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Home > QT n. 17, 13 ottobre 2001 > Il pelo nell’uovo (del cuculo)

 Lettera dal Sudtirolo

Alessandra Zendron
13 ottobre 2001
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Il pelo nell’uovo (del cuculo)

Censimento etnico e libertà di pensiero. L’exploit di Karl Zeller.

Indice:

A Bolzano tre anni fa è stata fondata un’università "libera", la cui esistenza tuttavia è legata alle leggi di bilancio. Non esiste infatti una legge che ne garantisce il funzionamento e quindi i progetti che vanno al di là di pochi anni, compresa la remunerazione dei docenti, non hanno alcuna certezza. Se Durnwalder sarà sostituito da un presidente di giunta che la pensa come molti nella SVP, partito che conta nomi notissimi fra gli avversari dell’ alta cultura, sia essa università, sia teatro non dialettale, sia musica di livello internazionale, si potrebbe creare una situazione di enorme difficoltà per l’ateneo appena nato. Ma tuttavia oggi non è tanto o solo questo aspetto che emerge dalla polemica rovente scaturita dalla pubblicazione del parere del Consiglio d’ Europa e del Garante per la Privacy sul censimento etnico. Di fronte ai primi risultati positivi dell’azione messa in atto dall’associazione delle famiglie mistilingue, e al successo dei loro ricorsi, tesi a garantire i diritti delle persone che non siano in grado di dichiararsi appartenenti ad uno solo dei gruppi linguistici ammessi dall’attuale legge, la reazione di Karl Zeller, deputato della SVP, è stata - a dir poco - fuori dalle righe. Esprimendosi sul Dolomiten, un giornale che "non ammette replica", ha aggredito furiosamente un giovane studioso dell’Accademia Europea di Bolzano, che nel suo tempo libero ha avuto il coraggio (l’impudenza, secondo Zeller) di usare il suo cervello e il suo sapere non per l’ente pagante, la Provincia, ma secondo le sue convinzioni. Il deputato della SVP ha usato espressioni come "doppio ruolo" del ricercatore, e ha accusato l’Accademia di avere permesso che nel suo grembo si sviluppasse un "uovo di cuculo (l’ha chiamato proprio così, "ein Kuckucksei", con enfasi nei titoloni del giornale) nutrito con il denaro del pubblico contribuente".

Ora, al di là della considerazione che da un giurista che ha la passione del pelo nell’uovo etnico ci si poteva aspettare qualche considerazione di merito sul contenuto delle pronunce, o almeno un tentativo di smontarne qualche aspetto, si deve prendere atto con preoccupazione che il livello della polemica scatenata forse per nascondere la mancanza di ragioni diverse, ha posto in primo piano questioni rilevantissime. Prima fra tutte, il diritto di libertà di pensiero di ogni persona e, per gli studiosi, il diritto di libertà nella ricerca scientifica. Nel momento in cui nel mondo, attraverso la forma più irrazionale della violenza, il terrorismo, è in atto un attacco pesantissimo al sistema occidentale e al principio di libertà che lo informa, siamo costretti a leggere affermazioni (davvero temerarie per un deputato di un parlamento occidentale) che ci riportano indietro nel tempo o ci portano verso spazi geografici in cui ancora oggi il principio di libera espressione è sconosciuto. Il pensiero che chi riceve uno stipendio dall’ente pubblico non abbia diritto alla libertà di espressione, fa rabbrividire.

I dipendenti della Provincia sono in Sudtirolo trentamila: trentamila persone che secondo Zeller non hanno il diritto di esprimere opinioni in contrasto con quelle del suo partito. O meglio delle sue, visto che per fortuna nel suo partito è rimasto uno dei pochi a combattere con la spada in mano, invece che con gli argomenti, le ragioni degli altri. Peccato che in questo momento gli altri esponenti del partito di maggioranza lascino proprio a una persona così incapace di dialogo una questione che diventa cruciale per un cambiamento in Sudtirolo. L’autonomia può continuare a costituire uno strumento di sviluppo per la società solo se riesce ad adeguarsi alla realtà. La dichiarazione etnica può benissimo essere anonima e continuare a garantire l’applicazione della proporzionale nel numero limitato di casi che effettivamente si pone. E se è anonima, è anche più veritiera. D’altro canto non è più sopportabile che nuove generazioni di persone mistilingue per famiglia o per scelta debbano fin dai 14 anni di età scegliere drasticamente fra una delle due lingue e culture pur sentendo di appartenere ad entrambe e ancora a qualcosa di più.

Perché aspettare che siano le Corti di giustizia nazionali ed europea a demolire un sistema che non garantisce i diritti di tutti? Al giurista del pelo nell’uovo è seguito naturalmente Durnwalder, che è arrivato a dire che il Consiglio d’Europa ha dato ragione solo ad uno sparuto gruppetto di dieci persone che non contano nulla, mentre ai 450.000 sudtirolesi piace il censimento così com’è.

Mica male per un giurista. Mica male per un esponente di una minoranza.


Parole chiave: Diritti civici, Sudtirolo, Svp

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