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Risparmi a futura memoria

Meno spese per la gestione delle società pubbliche. Fra due anni...

In 27 anni di vita della cooperativa proprietaria di questo giornale, ho percorso fino al vertice tutto il cursus honorum: socio, sindaco, consigliere d’amministrazione, presidente. Ora nuovamente socio, domani chissà. Ma naturalmente in nessuna di queste vesti ho mai visto una lira. Sarà per questo che a leggere le notizie dei giorni scorsi su compensi, cumuli di cariche e contrastati tentativi di ridurre le spese per gli emolumenti ai manager pubblici, rimango allocchito come chiunque; ma, consapevole dei forti rischi di qualunquismo insiti nella trattazione di questa materia, mi limiterò alla cronaca, senza commenti.

Cominciamo con i cumuli di cariche, che non è certo un problema locale: il famoso avvocato torinese Franzo Grande Stevens è presente in 63 consigli di amministrazione, mentre i tre Benetton ne collezionano, complessivamente, 125. Quanto al Trentino, pare che il recordman sia Alessandro Mellarini, che ritroviamo consigliere in 44 società. Troppe? Non è detto. Renato Dalpalù, presidente del collegio sindacale della Federazione delle cooperative, che di incarichi ne ha 37, spiega: "Su una decina di questi potrei tracciare una riga sopra, per quel che producono in termini di reddito. Sono incarichi di passione o di appartenenza territoriale, come la Famiglia Cooperativa di Valfloriana, con i suoi 350.000 euro di ricavi e le mie 4 sere dedicate ai suoi bilanci in un anno".

Per ogni poltrona, naturalmente un adeguato compenso, la cui entità dipende dall’importanza della società. A livello locale, fra gli incarichi più appetitosi troviamo la presidenza di Trentino Sviluppo (169.000 euro lordi annui) e di Trentino Trasporti (111.000).

Un’altra questione (trattata mesi fa dalla trasmissione "Report", con risultati deprimenti) è l’inutile e dispendioso affollamento di tanti consigli di amministrazione di società pubbliche, con costi esorbitanti per la collettività. Da questo punto di vista come siamo messi?

La risposta non è semplice. Con l’attuale Finanziaria stanno passando delle norme che fissano a non più di 5 i membri dei Cda, e fissano dei tetti di spesa per i compensi (35.000 euro per i presidenti, 12.000 per i vice, 6.000 per i consiglieri, oltre a un massimo di 250 euro per ogni gettone di presenza). Rispetto a questa nuova normativa, su 17 società pubbliche trentine, quelle non in regola sarebbero 6, di cui 4 in condominio con altre province, come l’Autobrennero: e poi l’aeroporto Caproni (che ha 7 consiglieri) e Trentino Trasporti (11). Sul Trentino del 17 novembre leggiamo che "la giunta ha approvato un conchiuso per mettersi in regola con le ultime norme previste dallo Stato". Ma c’è un problema, soprattutto per quanto riguarda il cda dell’Autobrennero (25 consiglieri), dove oltre ai rappresentanti trentini, ci sono quelli delle altre province attraversate dall’autostrada; e non si può scontentarli. E inoltre, commenta Dellai, "questa logica che sia Roma ad imporre i tagli non è congrua ed è tutt’altro che all’insegna del federalismo".

Nonostante ciò – esulta il Corriere - "dopo un tira e molla durato qualche settimana, ieri è arrivato l’annuncio ufficiale" del "sì allo snellimento del Cda: via 18 membri". Ma la soddisfazione dura poco: si tratta di "un harakiri virtuale": "I soci frenano", bisogna rispettare "la storia e la fisionomia peculiare dell’A22".

In sostanza: "I consiglieri di amministrazione di A22 possono dormire sonni tranquilli. Le loro poltrone sono assicurate per almeno due anni", cioè fino al 2009, quando scadrà il loro mandato. E comunque, anche dopo quella data, il dimagrimento sarà molto contenuto: forse da 25 a 17 consiglieri.

A confortare questa decisione, arrivano buone notizie da Roma: "Il presidente Dellai ha gioito – scrive Luisa Patruno sull’Adige - quando anche il Senato, che stava discutendo la Finanziaria in cui sono previsti i tagli ai Cda, ha emendato l’articolo in questione stabilendo, come in Trentino, che le norme di contenimento della spesa varranno dai nuovi Cda, non da quelli in carica".

"Una cosa è certa – conclude Patruno -: la Provincia di Trento non ha usato la sua autonomia speciale per tagliare qualcosa di più rispetto a quanto già deciso dallo Stato sui costi dei Cda delle società partecipate o controllate dall’ente pubblico. Insomma, si adegua ma non prova ad essere più virtuosa".