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Home > QT n. 13, 29 giugno 2002 > La sinistra al concilio di Sardagna

 Lettere e interventi

sagoma volto
29 giugno 2002
di Aldo Colizzolli
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La sinistra al concilio di Sardagna

Indice:

Ho seguito l’incontro per un Trentino della qualità nel "nido dell’aquila" di Sardagna (vedi Dellai e il centrosinistra: l'amore è finito, restano gli interessi), dal cui osservatorio si può leggere la città di Trento ed il suo territorio, così come le trasformazioni in atto e quelle future previste dalla variante al Prg, con il territorio regalato a speculatori d’ogni risma dalla sinistra di governo.

Arrivando a Sardagna, mi sarei aspettato, posto che nel documento si parla di sostenibilità, che i convenuti fossero in gran parte arrivati con la funivia, invece, il piazzale era strapieno di macchine: bell’inizio.

Nei vari interventi non si coglieva un legame tra un progetto e le persone che vivono e lavorano ogni giorno in questa terra, non si è parlato ad esempio del sistema di elezione nei Comuni e del maggioritario e dei danni che ha prodotto sulla voglia di partecipazione di centinaia di amministratori, insomma della rappresentanza e delle regole che la sottendono.

In virtù della governabilità la sinistra ha mortificato ogni possibilità e voglia di partecipazione, ha dipinto come una conquista il fatto che i Sindaci al giorno d’oggi siano dei veri e propri podestà, sottratti a qualsivoglia controllo.

Ora qualcuno si ravvede, con una posizione da coccodrillo che qualche parlamentare incarna molto bene, intanto però le regole sono cambiate, ed i consiglieri di campagna, come quelli di città, devono subirle. Un patrimonio di partecipazione collettiva buttato al vento e una fuga dalla vita amministrativa che dovrebbe preoccupare, se davvero ci interessa la vita comunitaria del Trentino.

Invece ci si trastulla con le riunioni "conciliari" (il documento era sottoscritto essenzialmente da persone di governo), quando da pacificare non c’è prorio nulla, con un linguaggio curiale per una conciliazione che non servirà a nessuno, se non ai pochi che già governano.

Probabilmente non si capisce che il sistema di rappresentanza è il primo tassello di una democrazia, (il 40 % di astensionismo in Francia non insegna nulla?), così come la memoria e la coerenza dovrebbero albergare in chi, di sinistra, ambisce a governare.

Ricordo prima delle elezioni regionali del ’98 il partito dei Sindaci alleato e sponsorizzato dal direttore di un quotidiano locale (l’Alto Adige) intervenire ed inveire un giorno sì ed uno anche contro il governo provinciale; ora alcuni di quelli sono diventati consiglieri regionali e tra un anno probabilmente li troveremo candidati: hanno fatto qualcosa rispetto alle riforme e al buon governo?

I sindaci del centrosinistra si ritrovano a parlare del governo delle loro comunità (in pochini in verità) e nessuno che si renda conto della deriva a cui si va incontro; tutti presi dal bisogno di "governare". In questo contesto chiedere alla sinistra di conciliarsi per candidare "il magnifico" a governare per i prossimi cinque anni mi sembra un insulto alla logica.

Io non lo voterò!

Aldo Collizzolli Consigliere comunale a Tione


Parole chiave: Sinistra

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