Ombre sull’Europa

Un incontro a Klagenfurt (la capitale di Haider) per studiare i caratteri della nuova estrema destra.

Sebbene negli anni Novanta vi sia stato in tutta Europa un forte sviluppo della destra, sia a livello di governo che di elaborazione culturale, pochi partiti si definiscono di destra. Quasi nessuno di estrema destra.

Che cosa vuol dire "estrema destra"? Tre criteri classici vengono usati ad esempio da Piero Ignazi, studioso del fenomeno a livello europeo: a) collocarsi sulla destra dello spazio politico; b) avere un’ideologia che si richiami al fascismo; c) essere antisistema, cioè avere obiettivi di delegittimazione dei principi e della prassi dei sistemi democratico-rappresentativi.

A Klagenfurt per tre giorni, alla fine di novembre, studiosi, docenti universitari, politici hanno esaminato da diversi punti di vista la politica dei Freiheitlichen al governo e confrontato le esperienze di diversi paesi. Politica culturale, psicologia del leader di riferimento, politica sociale, politica delle donne e delle differenze, questi i punti di vista principali esaminati a livello locale ed europeo.

"Unione europea: il centro svolta a destra?" era il quesito dibattuto nella tavola rotonda finale, cui ha partecipato, insieme al parlamentare europeo Johannes Voggenhuber, alla portavoce di un’associazione antirazzista di Parigi, anche chi scrive, mentre l’introduzione era affidata ad un ricercatore del DOEW, il centro di documentazione della resistenza austriaca, che dal 1963 è diventato un punto di riferimento per la conoscenza delle attività dell’estrema destra in Europa.

Dal convegno, sviluppato in seminari, e in una serie di relazioni e discussioni, e nel dibattito internazionale, è emerso innanzitutto che i principi dell’autoritarismo e della limitazione della democrazia hanno meccanismi precisi, sia in prospettiva storica che oggi. Ma anche che ogni sistema-paese possiede caratteri propri.

Perché se ne parla in una cittadina delle Alpi? Klagenfurt è la capitale di Haider, dove il leader populista governa e da dove muove le sue pedine al governo a Vienna, in attesa di andarci lui stesso da trionfatore, come pianifica ed esplicitamente dichiara, soprattutto dopo che l’Unione europea ha abolito le sanzioni senza mettere condizioni.

Il movimento di intellettuali e studenti democratici, al contrario, non sottovaluta il significato e l’effetto di legittimazione dell’estrema destra al potere e cerca di tener d’occhio e di documentare i comportamenti del movimento dei Freiheitlichen, i quali, al di là del nome, nulla hanno di liberale.

Nel corso del convegno è stato presentato l’ultimo libro di Hans Henning Scharsach, dal titolo "Haider. Schatten über Europa" (Ombre sull’Europa), un libro di cui Simon Wiesenthal ha detto: "Finché Haider è al potere in Austria, questo libro è indispensabile".

L’autore, che ha al suo attivo altri libri sul fenomeno di estrema destra austriaco, ha spiegato il clima difficile in cui il lavoro di documentazione degli storici viene realizzato, sottoposto a continue denunce, le quali, benché non abbiano seguito, hanno come scopo l’intimidazione degli studiosi. Anton Pelinka, storico insigne, noto anche nella nostra regione, ha subìto un processo per le affermazioni fatte su Haider, su denuncia di quest’ultimo, processo che ha riconosciuto le ragioni dello studioso, ma che costituisce un segnale allarmante. Per questo il libro di Scharsach è un’impressionante raccolta di documentazione con riferimenti di fonti di una precisione pignola e l’esame delle differenti interpretazioni. Ne esce un quadro che non può lasciare indifferenti. La tendenza europea di vedere l’Austria come un paese troppo piccolo per suscitare interesse per la politica, si rivela un errore grave. Le parole e i comportamenti della nuova destra, differenzialista, razzista, antifemminista, pronta a menare le mani, sono straordinariamente comunicabili al di là dei confini. Ed effettivamente Haider si aggira continuamente in Friuli e nel Veneto, dove in molti condividono i suoi pensieri e le sue affermazioni inaudite, cui seguono smentite che non smentiscono.

Il Parlamento europeo pochi giorni fa ha approvato la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, dove si legge che l’Unione "si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà" e "si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto" e ancora "pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia". In Austria è al governo una forza politica che mette in dubbio gli articoli sulla non discriminazione, sulle azioni positive, sul rispetto della diversità culturale, religiosa e linguistica.

La fiamma del populismo e della xenofobia si è già estesa attraverso le valli alpine e ha colpito nel segno in Svizzera con il successo della Volkspartei di Blocher. In questi paesi considerati politicamente periferici, ancorati nel localismo e in una specie di consapevolezza di una differenza incomunicabile, è più facile dire ciò che si pensa, anche in modo radicale e perfino usare linguaggi brutali, senza che sorgano le reazioni che sarebbero immediate in Germania o in Francia. E da parte di chi non è d’accordo si sottovaluta, dimenticando il rischio di aprire il vaso di Pandora del razzismo e dell’odio per il diverso. La propaganda politica e il successo dei Freiheitlichen al potere già trova un’accoglienza entusiastica fra i movimenti di estrema destra in Europa, che vedono in Haider il loro punto di riferimento.

E’ un’estrema destra post-industriale. Le sue caratteristiche sono la proletarizzazione (gran parte del loro elettorato è composto di operai o di esponenti di ceti deboli), la maschilizzazione (prevalgono nettamente i giovani maschi) e la radicalizzazione. L’ostilità agli immigrati è il tema che unisce tutti. Quasi tutti i partiti di estrema destra hanno abbandonato il razzismo biologico, per lasciare il posto al razzismo differenzialista, all’etnocentrismo su base etnica o culturale. L’equivoco è facile.

Nella capitale di Haider, cittadina pulitissima e tranquilla, dove alle dieci e mezza di sera non si è trovato un locale aperto per mangiare, attraversando le strade del centro alle cinque di mattina, diretti verso la stazione, da ogni angolo spuntano poliziotti infilati in lunghi stivaloni neri. Addetti alla sicurezza, dice il tassista.

Eppure, invece di sentirsi sicuri, si prova un vago senso di inquietudine.