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Euro-Web

Da un paio d’anni per connetterci a un qualsiasi sito dobbiamo pigiare OK per accettare i cookie. Siccome i cookie sono uno strumento informatico essenziale nel web dinamico, se non fossimo d’accordo dovremmo rinunciare a navigare. La norma, partorita da menti eccelse del burosauro idio-europeo, impone un meccanismo insensato e ipocrita, mettendoci di fronte a una scelta praticamente obbligata. La stessa motivazione tecnica poi è farlocca, in quanto i cookie non possono identificare l’utente ma solo profilarlo anonimamente.

Il suddetto burosauro si spinge oltre. Le nuove norme sulla privacy, scattate il 25 maggio, sono grida manzoniane: un complicato marchingegno con proclami punitivi stellari. L’obiettivo sarebbe la riservatezza dei dati personali in rete. Chi li gestisce (oggi tutte le aziende hanno a che fare con database telematici) e non segue le procedure kafkiane imposte, rischia fino a 20 milioni… Sanzioni che manco ai bancarottieri. L’obiettivo poi è velleitario. I nostri dati sono già alla pubblica mercè e continueranno a restarlo. Info anagrafiche e codici fiscali girano ovunque, le nostre email sono tranquillamente spammate da hacker e discretamente intercettate da governi e organizzazioni più o meno legittimate a farlo. Libri aperti sono le nostre vite, irresistibilmente squadernate sui social ai cosiddetti amici. Che poi naturalmente esondano sugli amici degli amici.. Appaghiamo il nostro protagonismo convertendo l’esistenza privata in patrimonio pubblico. Ma allora che cavolo di privacy si vorrebbe tutelare? La rete è un colabrodo. Tutto quello che filtra dalle sue maglie dopo pochi secondi si propaga sui server di tutto il mondo. E da quel momento è indelebile.

Qualche mese fa il governatore del Veneto Zaia se ne è uscito con dichiarazioni rabbiose verso i servizi meteo: quando predicono brutto tempo arrecano danni al turismo. Ergo si proibiscano previsioni pessimistiche. Follia politicamente trasversale, visto che una polemica simile aveva sfiorato anche i nostri amministratori, che auspicavano previsioni in cui sulla Paganella avrebbe sempre brillato il sole. Non si tratta di fenomeni da baraccone, bensì epifenomeni indicativi delle intenzioni (a volte nemmeno dissimulate) di addomesticare l’informazione da parte dei centri di potere. L’emersione dei vari wikileaks mostra quali siano le vere insidie che interessano il web.

Commenti (3)

ok carlo

Detta così non fa una piega.

privacy e meteo franz

No guarda, Carlo, forse non mi sono spiegato bene. Non dico sia sbagliato richiamare gli operatori meteo a evitare annunci allarmistici che danneggiano il turismo... Il pericolo che denuncio è la pretesa di addomesticare l'informazione in nome di una "giusta causa". Ci sono tante giuste cause su cui impegnarsi e combattere, ma non per questo è lecito perseguirle esercitando il proprio potere per condizionare a proprio vantaggio l'informazione. E' una tendenza in atto, sui media tradizionali e pure in rete. E mi preoccupa.

privacy e meteo Carlo

Per quanto riguarda la privacy hai perfettamente ragione. Anzi, ora non si chiama più privacy ma gestione dei dati! Sono stato a una assemblea che parlava proprio di questa cosa organizzata dal Centro volontariato, sono uscito pensando che siamo governati da deficienti!
Per quanto riguarda le previsioni meteo invece bisogna fare più cultura, non è possibile che le persone si fermino alla semplice immagine della nuvoletta o della gocciolina su una località in una generica mappa. Può essere che piova per qualche minuto, magari la mattina alle sei, e poi splende il sole per tutto il giorno. invece chi si ferma alla gocciolina d'acqua pensa che pioverà tutto il giorno. Chi vive sul turismo ha ragione a lamentarsi, se la previsione (che può sempre sbagliare in un verso o nell'altro) è solo di qualche piccola e breve pioggerellina mettete un sole splendente! turisti e commercianti ringraziano.
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