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Ancora su psichiatria e Scientology

Carlo Margotti

Ritengo che, parlando di psichiatria, il problema non sia quello di dare maggiore credibilità alla Chiesa di Scientology o alla scienza, ma di riuscire a ragionare con chiarezza. Con la legislazione vigente e la prassi attualmente adottata dalle amministrazioni comunali, per ottenere la firma di un ASO o di un TSO da parte del Sindaco, o da chi per lui, è sufficiente che lo psichiatra motivi la richiesta con generici “disturbi del comportamento” in una persona asserita affetta da disturbi psichici, senza elencare specificatamente e provare i comportamenti psicopatologici posti in essere, “tali da richiedere urgenti interventi terapeutici” non accettati dal presunto infermo.

Tutto ciò appare incompatibile con uno Stato di Diritto, dove la libertà e la reputazione di noi cittadini deve godere di solide garanzie. Mi permetto di citare un capoverso di un interessante volume, pubblicato a giugno di quest’anno: “Data la vaghezza dei requisiti di legge attuali, nel contesto normativo attuale, chiunque potrebbe essere sottoposto a un TSO. Ciò si presta a neutralizzare e screditare, per esempio, persone scomode e non allineate, mettendo ancora di più la psichiatria al servizio del potere politico ed economico” (Marco Della Luna-Paolo Cioni, Neuroschiavi, Macro Edizioni, 2009, p. 523).

Purtroppo le parole degli autori non costituiscono il contenuto di un delirio.

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