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NOT: 1,7 miliardi per una sanità devastata

E’ Impregilo, la più grande azienda italiana nel settore delle costruzioni e del project financing, la vincitrice – a meno di peraltro probabilissimi ricorsi e variegate controversie giudiziarie - dell’appalto per il Nuovo Ospedale del Trentino (NOT). Per un importo astronomico, 1,7 miliardi. Su questa vicenda, come vedremo sconcertante, già sono stati presentati due approfonditi documenti, dal consigliere provinciale Giuseppe Filippin (fuoriuscito dalla Lega) e dal consigliere comunale Francesco Porta (Rifondazione Comunista). Ci riserviamo di approfondire il discorso, di cui ora sintetizziamo le linee essenziali. A Impregilo non viene affidata solo la costruzione del nosocomio (valutata in 300 milioni) ma la gestione dello stesso, inteso non solo come edificio, ma anche “il servizio lava-nolo, gestione rifiuti, manutenzione attrezzature sanitarie, arredi e gestione gas medicali, per tutti i presidi ospedalieri del Trentino; per il solo NOT, manutenzione e conduzione impianti mentre, per i primi 5 anni i servizi ICT con manutenzione Software ed Hardware”. Non solo, è prevista la manutenzione delle attrezzature elettromedicali, che dovranno essere rinnovate due volte due volte durante il periodo di gestione, che sarà di 25 anni. In pratica, ci si lega mani e piedi a Impregilo, che diventerà il vero assessorato alla sanità. Solo uno sfegatato pasdaran del liberismo può pensare che la gestione dei vari aspetti della sanità, dalle mense al rinnovo delle attrezzature, in capo a un privato, può essere più efficiente che non in capo all’ente pubblico. Cioè: più efficiente lo può essere, ma pro domo sua. E solo un’inguaribile mammoletta può pensare che “tanto, noi il privato lo controlliamo”.

n Italia i controlli sono sempre improbabili, scattano, quando va bene, a danno effettuato; ormai la pluriennale esperienza del Project Financing ha acclarato senza dubbio alcuno che essa si risolve in grandi guadagni per il privato e in un drammatico peggioramento del servizio pubblico. “Sarà una sanità di eccellenza” diceva l’autore del pastrocchio, il solito Lorenzo Dellai; e stesso concetto ripete ora l’assessore Ugo Rossi. Ma ve la immaginate una sanità che cambierà le attrezzature solo due volte in 25 anni, e secondo le modalità decise dal privato, che su quei risparmi potrà guadagnare? Ma per favore, quale eccellenza…! Un discorso specifico merita poi Impregilo. Impresa dalle indubbie capacità, ma si è visto che segue – e spietatamente – la logica del profitto. Come nella gestione dei rifiuti in Campania, dove ha avuto grossi guai giudiziari, con accuse di collusioni con la camorra. E noi dovremmo affidare la nostra salute a chi segue solo il proprio tornaconto? Proprio la vittoria di Impregilo (messa in discussione anche per le modalità in cui è stato redatto il bando d’appalto e per la composizione della commissione giudicante) fa vedere come il difetto stia nel manico. Probabilmente una impresa del genere non poteva essere eseguita in proprio, con le sole forze finanziarie della Pat, esauste dopo lustri di sprechi. Ed ecco quindi il Project financing, facile preda di un colosso dalla cinica conduzione. Ma – questo è il punto – ci si doveva ridurre così? Perché mai si è deciso questa megalomane, devastante fesseria del NOT? Quando il Santa Chiara, dichiarato “vecchio”, è in realtà appena stato ristrutturato da capo a fondo, con i muri lindi e i lavori finiti lo scorso anno? Che senso ha, spendere negli anni tutte queste centinaia di milioni, che oltretutto andranno solo in minima parte alle imprese locali (una porzioncina dei 300 milioni per la costruzione)? Con il bell’esito che, con ogni probabilità, vedremo la sanità trentina, rapidamente peggiorare?