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L’allegro fiocco della vergogna

Un fiocco. Un dolce, aggraziato, stramaledetto fiocco. Legato ai letti. Alcuni ben precisi letti. Capitava in certe colonie dalle sbandierate pretese pedagogiche, con il nobile fine di raddrizzare certe “cattive abitudini”. Di notte, a intervalli regolari e con passi felpati, passava per le camerate la notturna. Assistente senza volto e dai contorni vaghi, con voce sommessa ma perentoria e tocco deciso era incaricata di svegliare i bambini dal fiocco. C’erano quelli che urlavano e non si volevano alzare. Quelli che come zombie si lasciavano condurre ovunque. Altri ancora si riaddormentavano appoggiati al muro. Io stringevo forte gli occhi perché tra le ciglia non scivolasse via, se era bello, il sogno che stavo facendo. O per sostituirlo aprendo un occhio, se non lo era. In altre colonie, invece, di mattina si lasciava sfatto il letto bagnato e, nella camerata di venti, erano sempre tre o quattro quei bambini dallo sguardo sfuggente e le spalle basse. Che sembravano passare come per caso davanti a quel letto impudico che mai avrebbero voluto fosse il loro. Il loro, dei reietti della pipì e del fiocco.

Povera mamma! Per lei era tanto lavoro in più, non c’erano né lavatrice né pannoloni a quei tempi. Lenzuola e biancheria, da lavare a mano nella tinozza ogni giorno ed esibire pubblicamente sul balcone, erano motivo di continui sensi di colpa e sgridate. Come se lo facessi apposta! Spesso le sue mani erano talmente screpolate da sanguinare, e le lenzuola bruschinate diventavano lise a tal punto da strapparsi mentre mi giravo. Tutte le notti poi si alzava per svegliarmi, ma molte volte era già tardi e allora c’era anche un cambio notturno che spesso, il mattino, si rivelava inutile. Un disastro completo, insomma... la figlia sbagliata, la figlia bagnata! Quella di cui tutta la parentela e il vicinato sapevano l’imperfezione. Tanto ero buona di giorno quanto indomabile mentre dormivo. Mi avrebbe preferito meno intelligente a scuola e più sveglia di notte. Ma ero fin troppo matura e ragionevole per la mia età; così la parte irrazionale aveva il sopravvento nel sonno e, senza freni inibitori, ritornavo la bambina piccola che ero. Con l’immensa fragilità che si accumulava di pari passo con l’insicurezza. Era l’unico regalo che chiedevo a Natale, l’ultimo pensiero che facevo prima di addormentarmi. E la sorpresa più bella quando, di mattino, raramente, tastavo la piacevole sensazione dell’asciutto. Dalle cinque di sera in poi avevo il divieto di bere e patire la sete era terribile. Mi attaccavo al rubinetto in bagno, quando la mamma non vedeva, e trangugiavo come un cammello.

La mamma ogni tanto mi augurava dei figli che bagnassero il letto, così avrei capito. Una piccola maledizione, frutto dell’esasperazione, che presagivo possibile. Ma ero certa che, se fosse capitato ai miei bambini, mai li avrei umiliati, mai. Puntualmente (come mi era stato predetto!) accadde a tutti e due i miei figli. Convissero con il disturbo come fosse una caratteristica fisica che si risolve crescendo. Spontaneamente, senza mai averli sgridati o fatti sentire in colpa, smisero verso i sei anni.

Umiliazioni, prese in giro, sgridate, limitazioni, sensi di colpa... Impossibile descriverli con distacco e leggerezza, come vorrei. Ma tutti noi bambini dal fiocco ci siamo passati e ne portiamo ancora le ferite. Incredibile il ritardo con il quale la scienza riconobbe l’enuresi come un disturbo neurologico, con forte predisposizione familiare e addirittura deficit ormonale. Allora giravano invece storie agghiaccianti di bambini picchiati e castigati quotidianamente dai genitori. Senza alcun risultato, è ovvio. Ma la peggiore era quella dell’uomo diventato già adulto con questo problema, che pareva avesse smesso mangiando un topo vivo. Ero terrorizzata: avrebbero costretto anche me a farlo? Un altro incubo da caricare sulle mie fragili complessate spalle. Parlarne oggi, come in un racconto, come se fosse accaduto a un’altra, è la forma meno greve che ho trovato per liberarmene, sollevarmi in aria e respirare, slegando quegli stramaledetti fiocchi e dando giustizia a tutti noi bambini umiliati.

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