La rotta degli italiani

Partiti italiani con le ossa rotte. E gli italiani, per contare qualcosa, votano SVP.

Le elezioni in Provincia di Bolzano, pur confermando il naturale conservatorismo dell’elettorato di una terra ricca e con il malessere sociale nascosto nelle famiglie e fra gli immigrati, hanno dato tre segnali forti e in un certo senso storici: innanzitutto l’elettorato di lingua tedesca si è divaricato e ha dato molti voti all’ala sociale della SVP e molti voti alla destra autodecisionista, razzista e antisemita. In secondo luogo c'è stata la fine dell’alternativa interetnica come opzione politica. Infine la "rotta" della rappresentanza politica degli italiani, i cui partiti sono usciti tutti con le ossa rotte dalla competizione.

Su quest’ultimo punto, essendo stata chi vi scrive coinvolta in prima persona, propongo la traduzione di un commento di Arnold Tribus apparso sulla Tageszeitung di Bolzano.

Alessandra Zendron

Il Luis è uno svelto, perché più velocemente di così non potrebbe andare con la formazione di una nuova giunta. Trattative di coalizione vengono fatte, è vero, ma pro forma, perché i deboli partner di coalizione del centro-sinistra, che sono stati scelti dal presidente e dal segretario del partito a trascorrere in devoto silenzio i prossimi cinque anni nei pressi del presidente della giunta, certo non hanno molto da dire. Il vorticoso biancofiore (Biancofiore è il nome della capolista di Forza Italia) ha fatto fiasco, ma certamente si sentirà parlare ancora di lei, ci sarà una interessante sfida nel campo della destra. Se questo sia un bene per gli italiani, è un’altra faccenda.

Anche in questa legislatura la maggioranza degli italiani non verrà rappresentata nella giunta provinciale e questo è un fatto ben strano. D’altro canto è anche comprensibile che la Volkspartei rimanga con i partner più docili, che, buoni buoni, negli ultimi cinque anni hanno portato avanti di tutto, e tra i quali non uno osa contraddire il presidente, alcuni addirittura gli chiedono, in anticipata sottomissione, che cosa ne pensa di un determinato argomento, per impedire che si prenda una decisione con cui lui possa non essere d’accordo. E poi non si può escludere che loro, le olive, a Roma non arrivino di nuovo al potere, e allora la fedeltà a questo patto avrà avuto ragion di essere. Se la signora Gnecchi ora diventerà vicepresidente, ciò non cambierà nulla della rappresentanza degli italiani nella giunta. Si discuterà forse se lei si chiamerà presidenta o presidente, in fondo per lei è molto importante farsi chiamare assessora e non assessore, che potrebbe suonare maschile. Chi si ricorda ancora chi è stato il vicepresidente italiano nell’ultima legislatura? Il posto era così importante che chi lo occupava non è stato neppure rieletto, cosa che è da ricondurre anche al modo non molto vicino al popolo di condurre l’assessorato.

Giorgio Holzmann, segretario di An.

Fatto sta che la non elezione di Di Puppo ha indebolito l’ala di centro-sinistra e oggi non basta più ad occupare tutte le poltrone. Si deve essere contenti se Giorgio Hozmann è disposto a diventare presidente del Consiglio: nell’ultima legislatura la SVP ha fatto i capricci, quando si trattò di dare tale ufficio alla verde signora Zendron. La quale dovette firmare un testo che non diceva niente, ma negli anni seguenti la cosa le fu rinfacciata come un tradimento dalla sua nemica di partito, Christine Kury, e dal sempre trombato segretario del partito verde.

Ora si deve essere contenti se Holzmann, che certo non è un estremista ma è sempre gravato dell’eredità postfascista, accetta il posto. Così si è fatto, da parte di Alleanza Nazionale, anche un passo avanti verso il governo. Anche se alla base della Volkspartei ciò non piace, dovrà ingoiarlo, non c’è alternativa. Prima o poi la SVP dovrà porsi la domanda di quale rapporto intende avere con i partiti italiani. Nelle recenti elezioni, molti italiani autonomisti hanno votato Durnwalder. Vogliono contare ancora qualcosa. Comunque alla SVP sono arrivati voti italiani.

L’evoluzione della SVP verso un partito territoriale dell’autonomia non può essere frenato in prospettiva. Se il Sudtirolo vuole essere parte della nuova grande Europa, deve farlo tutto insieme, non possiamo dimenticare quanto siamo piccoli, 400.000 abitanti sono un piccolo quartiere di Roma. E poi si devono investire più energie affinché gli italiani saltino finalmente al di là della propria ombra, accettino l’autonomia e usino pienamente il loro diritto di patria. Per questo tuttavia è necessario che la si smetta di tacciare ogni più piccola richiesta che viene da parte italiana come "nemica dell’autonomia". Se gli italiani hanno l’impressione di non avere nulla da dire, di essere appena tollerati e che i loro rappresentanti nella giunta siano del tutto sottomessi alla SVP, allora si continuerà a votare sempre a destra, per protesta, per rabbia, per rassegnazione. Forse il presidente del Consiglio Holzmann diventerà il nuovo portatore di speranza degli italiani?