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Lo abbiamo già confessato, non riusciamo a prendere molto sul serio certa politica roveretana, spesso immiserita da beghe da paese, indicatrici forse delle attuali difficoltà di Rovereto ad essere pienamente città. Eppure un ultimo episodio ci sembra indicatore di un ulteriore, preoccupante degrado.

Ci riferiamo all’attacco del presidente del consiglio comunale, l’ex-leghista Leonardo Boldrini, a Fabrizio Rasera, già assessore alla cultura, dei Ds-Rovereto Insieme.
Facciamo una premessa: Rasera, come del resto l’ex segretario dei Ds roveretani Mario Cossali, è stato tra i fondatori di questo giornale; anzi, per anni ne è stato una delle colonne portanti. Nonostante questo, QT si è sentito libero, se del caso, di valutare criticamente l’operato di Rasera, e ancor più di Cossali, da politici: ricordiamo solo le pesanti valutazioni di questo giornale sulle timidezze nei rapporti con l’establishment democristiano, con conseguente avallo di progetti speculativi come il centro tennis alla Baldresca, o degli incarichi pubblici a inesperti rampolli democristiani.
Insomma, Questotrentino non è una lobby; ci teniamo a che le nostre campagne non siano condizionate dai rapporti amicali.
Detto questo, veniamo al dossier di Boldrini, illustrato in apposita conferenza stampa. Boldrini denuncia l’incarico affidato a Fabrizio Rasera (e al suo compagno di studi storici Diego Leoni) di coordinatore del lavoro di ricerca fotografica "Archivi del 2000", per un compenso di 9.900 euro. L’ex-leghista quindi allarga la denuncia, e contesta l’acquisto da parte del Comune di Rovereto nell’ultimo decennio di alcune centinaia di copie di una serie di libri di storia locale, di cui Rasera è autore, o curatore o prefatore. Per Boldrini il fatto che Rasera sia contemporaneamente autore ed ex-assessore (e in taluni acquisti assessore in carica) costituisce un atto grave, riprovevole dal punto di vista dell’"etica", della "trasparenza", della "dignità politica".
La cosa lascia esterrefatti. Perché l’attività di Fabrizio Rasera è nota da decenni; e non solo agli amici (come, ripetiamo, noi), non solo a tutti gli studiosi della provincia, ma a tutti i cittadini di Rovereto. Ed è un’attività di ricerca storica in massima parte assolutamente gratuita, e di altissimo livello.
Ricordiamo solo due eventi. Uno è stato un convegno sulla Grande Guerra, che ha richiamato per diversi giorni in un teatro Zandonai sempre pieno di cittadini, docenti universitari da tutta Europa, a dibattere, confrontare e fare passi in avanti all’analisi storiografica. Ricordiamo ancora lo stupore dei cattedrattici da una parte per una città che rispondeva così coralmente ad un appuntamento culturale impegnativo; dall’altra l’ammirazione per il gruppo di dilettanti (Rasera, Leoni ecc) che gratuitamente riuscivano ad organizzare appuntamenti di tale impegno e livello.
Il secondo episodio è il libro "Il popolo scomparso" volumone fotografico (648 pagine di grande formato!) sempre sulla Grande Guerra, prima parte di una serie di volumi che intendono riproporre da varie angolazioni la vita delle popolazioni coinvolte nella guerra. Bene, solo sfogliare il libro costituisce un’incredibile emozione, per la vivezza con cui riappare un’epoca; il tomo, pur dal considerevole costo di 70 euro, è stato subito esaurito nelle librerie di tutta Italia, ha costituito un caso letterario nell’editoria storica. Ma l’acquisto da parte del Comune di Rovereto viene duramente stigmatizzato da Boldrini, perché fra i curatori vi è lo scandaloso Rasera.
La vicenda, di per sé, invero non appare strana. Che a un leghista, quando sente la parola cultura, venga voglia di menare le mani, non è una novità. Una parte della popolazione è greve e incolta: pazienza.
Il fatto però è che si vede subito come la denuncia non appare farina del sacco di Boldrini. Che noi non ce lo vediamo proprio intento a spulciarsi una delibera dopo l’altra.

