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Quanto è alta la magnadora?

L'arroganza della Provincia e lo schema di potere della Margherita (modernizzazione in città e clientelismo nelle valli): ormai in crisi.

In sfogliando s’impara (La mangiatoia di piazza Dante), il nostro Tòs ripercorre i riflessi giornalistici della celebre uscita (o meglio, minaccia) dell’assessore Grisenti sulla rettifica dell’altezza della "magnadora".

L'assessore provinciale Silvano Grisenti.

Alle considerazioni, tra l’ironico e scandalizzato, di Tòs, aggiungiamo qui alcuni brevi approfondimenti.

Punto primo: non si tratta di solo folklore. E’ da diversi mesi che dalla redazione captiamo vistosi segnali di insofferenza delle periferie verso l’attuale sistema di potere; segnali che si sono eloquentemente espressi nelle urne. In questa situazione, la successiva uscita di Grisenti è risultata olio sul fuoco; un’aperta dichiarazione di arroganza, il manifesto con cui il potente rivendica il diritto all’arbitrio.

Non si era mai visto, almeno in Trentino, un politico che minacciasse il taglio delle opere pubbliche ai sindaci i cui cittadini non ne avevano votato il partito. Né un presidente della Giunta che ritenesse la cosa una quisquilia.

Il punto è – come scrivevamo nel numero scorso, Centrosinistra, il bicchiere è mezzo vuoto – che la sconfitta del centro-sinistra nelle valli non è stata casuale. Ma è dovuta anche proprio alla diffusa insofferenza verso una politica provinciale percepita arrogante ed invadente.

Il dato si interseca con l’assenza di una politica vera verso le valli. Le famose frasi attribuite a Dellai nell’immediato post-elezioni ("gli abbiamo dato tutto" "si sono scordati della Jumela") evidenziano proprio questo: l’aver rinunciato al ruolo di indirizzo politico-economico, essersi fatti mero strumento delle lobby più rappresentative (o meglio ammanicate) come impiantisti, immobiliaristi, porfidari, ha ridotto la Provincia ad ente erogatore di contributi e di deroghe. Entità quindi senza autorevolezza, il cui unico potere è il ricatto. Grisenti sembra essersi ben acconciato a tale ruolo. Dimenticandosi che i ricattatori magari li si subisce, ma se solo si può, ce se ne libera.

Noi non crediamo che il presidente Dellai limiti le sue reazioni all’impacciata difesa dell’ingombrante assessore, ora anche maldestro.

Ma il problema che si trova di fronte non è di quelli risolvibili con l’ennesimo trucchetto della nuova scatola politica. Il problema è di fondo, è costitutivo della Margherita: che è nata come sintesi di modernizzazione (concentrata nelle città) e clientelismo doroteo (affidato alle consumate mani dei boss di valle); "io rappresento il nuovo, tutto il resto del partito deve rassicurare il vecchio" diceva Dellai nelle ristrette riunioni di fondazione della allora – era il ’98 - nuova formazione.

Ora questo schema è saltato; le valli non ci stanno. Non ne vedono il futuro; e non ne accettano i taglieggiamenti politici.

E perché dovrebbero? In nome di che?

I comunisti non sono più alle porte. E Berlusconi – o meglio, Malossini e Santini – non fanno paura.

E quindi è ridiventato quanto mai centrale il tema di una vera politica per l’insieme del Trentino.