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Home > QT n. 13, 24 giugno 2000 > Mercatone Uno: l’assessore dice che….

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Roberto Devigili
24 giugno 2000
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Mercatone Uno: l’assessore dice che….

Il tormentone del mega-negozio di S. Michele all’Adige si è concluso.

Indice:

Il Mercatone Uno di San Michele all’Adige ha riaperto i battenti dopo alcuni mesi di chiusura obbligata a causa della revoca dell’autorizzazione commerciale. Ora, dopo l’entrata in vigore della nuova legge sul commercio approvata a larghissima maggioranza dal Consiglio provinciale, è stato ricondotto a regolarità anche il punto vendita di San Michele all’Adige.

L'assessore provinciale alle attività economiche Remo Andreolli.

La vicenda, piuttosto complessa, era iniziata un paio d’anni fa quando l’azienda romagnola sponsorizzata dal ciclista Marco Pantani aveva acquisito un capannone all’ingresso del paese ed aveva avviato l’attività di vendita di prodotti commerciali a basso prezzo. Ma le licenze rilasciate dal comune di San Michele non erano state rispettate: erano stati autorizzati quattro negozi quando in realtà l’accesso al capannone era unico, così come era unica la cassa che, all’usicita, rilasciava gli scontrini di pagamento. Ma c’era dell’altro: le autorizzazioni comunali erano illegittime perché, dal punto di vista urbanistico, quel tipo di attività non era possibile nella zona nella quale l’azienda si era insediata.

Nonostante la passività del comune di San Michele, di fronte agli esposti ed ai ricorsi amministrativi di alcuni commercianti, la Provincia dispose la chiusura dell’esercizio commerciale.

Insorsero i sindacati, che trascinarono i lavoratori davanti al palazzo di piazza Dante anziché dinanzi al municipio di San Michele, vero artefice del pasticcio amministrativo e che tra l’altro, nella vicenda, ha bruciato diverse decine di milioni di spese per il pagamento delle cause perse davanti al tribunale amministrativo ed al Consiglio di Stato.

Così la Provincia s’impegnò a sanare la questione nell’ambito della nuova legge sul commercio se l’azienda avesse garantito gli stipendi ai circa quaranta dipendenti anche durante il periodo della forzata chiusura e avesse trasformato il capannone nei quattro negozi originariamente previsti dall’autorizzazione comunale mai in realtà rispettata.

A vicenda conclusa, abbiamo posto alcune domande all’assessore provinciale Remo Andreolli, promotore della nuova legge sul commercio che recepisce nell’ordinamento trentino la riforma nazionale Bersani, adeguandola alle esigenze locali.

Quali sono state le ragioni che hanno indotto la Giunta provinciale (e successivamente il Consiglio provinciale) a sanare la situazione di illegittimità confermata, lo ricordiamo, da ben due sentenze del giudice amministrativo?

A San Michele sono in molti a pensare che se non fosse intervenuta la Provincia, il Comune avrebbe rischiato di pagare un forte risarcimento danni e che se la Provincia è infine intervenuta, lo ha fatto anche a causa della sua "coda di paglia» in quanto corresponsabile della sovrapposizione di norme contraddittorie e dell’inerzia dimostrata nell’esercitare l’attività ispettiva.

"L’intervento di ogni legislatore (nazionale o locale che sia) non può partire dal presupposto di risolvere o dare risposte a singole situazioni; è l’interesse collettivo il principio ispiratore di ogni proposta normativa. Credo che il principio abbia trovato applicazione anche nella vicenda del Mercatone: prevalevano (e prevalgono tuttora) ragioni generali che giustificavano l’intervento del legislatore per chiarire un contesto di norme (commerciali ed urbanistiche) non perfettamente allineate.

Il problema vero è che disposizioni commerciali e regole urbanistiche non si sono mai coordinate tra di loro (quello del raccordo è tra l’altro uno dei più importanti obiettivi della recentissima riforma provinciale del commercio, che ha finalmente introdotto il principio dell’urbanistica commerciale, in altre parole del costante coordinamento tra le due discipline).

A San Michele all’Adige, così come in molti altri Comuni del comprensorio, nelle aree di interesse commerciale locale è consentito l’insediamento di centri commerciali: la nuova legge ha semplicemente chiarito che proprio in queste aree di interesse sub provinciale, per centri commerciali non si intendono quelli previsti dalla legge provinciale ma aggregazioni di singoli, distinti esercizi commerciali.

E’ evidente comunque che l’aspetto occupazionale, stante il numero dei lavoratori interessati all’eventuale processo di mobilità (licenziamento), sia stato tenuto in debita considerazione nei diversi passaggi che questa delicata e tortuosa vicenda ha comportato. Non so poi (né posso sapere) se vi fossero problemi legati a possibili risarcimenti di danni. Questo aspetto non ha comunque pesato, nelle diverse fasi, sull’operato della Giunta provinciale.

Preciso infine che gli uffici provinciali hanno illustrato in maniera chiara il percorso che i promotori dell’iniziativa avrebbero dovuto seguire per il buon esito della stessa (per non incorrere nelle successive disavventure, n.d.r.).

E'vero quanto affermato dall’oramai ex sindaco che la Provincia avrebbe dato garanzie politiche sulla trasformazione di San Michele in un polo commerciale strategico?

"L’Assessorato al Commercio, da me diretto, non ha fornito alcuna assicurazione sulla possibilità di uno sviluppo commerciale estensivo nella zona di S. Michele. Le valutazioni dei poli di sviluppo commerciale con l’indicazione delle relative aree, saranno inserite nel regolamento di programmazione commerciale e pianificazione urbanistica.

Per ciò che riguarda il ruolo di S. Michele all’Adige nel panorama dell’offerta commerciale provinciale, il Comune è zona importante perché (come si è dimostrato) è in grado di attrarre clientela dall’Alto Adige. Ma ogni sviluppo del commercio in tale area è questione futura, di quando, come già detto, la Provincia dovrà definire, in base alla nuova legge, le aree commerciali di interesse provinciale".

Se la sente di esprimere infine un giudizio politico sul comportamento del comune di San Michele che ha colpevolmente (lo dicono le sentenze del giudice amministrativo) creato il bubbone e poi l’ha scaricato sulla Provincia (manifestazioni sindacali comprese)?

"Non sta a me dare giudizi ‘politici’ sull’operato della precedente amministrazione: sono gli elettori che si esprimono ad ogni rinnovo di mandato".

Com’è noto, gli elettori si sono espressi mandando a casa gli amministratori coinvolti nella vicenda del Mercatone Uno.

Ma forse si è trattato di una pura coincidenza.


Parole chiave: Commercio, Piana Rotaliana

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