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Destra: si salvi chi può

Come previsto, i grandi mutamenti dello scenario politico nazionale, con la fragorosa caduta di Berlusconi e della sua maggioranza, sono arrivati anche in Trentino e hanno avuto, pure se con alcuni mesi di distanza effetti simili: la disgregazione della Lega, la fine del Pdl e il marasma incontrollato dell’insieme della destra. Che in realtà ha sempre peccato di scarsa credibilità. Da una parte infatti è stata vittima delle proprie tentazioni dorotee (buona parte dei pidiellini ha fatto la gavetta nella vecchia Dc) riassumibili nell’obiettivo “sostituiamoci a Dellai nei suoi rapporti privilegiati con i poteri forti”: si è mai vista la supposta opposizione dire qualcosa sui rapporti di Dellai con la speculazione edilizia, o con Isa, o presentare un’interrogazione sulla LaVis? Dall’altra parte, quella leghista, un grande lavoro di base, nei rapporti con la popolazione, in grado di dare anche parziali successi elettorali, si è arenato nel nulla programmatico: quando si è sì presenti, anche massicciamente, alle assemblee delle fabbriche in crisi, ma di fronte ai finanziatori americani in fuga l’unica cosa che si sa dire è che è tutta colpa dei marocchini, si può ottenere qualche occasionale applauso, ma poi non si va da nessuna parte; lo stesso quando la campagna politica più caratterizzante è contro il Festival dell’Economia o contro l’orso. Rappresentare le pulsioni più popolari nella loro immediata grevità può solo ritagliare un recinto elettorale destinato a rimanere modesto.

Qualche risultato il centrodestra lo aveva ottenuto sulla questione morale, in opposizione alla “magnadora” dell’assessore Silvano Grisenti, subito fatta risalire (e non senza motivazioni) a Dellai. Ma l’etica non è certo il punto forte del Pdl, che infatti individuava come proprio leader in Consiglio Provinciale il pluricondannato Mario Malossini, che ricompensava preferendo alla gallina domani (una futura premiership) l’uovo subito prontamente propostogli da Dellai (nomine e incarichi vari) e ai voleri del governatore conformava il comportamento in aula, suo e del gruppo. Poi sono venute le gesta del Trota e i soldi in Tanzania. E ora, a chiudere il cerchio, si ipotizza un nuovo soggetto politico con dentro proprio Grisenti, nel frattempo già condannato in secondo grado. Insomma il marasma più assoluto, di idee e comportamenti. Non stupisce quindi il certificato di morte di Lega e Pdl, i cui ultimi gladiatori - Savoi, Boso, De Eccher, cioè la quintessenza dell’estremismo - non riescono a trattenere gli esponenti più presentabili come Casna e Borga; in realtà è un fuggi fuggi generale: “Siamo al si salvi chi può” ci confida un consigliere provinciale. Si parla di porte aperte da parte del Patt o di nuovi movimenti centristi, ma di programmi, rinnovamento della classe dirigente, visione del futuro? Niente, solo un gioco di dama per spostarsi di qualche casella su una scacchiera miserevolmente stretta. Il presidente degli artigiani De Laurentis invoca discontinuità: bene, ma in concreto non si capisce che cosa ciò significhi.

E così il centro sinistra, al governo da 15 anni, può stare tranquillo. Troppo tranquillo. Nulla cambierà tra un anno. Chiunque sia il candidato alla presidenza, basta che la coalizione resti unita per garantirsi altri cinque anni di potere. Anzi qualcuno afferma che non occorre preoccuparsi adesso delle elezioni provinciali: per muoversi bisogna aspettare l’esito delle politiche della primavera 2013. Intanto si sonnecchia e si ragiona di organigrammi, burocrazie di partito, spartizione di poltrone, e se qualcuno osa proporre una discontinuità rispetto all’era Dellai viene zittito. La barca (cioè il nostro potere) va avanti bene così, perché ti metti a rompere? In realtà la barca dovrebbe essere il Trentino, di fronte a nuovi problemi (uno su tutti: il debito che la gestione Dellai sta accumulando), ma questa non è la visione corrente. Già in campagna elettorale, i consiglieri provinciali cercano di tirare i remi in barca, evidenziando le (poche) iniziative buone che hanno fatto e promettendo futuri favori. Dall’autunno comincia l’assalto alla diligenza: a ridosso delle elezioni i cordoni della borsa sono slacciati, è il momento propizio per avere qualche favore da Mamma Provincia.

Da dove potrebbe venire il rinnovamento? Forse da un nuovo protagonismo della società civile (quella che raccoglie le firme per abolire il quorum ai referendum o che combatte contro la Valdastico) o delle associazioni. Tuttavia, alla fine, è dal cambiamento interno ai partiti che si può modificare la politica e nell’attuale classe dirigente ci sono giovani promettenti. Puntiamo su di loro, sperando che nel frattempo l’ambiente non li rovini.