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QT n. 10, ottobre 2025 Servizi

Campiglio: musica sparata al cuore della montagna

Si usa in modo spregiudicato la misura adottata per limitare gli accessi alle piste. E contemporaneamente si propongono nuove strutture per catturare ulteriori presenze.

Nel precedente numero avevamo analizzato lo svolgimento del confronto estivo sull’overturismo. Quanto sta avvenendo a Madonna di Campiglio conferma le nostre anticipazioni: la discussione è stata un raggiro per quanti sperano ancora in un ravvedimento sui processi di sviluppo sulle alte quote. Prima protagonista della banalizzazione del tema è la locale Azienda di soggiorno, che vende fumo servendosi di titoli eclatanti: “Piste a numero chiuso” - per esempio. Nella sostanza si imporrà il numero chiuso agli accessi alle piste solo per i periodi di picco (natale e carnevale); si tenga conto che lo scorso anno si era arrivati a 23 mila presenze. In piena onestà il direttore della società Bruno Felicetti afferma che tale scelta non riguarda la sostenibilità dell’attività, ma viene decisa per motivi di sicurezza e di soddisfazione dei clienti. Puro marketing.

Nonostante i limiti della misura, gli impiantisti di Paganella Ski, di Canazei e il presidente di Anef Luca Guadagnini rispondono seccati: “Non abbiamo bisogno di risolvere un problema... per evitare disservizi non serve introdurre un limite”; e arriva la perla: “Riteniamo che ci sia ancora margine di sviluppo del turismo invernale del Trentino realizzando qualche nuovo impianto, costruendo o ampliando qualche pista in più”. Oggi in Trentino ci sono 495 piste che coprono una lunghezza di 512 chilometri su un’estensione territoriale superiore ai 1600 ettari, escluse le pertinenze che raddoppiano il dato di consumo di suolo.

Anche Campiglio risponde con incoerenza. Nello scorso inverno sono esplose le polemiche riguardo il Super G Après Ski del Gruppo Lunelli in val Nambino. Una discoteca a cielo aperto che con musica sparata, capace di far tremare gli alberi, caccia la fauna selvatica nel raggio di chilometri e allontana il turista che ricerca serenità e paesaggio.

A questo si aggiunge una nuova mortificazione della montagna. Si interviene nella “Zangola”, per far crescere il valore dei territori - affermano i proponenti. Si tratta ancora di Andrea Baccuini e Giacomo Sonzini, fondatori di “5 Club” (Courmayeur, Cervinia, Campiglio e a seguire Cortina). A loro dire l’impresa aggiunge un volano economico che viene portato su luoghi definiti di eccellenza, come Campiglio. Aprirà il ristorante “Meraviglioso” sempre nell’Arena di Campiglio.

Convinto della bontà dell’iniziativa è il presidente dell’Azienda di soggiorno Tullio Serafini, che arriva a definire l’iniziativa capace di “rimanere coerente con la storia, le tradizioni e l’identità del territorio”.

Il presidente dell’Asuc Fisto, Massimo Ferrazza, in acrobazia, si rifà perfino alla storia della comunità partendo dal 1228. A suo dire quella ASUC si è sempre distinta nel conciliare la vita rurale della gente di montagna con l’ospitalità e l’innovazione ricordando la storia della malga Zangola. Una malga partita come stalla e oggi divenuta luogo “iconico” di Campiglio. Né poteva mancare l’abuso del termine sostenibilità: si rispetta il passato adattandolo a un pubblico contemporaneo, viene affermato.

Cosa sarà la nuova Zangola? Uno spazio serale polivalente dedicato all’after dinnner, un dj set con performance anche dal vivo. Un’area riservata alla solita musica invadente, chiassosa, povera di accordi, semplificata per scatenare gambe e invitare al consumo. Per non parlare dell’illuminazione, anche questa sparata fin nel cuore dei boschi.

Così si affronta la sfida della montagna - sostiene il direttore delle Funivie Madonna di Campiglio. Non poteva mancare il sostegno dell’amministrazione locale, arrivando alla provocazione di dire che così operando si riporta la Zangola alle sue origini, ristorante e piano bar. L’ipocrisia trasformata in inganno quando si sostiene che“oggi è un grande valore fermarsi, recuperare quella Montanità e quello spirito autentico che il ritmo frenetico del nostro tempo rischia di cancellare… Si tratta di una reinterpretazione di quanto ha reso grande Campiglio, riscoprire in chiave contemporanea la nostra personale 'dolce vita'”-.

Questo offrirà Madonna di Campiglio: una reinterpretazione degli antichi valori. Non investendo in conservazione o storia: si usa in modo spregiudicato il progetto di limitazione degli accessi alle piste mentre si propongono nuove assordanti strutture per attirare nuove presenze, cancellando ogni traccia di una montagna gestita a sostegno della naturalità e del dovere della conservazione dei beni pubblici. E dire che ci troviamo in un territorio che ancora, ipocritamente, viene definito parco naturale…

Si rimane sbigottiti dalla incredibile capacità di questi soggetti nel contraddirsi. Per un verso si ammette che i limiti del territorio sono stati superati, dall’altra si investe in imprese che attireranno ulteriori presenze. Consolidando così il distacco della cultura storica della montagna (interpretato un tempo dalle ASUC e dalle comunità collettive) dalla visione di un turismo aggressivo capace di cancellare ogni valore: la foresta, la gestione delle acque, i diritti della fauna selvatica e i diritti di quanti vengono per fuggire dalla banalità delle aree urbane e trovare tracce di delicatezza, di riflessione, di immersione nel silenzio.

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