Contro gli OGM (e i polli Aia)

Il 2 ottobre è scattata l’azione di protesta di Greenpeace che sta bloccando l’ingresso dello stabilimento Aia di Zevio (Verona). Una decina di attivisti si sono incatenati all’entrata dello stabilimento, mentre altri svolgono attività di informazione. Greenpeace chiede ad Aia, parte del Gruppo Veronesi, leader assoluto in Italia del mercato mangimistico e avicolo, di eliminare gli organismi geneticamente modificati dal processo produttivo.

Da quando le farine animali sono state vietate in Europa per "mucca pazza", la soia ha potenziato il suo ruolo di fonte proteica di riferimento e molta di quella che entra in Italia è geneticamente modificata.

Le alternative alla soia transgenica esistono, visto che in molti paesi, in primis il Brasile, esportano a sufficienza soia non-OGM tale da soddisfare il fabbisogno dell’intero mercato europeo. La fattibilità di questa scelta è dimostrata dallo stesso Gruppo Veronesi, proprietario del marchio Aia, che ha dedicato al non-OGM un impianto mangimistico (su otto) e intere forniture di pollame alimentate senza OGM destinate alla grande distribuzione organizzata, ma non vendute con marchio Aia.

Ma lo dimostrano in maniera più significativa le molte aziende che hanno fatto scelte ancora più decise: l’indagine svolta da Greenpeace sui prodotti ottenuti senza OGM è pubblicata nella guida "Come difendersi dagli OGM".

E’ intanto in via di completamento, in sede comunitaria, l’iter legislativo che introdurrà, fra l’altro, il principio della tracciabilità e dell’etichettatura dei mangimi che contengono OGM, togliendo qualsiasi alibi a quelle industrie, come Aia, che ancora si ostinano a non voler affrontare la questione.

Blocchiamo Aia perché è il primo nel mercato e l’ultimo a seguire le richieste dei consumatori, che a larga maggioranza chiedono di escludere gli OGM dal ciclo di produzione degli alimenti. Vogliamo che tutti i 20.55 chili pro-capite all’anno di pollame consumati in Italia siano garantiti per l’assenza di OGM.