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Duccio Dogheria
13 settembre 2003
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Il segno d’Europa

Alla Pinacoteca di Bologna, 200 opere grafiche ripercorrono il Novecento europeo.

Indice:

L’intero panorama europeo del Novecento, dal prologo di fine Ottocento a tutti i Settanta, attraverso un florilegio collezionistico di qualità; ecco in sintesi l’oggetto della mostra ospitata, fino al prossimo 21 settembre, nelle Sale delle Belle Arti presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Ignaz Epper Krankenzimmer, 1917.

Le duecento opere sono state attentamente selezionate dai curatori dai 1948 fogli che formano la Collezione Luciana Tabarroni, recentemente acquisita dalla Pinacoteca Nazionale: un scelta coraggiosa quanto significativa, che colmerà le lacune sulla modernità del Gabinetto delle Stampe della pinacoteca, ricco di oltre 40.000 incisioni e considerato una delle più importanti raccolte di grafica in Italia.

La collezione di grafica di Luciana Tabarroni (Bologna, 1923-1991), studiosa d’arti figurative e letteratura, allieva di Roberto Longhi ed amica di Francesco Arcangeli, consta di quasi 2.000 fogli raccolti con fatica e pazienza tra i primi anni Cinquanta e lo scorcio degli Ottanta, ed acquistati in gallerie di tutt’Europa, anche se rifornitore privilegiato fu la Libreria Antiquaria Prandi di Reggio Emilia.

Chiave di lettura dell’intera raccolta è la metodica impostazione storico-geografica, che colloca gli artisti in successione cronologica per data di nascita (l’allestimento della mostra ha preferito una cronologia per data delle opere, ma poco cambia) entro i rispettivi confini nazionali. Confini talvolta labili, ma sempre motivati: la Germania è unita (come la storia ha dimostrato); artisti provenienti da paesi privi di tradizione artistica o comunque culturalmente "adottati" da altri paesi sono stati inseriti nelle cartelle dedicate a questi ultimi: così in Germania troveremo il russo Kandinskij, mentre il russo Chagall, il polacco Marcoussis, il rumeno Brauner sono stati inseriti tra gli artisti francesi. Caso contrario, la Norvegia di Munch e Gulbransson, stato indipendente solo a inizio Novecento ma comunque culturalmente autonomo.

Di quest’Europa divisa e frammentata la Tabarroni ricucì, con denaro e fatica, la trama artistica, soffermandosi in egual modo tanto su grandi artisti quanto su nomi meno noti ma graficamente interessanti. A tal proposito ebbe a dire: "Riuscire a immettere nella collezione i grandi nomi santificati dalla storia e della critica è, specie nei primi tempi, di enorme soddisfazione e ti dà addirittura un senso di potenza; ma con l’approfondimento della ricerca e dello studio ci si accorge che il fascino maggiore è nello scoprire fogli stupendi di artisti fino allora sconosciuti".

Nelle duecento opere in mostra c’è l’intera storia dell’arte del Novecento europeo; un racconto organizzato secondo le linee guida della collezione stessa, un ordinato mosaico che dal liberty e dal simbolismo porta alle correnti contemporanee, fino a Kounellis, passando per futurismo, dada, cubismo, surrealismo, espressionismo Bauhaus e tutte le altre sfaccettature del secolo breve, compresi movimenti (ad esempio il vorticismo inglese) e personalità indipendenti meno note ma altrettanto essenziali ad uno spirito collezionistico che mirava alla completezza.

La faticosa ricerca dei pezzi che formano questa pregevole collezione, sia ben chiaro, non ha mai ceduto alla tentazione di facili scorciatoie per aggiudicarsi il pezzo mancante, cruccio ma al contempo gioia di ogni buon collezionista; la qualità è sempre sostenuta, gli esemplari per lo più freschi, di buona (cioè ridotta) tiratura, e non è difficile trovare tra essi veri e propri capolavori della grafica moderna. Tra i tanti, Les drames de la mer de Bretagne di Gauguin (1889), l’Etude de femme di Lautrec (1893), Fränzi di Heckel (1911), l’Homme au chien di Picasso (1914), Mädchen di Schiele (1918). Insomma, una concezione della stampa d’arte che nulla ha a che fare con quelle riproduzioni illimitate in serie eseguite con mezzi meccanici che spesso s’incontrano tra un affettasalami e un materasso nelle televendite made in Italy; la materia è qui lavorata direttamente dall’artista, sia essa un’incisione a rilievo (come la xilografia), in piano (come la litografia) o una delle tante in cavo (come l’acquaforte, l’acquatinta, la puntasecca, la vernice molle, eccetera). Ed è questo duro e difficile lavoro che porta a quei felici risultati percettibili all’amante di stampe perfino al tatto, come notò Bartolini: "... carezzare l’inchiostro raggrumato nel segno, sentire gli spessori della carta di stracci o il sottilissimo fiato della carta india".

La lista degli artisti in mostra è davvero notevole; per rendere un’idea, riferiamo solo gli italiani presenti: Boccioni, Russolo, Severini, Martini, Morandi, Rossi, Carrà, de Chirico, Soffici, Bartolini, Casorati, Viviani, Campigli, Savinio, Music, Magnelli, Munari, Capogrossi, Manzù, Vedova, Gnoli, Consagra, Veronesi, Marini, Fontana, Burri, Santomaso, Dorazio, Basadella e Pomodoro.


Parole chiave: Arte

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