Il filo del rasoio

I sudtirolesi di oggi: severi per i peccati degli altri, molto comprensivi nei confronti dei propri.

Il famoso libro dallo stesso titolo dello scrittore inglese Somerset Maugham non c’entra niente. Là si trattava della difficoltà di comprendersi fra esseri umani, del coraggio di fare scelte radicali per seguire il proprio destino, della scoperta delle differenze dei sentimenti.

Qui, nella provincia di Bolzano, sicura di sé fino a diventare supponente, è paradigma di una concezione di responsabilità morale che per "i nostri" vale solo a metà. Mentre i giudizi sull’ immoralità degli altri, soprattutto a sud delle nostre verdi montagne, sono secchi e senza compassione, quando si tratta di infrazioni di legge che vengono fatte da concittadini, il metro di giudizio e anche la sensibilità sono molto diversi, si potrebbero dire "comprensivi" e qualche volta sono pronti ad invocare la congiura dei servizi segreti (si pensa a quelli degli anni Sessanta, non agli installatori di cimici regionali) per invocare l’innocenza.

Ricordava Arnold Tribus nei giorni scorsi, in uno dei suoi fondi sulla Tageszeitung, che qui sono a lungo esistiti nazisti antifascisti e fascisti antinazisti. Una produzione rara, da ascriversi alla specificità locale.

Ma di specificità si tratta anche quando i giornali (soprattutto "il" giornale) tuonano contro le immoralità al di fuori dei confini della Heimat, ma passano in ultima pagina o ignorano i poco edificanti episodi che in misura sempre maggiore emergono e contribuiscono a comporre un quadro di moralità pubblica dubbia.

I casi Atz. Non solo quello famoso dell’automobile, ma anche quello ancora aperto della Sill, per cui di tanto in tanto nel comune di Bolzano si chiede un salasso alla mano pubblica per coprire dei privati. Le leggi finanziarie che vengono abusate per coprire speculazioni edilizie (caso Anterselva) e per premiare gli asini (assunzione in ruolo degli insegnanti che non hanno studiato e contemporanea punizione di chi si è laureato lavorando), contro ogni elementare regola della buona amministrazione.

Il finanziamento di gruppi consiliari defluisce nelle casse del partito, con la motivazione che il partito "offre servizi" ai consiglieri. Formalmente sostenibile, forse, sulla base della mancanza di norme specifiche. In sostanza invece del tutto in contrasto con l’obiettivo della normativa di legge sul finanziamento della politica, che per frenare lo strapotere dei partiti aveva indicato negli eletti e nelle elette l’oggetto del sostegno pubblico. Le reazioni alle inchieste della magistratura sono scarse, imbarazzate, e perfino ipocrite, in quei casi in cui si accusa la paglia negli occhi altrui avendone una almeno uguale nella propria.

Poi c’è il caso della scuola Max Valier, di cui i giornali scrivono che i due ingegneri che erano responsabili del progetto si rifiutarono di firmare le carte, ma il progetto è stato realizzato ugualmente fra numerose irregolarità e con il sospetto di denaro finito in conti esteri.

Nella zona di oltre via Resia , il costo del verde urbano sembra verrà scaricato sulle spalle del Comune, a favore dei soliti noti, con scorpori degli spazi verdi nei progetti di espansione.

E’ necessario naturalmente non giudicare prima del tempo, ed è doveroso attendere che di tutti questi episodi vengano tratte da chi di dovere le conclusioni, che siano portate a termine le indagini della magistratura. Ma come negare che esiste una sottile inquietudine che proviene dalla sensazione di diffuso malcostume, almeno di leggerezza nell’uso del denaro pubblico, che richiederebbe invece a chi lo maneggia una dose speciale di sobrietà e anche di avarizia?

E’ mortale per la democrazia concedere alla politica di avere comportamenti meno rispettosi della morale di quanto non si richieda ad ogni persona nella sua vita privata. Citare Machiavelli, per invocare il disgiungimento fra politica e morale, non convince. Al contrario, è opportuno che si affidino compiti di responsabilità solo a coloro che non scapperanno con la cassa.

In questi giorni in Sudtirolo si mormora perfino che per non arrivare in contemporanea alla fine della legislatura e alla fine delle inchieste, si preferisca "approfittare" della crisi della Regione per fare elezioni anticipate. Dubito che ciò corrisponda al vero. Ma solo il fatto che una simile chiacchiera possa diffondersi, è un brutto segno.

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Sudtirolo

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