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QT n. 16, 8 novembre 2008 Servizi

Progettopoli

Storie di “affaristi e millantatori” (definizione di Lorenzo Dellai) all’interno della pelosa contiguità tra politica, incarichi pubblici e interessi molto privati

Come si sviluppavano gli intrecci tra politica ed affari nel campo delle progettazioni? L’inchiesta "Giano bifronte", soprattutto attraverso le intercettazioni, ha rivelato le disinvolture, quando non il malaffare, nella gestione degli appalti. A un livello sottostante, con importi in gioco molto minori, ma non per questo meno illuminante, stanno i rapporti con i progettisti. Che l’inchiesta della magistratura ha già evidenziato, e che qui vogliamo approfondire. Con una avvertenza: praticamente nulla degli episodi che riportiamo ha rilevanza penale; descrivono però un clima, una cultura del sottopotere, un allarmante viscido incrocio tra interessi privati e incarichi pubblici.

Centrale nella nostra ricostruzione è la figura dell’architetto di Arco Marco Angelini, peraltro inquisito e arrestato nell’ambito di "Giano bifronte". Ad Arco Angelini non ha mai rappresentato il vero potere, detenuto invece dalla Ata Engeneering dell’ex-sindaco Mario Morandini, che con 30 professionisti alle proprie dipendenze era il più grosso studio professionale del Trentino (e ancor più oggi, che si è ulteriormente ampliata, diversificando e internazionalizzando l’attività di progettazione), ad Arco una potenza, al punto da stampare nei propri uffici le carte del Piano Regolatore.

L’arch. Angelini, che più che sulle capacità tecniche faceva conto su secondarie entrature politiche, era una figura di contorno.

Il salto di qualità lo fa quando si mette assieme a un giovane, Paolo Signoretti, studente di ingegneria, dinamico e rampante. Insieme da un lato fondano la Civil Engeneering (che fin dal nome ambisce a ricordare la ben più robusta Ata Engeneering); dall’altro scalano la Margherita locale e Angelini, referente dei grisentiani, fa nominare Signoretti coordinatore comprensoriale.

Dal punto di vista tecnico lavorano soprattutto nei Patti territoriali, dove molti rapporti sono spesso opachi. Vediamo un episodio all’interno del Patto della Predaia, che raduna attorno al Tavolo, le categorie, altri soggetti e un consulente delegato dalla Provincia, Marco Raffaelli, con il compito di spiegare le modalità di presentazione dei progetti e l’accesso ai contributi. Al Tavolo gli artigiani e uno dei consorzi di Melinda presentano un progetto di massima (commissionato a uno studio tecnico di Trento) per la realizzazione di un PalaMela: un palazzetto con area congressi, uffici, ristoranti. Inopinatamente alla riunione del Tavolo è presente un professionista che nulla ha a che fare con il progetto. Chi è? Paolo Signoretti, il quale, dimostrandosi a conoscenza della situazione, illustra come la porterebbe avanti lui. Di fronte allo sconcerto dei presenti, il consulente Raffaelli decide di convocare i promotori del progetto (consorzio e artigiani) nel suo studio. Quando i promotori si presentano nello studio, scoprono che questo non è lo studio di Raffaelli, bensì della Civil Engeneering; dove Signoretti spiega che è il suo studio ad avere le competenze (e le conoscenze) per gestire queste cose. Il messaggio è chiaro: se si vogliono i contributi pubblici, bisogna passare da chi ha le mani in pasta, è contiguo ai consulenti della Pat e alla politica.

I committenti però non ci stanno: scatta una reazione d’orgoglio (cosa non infrequente, per fortuna, di fronte ad episodi da magnadora) e rifiutano l’incarico alla Civil Engeneering percepito come un’imposizione. Poi, al Tavolo, il PalaMela viene bocciato, ma questa probabilmente è un’altra storia.

