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Quante sono le auto blu?

E inoltre, le merci contraffatte.

Il sig. Z. A. di Trento ci chiede se risulta fondato il dato fornito da un rappresentante del Governo secondo cui sono poco più di 3.000 le cosiddette auto blu nel nostro Paese. A dire il vero, secondo l’Associazione contribuenti italiani, le auto blu sono oltre 574.000. Ma è una stima: in realtà non se ne conosce il numero preciso. A metà degli anni ‘70 il quotidiano Il Messaggero realizzò una martellante campagna sulla marea di auto di rappresentanza a spese del contribuente, scoprendo molte magagne e abusi. Lì per lì, un certo dimagrimento istituzionale vi fu. Poi la flotta è tornata ad essere imponente. Lo stesso quotidiano, anni dopo, le stimava sulle 15.000 soltanto a Roma.

Come abbiamo visto, secondo l’Associazione contribuenti, le auto di rappresentanza sarebbero oltre mezzo milione in tutta Italia, fra Stato, Regioni, Province, Comuni, Enti pubblici vari, società miste pubblico-private e affini. Mentre negli altri Paesi sviluppati oscillano fra le 73.000 degli Stati Uniti e le 44.000 della Spagna.

In base a tali dati sarebbe il caso di mettere mano ad uno spreco dei soldi dei contribuenti che non ha paragoni con il resto del mondo avanzato

La contraffazione. C. A. di Rovereto ci ha scritto lamentando il fatto che la maggior parte dei giovani preferisce comprare CD e occhiali griffati contraffati a basso prezzo, piuttosto che negli esercizi commerciali a prezzo pieno.

Sull’argomento della contraffazione va fatta chiarezza, in quanto si tratta di un tema sul quale esiste poca informazione e che può avere conseguenze importanti dal punto di vista della sicurezza e della salute dei cittadini.

L’industria del falso ha un giro di affari stimato intorno ai 3,5 miliardi di euro e il nostro Paese si conferma leader nella produzione e nel consumo di merci contraffatte. Nel 2006 la Guardia di Finanza ha effettuato oltre 15.000 interventi anticontraffazione, con il sequestro di circa 89 milioni di articoli falsificati (il 28% in più rispetto ai 68,7 milioni di pezzi repertati nel 2005).

A noi sembra che la contraffazione sia sottovalutata in Italia, quasi che si tratti di un reato minore che non provoca particolari conseguenze negative sui cittadini e sulle aziende. E’ vero proprio il contrario: la commercializzazione di merci contraffatte produce notevoli danni ai fabbricanti e ai commercianti che rispettano le leggi e inganna i consumatori, facendo talvolta correre rischi per la salute e la sicurezza.

L’imitazione fraudolenta di un prodotto può anche provocare deviazioni del traffico commerciale e fenomeni di concorrenza sleale e produce un grave danno allo sviluppo della ricerca, minando la fiducia nella capacità di espansione di un mercato intero inquinato. Il mancato sviluppo della ricerca determina il calo degli investimenti e lo spostamento delle produzioni verso i mercati che danno migliore tutela, con l’inevitabile conseguenza della riduzione del numero dei posti di lavoro offerti dalle imprese.

I beni più comunemente oggetto di contraffazione sono i capi di abbigliamento, gli oggetti in pelle, gli orologi, gli occhiali, i CD/DVD, i giocattoli, i farmaci, alcuni generi alimentari, polizze assicurative (contraffatte) e targhe automobilistiche (false).

Ciò che distingue un bene originale da quello contraffatto è il marchio, la certificazione CE, il codice a barre, identificativo del fabbricante, ed infine la qualità ed il prezzo decisamente superiori rispetto al prodotto "taroccato".

La contraffazione rappresenta per le imprese colpite il furto del valore di un marchio, faticosamente acquisito in decenni di lavoro e frutto della ricerca, della creatività e della comunicazione aziendale; per lo Stato un danno enorme, a causa dei costi sociali per la totale assenza di sicurezza sul lavoro e danni di ordine pubblico, nonché quelli d’immagine per il sistema Italia; e per la società civile un crimine, per l’utilizzo di lavoro irregolare, per la produzione di denaro in nero e, simmetricamente, riciclaggio di denaro sporco.

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