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Home > QT n. 1, 14 gennaio 2006 > Le “ombre” di Nunzio

 Monitor: Fuori porta

Nicola Loizzo
14 gennaio 2006
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Le “ombre” di Nunzio

Gli ultimi lavori dello scultore in mostra a Verona fino al 18 marzo.

Indice:

La Galleria dello Scudo di Verona ospita fino al 18 marzo una personale di Nunzio (Nunzio Di Stefano, ormai notissimo con il solo nome) e si avvale di un bel catalogo che, oltre alle opere in mostra, presenta l’evoluzione della sua ricerca artistica iniziata a Bolzano alla Galleria Spatia nel 1981 con i suoi gessi, poi proseguita con altri materiali come il piombo fino alla fine degli anni Ottanta, quando ha scoperto il legno.

Nunzio, “Cerchio” (2005).

Le sculture di Nunzio, seppur fatte di "niente", portano con sé un’idea di monumentalità, di un silenzio che si fa plastico, che si solidifica intorno alle sue "ombre". Proprio le "ombre" - titolo della mostra veronese - in Nunzio fanno il pieno di vuoto, si servono di un materiale che non esiste in natura (il legno combusto), un materiale che "ha le sue venature, le sue bibliche pulsazioni, il suo tessuto rugoso fitto di cicatrici, di stigmate, di storia. Non è orfano di demoni e quando l’autore lo ustiona ne fa una superficie che racchiude nel suo interno, in modo polimorfo e un poco allarmato, tutte le inquietudini possibili".

Intense risultano queste osservazioni di Lea Vergine, ma quello che non racconta il materiale scelto è il forte senso di spaesamento che prova l’osservatore di fronte alle forme apparentemente semplici che ti accolgono nella galleria in questione: in fondo al corridoio una specie di puntuta testa africana seguìta, nella stanza accanto, da una serie di assicelle di diversa altezza, larghe una decina di centimetri e tenute insieme da invisibili gancetti, che denotano una piccola absidiola che tiene a bada, come un auriga sul suo carro, un vertiginoso spazio intorno a sé. Altri legni, incavati come lunghe tegole, sembrano correre lungo le pareti; separé come enormi ventagli che nel chiudersi e nell’aprirsi al mondo mostrano le potenzialità del colore nero e della materia che con la luce rimanda al bronzo.

Sicuramente Nunzio, nella realizzazione dei "Cerchi", sembra aver guardato, più che al suo maestro Toti Scialoja, alle opere di Guido Strazza (anche lui all’Accademia di Roma), soprattutto alla serie delle "Colonne spezzate" di cui diamo documentazione fotografica su questa pagina.

Guido Strazza, “Colonna spezzata” (1982).

E’ poco elegante parlare di una mostra di questo pittore curata dallo stesso scrivente presso un’enoteca della città di Trento, ma è impressionante la suggestione. Nell’acquaforte e puntasecca del 1982 Strazza , per dipingere l’ombra delle scanalature, realizza una straordinaria e fittissima rete di linee di geometrico rigore; Nunzio al contrario lega quello che una parete tiene separato e lascia che il corpo dei legni, attraversato dalla luce, respiri liberamente attraverso le sue rughe, i suoi nodi, i tagli della macchina.

Di forte impatto le bellissime carte giapponesi disposte in cornice , ma pronte a rivestire le spalle di un officiante un sacro rito nelle linee curve dei bianchi e dei neri, dove il carbone da una parte e il bianco sporco che fa pensare al puntinato dell’acquatinta mi riportano ancora una volta agli "Archi" dipinti, sempre da Strazza, una decina di anni fa.

Se siamo qui a parlare dell’opera di un importante artista come Nunzio è perché da diversi anni la Galleria dello Scudo porta avanti una riflessione sulla scuola romana (Dessì, Pizzi Cannella, Gallo, Mattiacci...) che è diventata linea di riconoscimento e di identità che vorremmo vedere anche per altre Gallerie con altri percorsi; ma così non è se non in casi rarissimi.


Parole chiave: Arte

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