Sta di fatto che Angelini, diventato nella Margherita responsabile provinciale per gli Enti locali, vede la sua influenza aumentare: affianca il senatore Mauro Betta nella ricerca delle alleanze e compilazione delle liste alle comunali. L’esito sul piano politico è disastroso: non sappiamo quanta sia la responsabilità di Angelini, comunque sono tantissimi i Comuni in cui la Margherita si divide e il centro-sinistra passa in minoranza.

Ben diverso l’esito sul piano professionale: Angelini allarga la sua influenza, e sono diversi i Patti territoriali – soprattutto quelli in cui, come a Predaia, agisce Raffaelli – che in una maniera o nell’altra coinvolgono il suo studio. Che così si può rafforzare dal punto di vista tecnico.

Del modus operandi di Angelini diamo di seguito un altro esempio. Riguarda il progetto di un altro edificio, in questo caso un Palazzetto dello Sport da costruire congiuntamente da Riva ed Arco. Per iniziare a discutere dell’opera, i due Comuni decidono di convocare una riunione congiunta, con i competenti assessori comunali e l’assessore provinciale ai lavori pubblici, all’epoca Silvano Grisenti. Una riunione strettamente istituzionale dunque, alla quale però inopinatamente Grisenti si presenta assieme a un privato progettista. Chi? Marco Angelini.

A questo punto si mette di traverso un assessore di Arco: che ci fa, a che titolo è presente Angelini? Non è pensabile la presenza di un privato, che per di più come progettista ha degli interessi in gioco, a una riunione del genere.

Grisenti si arrabbia: "Angelini è amico mio, se non posso venire con i miei amici, me ne vado", quindi prende il cappotto e si avvia alla porta. Nessuno lo ferma. Allora torna indietro; e invece, a uscire quatto quatto, è Angelini.

Il raccontino ci dice tante cose sulle contiguità pelose di questa progettopoli trentina. Sulle commistioni tra ruoli pubblici e interessi privati. Sulle indebite pressioni di chi ha in mano i cordoni della borsa: non dimentichiamo che era Grisenti a decidere i contributi provinciali, il suo presentarsi a riunioni preparatorie assieme a un progettista era una plateale, anche se informale, assegnazione di un incarico a un amico, al di fuori di ogni regola.

"Nella Margherita ci sono millantatori ed approfittatori" tuonò Lorenzo Dellai all’inizio del 2006, quando promosse una fantomatica svolta etica nel suo partito (La (pseudo?) svolta etica di Dellai). E le stesse parole ce le ha pari pari ripetute quindici giorni fa, a commento dell’inchiesta "Giano bifronte".

"Ma come, Grisenti sarebbe un millantatore?" gli abbiamo chiesto.

"Lui no. Chi sta intorno a lui".

Allora non avevamo capito. Oggi, approfondite queste vicende, è chiaro a chi si riferiva. Oggi come nel gennaio 2006. Appunto, oltre due anni e mezzo fa: Dellai, di questi intorti, era a conoscenza. E li denunciò, entrò anche in conflitto pesante con Grisenti e quella ampia parte di Margherita che a lui faceva riferimento. Senza però mai avere il coraggio di spingere il confronto alle estreme conseguenze: o me, o loro. In fin dei conti si adattò.

Eppure in queste vicende c’è anche un aspetto positivo. Gli amministratori di Riva ed Arco, gli artigiani nonesi, in queste due storie non si adattano; di altri (che non hanno voluto che pubblicassimo le loro vicende) sappiamo che misero i "millantatori" alla porta; altri ancora chinarono il capo, schiumando peraltro di rabbia, fino a interessare dei legali per vedere se fosse possibile adire le vie giudiziarie. Insomma, c’è un Trentino sano, un Trentino che ha dignità. Per preservarlo servirà indubbiamente la magistratura. Ma anche l’opinione pubblica, e infine anche la politica, dovranno fare la loro parte. l