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Home > QT n. 3, 9 febbraio 2002 > Diavolo d’un uomo!

 L’editoriale

Renato Ballardini
9 febbraio 2002
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Diavolo d’un uomo!

Elogio semiserio di Silvio Berlusconi

Indice:

Lasciatemi fare, per una volta, l’advocatus diaboli, l’avvocato del diavolo. Silvio Berlusconi è un perfetto self made man, cioè uno che si è fatto da sé, un eroe dei nostri tempi, insomma un esemplare campione dell’arte di arrangiarsi. Badate che non lo dico con dileggio. L’arte di arrangiarsi è una abilità squisitamente nostrana, sviluppatasi nella secolare condizione di penuria e sudditanza in cui visse il nostro popolo, e che dovette essere temperata da una accorta e disinvolta astuzia maneggiona. E’ da questa storia che è nata la nostra virtù nazionale, la furbizia. Perché ripudiarla?

Ma torniamo al Nostro.

L’origine del suo successo di imprenditore è circonfusa da un’aura che ha del miracoloso: le borse grevi di banconote per miliardi di lire portate al notaio per conferire il capitale della galassia delle sue società incrociate; le fortunate operazioni immobiliari nella periferia di Milano rese possibili dall’ingegnosa intuizione di accidentali coincidenze fra provvidenziali previsioni urbanistiche ed aree casualmente accaparrate; la grazia ricevuta dal sempiterno amico Bettino con il famoso decreto sulle televisioni caduto dal cielo per impedire la prepotenza di quei pretori che volevano oscurare le reti che erano state create dalla sua libera intraprendenza; la superiore ispirazione di mettersi nel campo della pubblicità, ove la magia delle immagini e la perentoria iterazione degli slogan si intrufolano nella zona subliminare delle coscienze trasformando moltitudini di persone in felici robot telecomandati.

Naturalmente non ha fatto tutto da solo. Ma anche nello scegliersi i collaboratori ha dato prova di una non comune perspicacia. Per ricordare solo i più noti, il fratello Paolo, così fedele fino al personale sacrificio, Marcello Dell’Utri, esperto custode dei rapporti con un mondo fertile anche se non del tutto raccomandabile, Cesare Previti, addetto ai lavoretti un po’ scabrosi che in un mondo così cattivo sono purtroppo talvolta necessari. L’unico errore commesso su questo versante è stato quello di aver dato fiducia a quei dirigenti del suo gruppo che, sia pure nel suo interesse, hanno intrattenuto rapporti non commendevoli con la Guardia di finanza. Con tutto quel che doveva fare non poteva accorgersi dei loro reconditi intrighi.

Ma il suo colpo geniale fu quando decise di scendere in politica. Stava crollandogli addosso un mondo, il suo mondo. Milioni di elettori ridotti ad essere improvvisamente orfani, il pericolo che i comunisti approfittassero della tempesta giudiziaria per insediarsi al potere, il profilarsi di reazioni stravaganti e demolitorie nelle pianure della Padania: con il piglio fulmineo del condottiero di razza, mobilita i quadri della sua azienda, impugna le bandiere della tifoseria nazionale ed al grido di forza Italia sollecita il residuo patriottismo calcistico evocato dall’azzurro. Sdogana i nostalgici di Fini e lusinga i balordi di Bossi stringendo un’alleanza di popolo agitando lo spauracchio comunista.

Non lo preoccupa lo schieramento politico che lo contrasta. E’ frammentato e fatto di politicanti litigiosi. L’unico ostacolo che lo impensierisce è rappresentato dalle toghe rosse, da quei magistrati che complottano contro di lui, che si accaniscono a frugare nel suo passato di imprenditore per trovare - chi non ce l’ha? - un pelo nell’uovo per condannarlo e così annullare il voto popolare.

E’ questo un uomo? Se lo è, è certamente un uomo della provvidenza. Il secondo in meno di cento anni.

Conflitto di interessi, separazione dei poteri, principio di legalità, pluralità di informazione, sono tutte bubbole di astrusi intellettuali o di politici prevenuti. Lasciamolo lavorare. L’opposizione disturba il manovratore.

Lo stesso Parlamento, sebbene con una maggioranza larga ed ossequiente, può essere un fastidio che intralcia il dinamismo creatore del Nostro. Conceda deleghe e deleghe al Governo. Ci pensa lui. Ed i giudici non facciano politica, cioè non indaghino i politici, il politico.

E’ proprio un diavolo di uomo, ma per favore, non accusatemi di averlo demonizzato!



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