E difatti il giorno dopo, l’ispiratore salta fuori: il sindaco Maffei. Il quale si indigna sì, ma contro Rasera: "Io non voglio entrare nel merito della questione, ma la loro reazione (di Rasera e di Rovereto Insieme, n.d.r.) mi sembra esagerata. Del resto solo loro possono offendere e criticare gli altri. Ma guai osare criticare loro!"
Poi, come se non bastasse, aggiunge che l’incarico a Rasera come coordinatore della ricerca "Archivi del 2000" (che peraltro lui ha per iscritto sostenuto) è finanziato dalla Fondazione Caritro, nel cui consiglio d’amministrazione siede il suo predecessore Bruno Ballardini, che addita, come amico di Rasera, a complice del misfatto.
Insomma, una schifezza. Un meritorio lavoro di recupero della memoria storica della città (e non solo) durato anni di intelligente, qualificato lavoro volontario, riconosciuto da tutti gli studiosi, viene additato come infamia. Dal primo cittadino!
Purtroppo nei giorni seguenti abbiamo sì visto delle reazioni indignate: ma solo dal mondo della cultura e dall’entourage politico di sinistra.
La politica ha preso posizione, guarda un po’, secondo le convenienze e le alleanze del momento. I quotidiani non hanno brillato: complessivamente si sono mantenuti su una pilatesca posizione di equidistanza.
Capita nella storia che la cittadinanza non sappia difendere i propri uomini migliori. Ma questo accade quando il senso civico, il sentimento più profondo di appartenenza, è in crisi. Rovereto ci sembra andare sempre più giù.
Tutta la vicenda ha dei miserevoli significati politici. Nel 2000 l’alleanza di centro-sinistra decise che a succedere al sindaco diessino Bruno Ballardini, non ricandidatosi per motivi personali, dovesse essere un candidato della Margherita. I Ds-Rovereto Insieme scelsero, tra i margheritini, Roberto Maffei, già assessore con Ballardini. Diventato sindaco, Maffei dimostrò insofferenza verso questo tipo di nomination, e iniziò tutta una serie di sgarbi ai diessini (Rovereto come la Jumela?). Per di più, personalità debole ma cocciuta, soffriva la presenza in giunta di Rasera, consigliere più votato e dalla autorevole personalità. Così un bel giorno (sembra in seguito ad una discussione in cui Rasera gli avrebbe detto "ma allora sei proprio cretino", molto probabilmente pensandolo davvero) decise di cacciare sia Rasera, sia l’altro assessore diessino nonchè capolista, Aida Ruffini. Rifutandosi di dare motivazioni: così ho deciso, punto e basta (vedi Rovereto, harakiri di un sindaco).

I Ds, peraltro primo partito in città, decisero di non rompere: "per senso di responsabilità" finiamo la legislatura; ma poi, per favore, Maffei fuori dai piedi.
Ora si è giunti alla fine della legislatura; e la Margherita, vuoi perché confida sullo storico calar le braghe dei diessini, vuoi perché Maffei vuole ricandidarsi ad ogni costo, disponibilissimo a farsi una lista tutta sua, ha ancora puntato sul sindaco uscente.
La cosa è bizzarra: se un sindaco non riscuote la fiducia della maggioranza della coalizione, come si fa a ripresentarlo? Anche perché Maffei è con ogni evidenza un mediocre e tale rimane; e, oggettivamente, la sua legislatura non è certo stata memorabile. Ma i margheritini, duri: Maffei ha da essere. E a questo punto, pure i diessini duri altrettanto: anche perché se sostengono ancora un tale sindaco, il loro elettorato se ne sta a casa.
E’ in questo quadro che l’ex-leghista Boldrini se ne esce con le "denunce" sull’attività criminosa di Fabrizio Rasera. E Maffei subito lo supporta.
Una vergogna.
Siamo arrivati al fondo? Forse sì.
Però si può andare ancora più in giù. Per esempio, se da Trento arrivasse ai diessini roveretani il fatidico ordine: "per senso di responsabilità…"
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