre facile nel sistema di separazione di scuole e orari che vige nella provincia di Bolzano.

Ora il VKE improvvisamente ha problemi pratici di enorme portata, poiché, mentre i suoi uffici, comprensivi di una biblioteca di 2.000 voluni, si trovano in un piccolo appartamento del centro, essi avevano trovato finora nell’edificio del vecchio ospedale posto per il magazzino, necessario per ospitare i quattro ludobus, il parcheggio e gli alloggi per gli obiettori che prestano servizio presso l’associazione e la cui attività è indispensabile a garantire la continuità dell’attività.

In questo momento il vecchio ospedale è un cantiere destinato a vedere sorgere al suo interno e al posto di una parte dei vecchi edifici e del parco ormai distrutto la sede della nuova università. Il VKE, analogamente alle altre associazioni e al Museion, il museo d’arte moderna, ha ricevuto lo sfratto. Tuttavia, mentre le altre associazioni hanno ottenuto da tempo altre sedi, il VKE non ha prospettive: né la Provincia né il Comune hanno indicato una nuova sede adeguata. In particolare sembra impossibile trovare un magazzino per la grande quantità di materiale.

Il Comune continua a fare promesse che puntualmente cadono nel vuoto. Ma neppure la Provincia sembra interessarsi alle sorti dell’associazione, mentre per museo, mensa degli anziani e Elternkindzentrum sono state trovate tempestivamente sedi nuove. Ironia delle cose: l’Ufficio Giovani della Provincia ha accettato di finanziare il progetto del VKE relativo alla costruzione del nuovo magazzino e la delibera è già stata approvata. Purtoppo però manca l’area.

Al turista, cui piace Bolzano, non può sfuggire, quando entra in città uscendo dalla stazione ferroviaria, l’imponenza - quasi l’arroganza - dei palazzi che la Provincia con enorme dispendio di risorse economiche realizza in grande quantità. Quello davanti alla stazione supera il costo di 50 miliardi e subito dietro ve ne sono altri tre, in costruzione o appena terminati. Migliaia di metri cubi, coperti di marmi di Lasa e di vetri: ma per i bisogni di chi non ha lo status di "produttore", per bambini, anziani, persone con problemi, non c’è posto.

E’ di poco fa la polemica sulla creazione di un centro cosiddetto " a bassa soglia", che accolga e dia sollievo almeno momentaneo a quei tossicodipendenti e alcolisti che rifiutano di curarsi, ma non per questo devono essere abbandonati. La Provincia voleva inserirlo in un condominio, e solo dopo proteste e discussioni si è trovata una soluzione migliore, centrale e dignitosa. Sembra che gli amministratori di questa città vengano sempre sorpresi dall’esistenza di cittadini con problemi. Come se la città fosse un organismo di persone tutte nel pieno della giovinezza, della salute, della produttività e che per gli altri non vi sia posto. Oppure non vi sia cuore.

Parole chiave:
Stato sociale
Sudtirolo

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