Il taglio del bosco e la quarta lobby
Il modo sbagliato per contrastare il cambiamento climatico.
L’8 marzo in diversi centri della provincia di Bolzano, ci sono state manifestazioni di giovani donne combattive, che nella Giornata Mondiale hanno espresso la richiesta perentoria di avere accesso ai diritti civili, ancora rimasti sulla carta.
A Caldaro, nell’Oltradige, l’8 marzo è stato celebrato diversamente, con mille persone che hanno manifestato contro il progetto di distruggere uno dei boschi più antichi del Sudtirolo, Anche qui a prendere la parola sono state molte donne: mentre nella campagna elettorale per le prossime comunali si vedono solo uomini, nei movimenti civici ci sono moltissime donne a farsi carico di risvegliare le coscienze e organizzare la battaglia civile.
Quel sabato è stata una giornata speciale della democrazia. Cittadini e cittadine, decine di associazioni ambientaliste e alpiniste tedesche e italiane, locali e internazionali, hanno affollato la piazza del paese per dimostrare la contrarietà al progetto di comuni, Provincia e della lobby dei contadini che fra Caldaro e Termeno vogliono costruire 6 bacini idrici per irrigare meleti e vigneti.
Invece di usare i terreni dei privati che se ne avvantaggeranno, il progetto prevede di sacrificare il bosco pubblico di ben 15 ettari. Nel bosco di Altenburg/Castelvecchio la diga, alta 10 metri, distruggerebbe la gola del rio Pausa (Rastenbach), mèta di moltissimi camminatori locali e di turisti. Il bosco è pubblico. Il guadagno privato. La spesa a carico delle finanze pubbliche.

In Sudtirolo le foreste sono per lo più di abeti e pini, e, più in alto, di larici. Il bosco deciduo è raro. Una volta copriva il fondovalle dell’Adige e le pendici della valle. Nel corso del tempo in grandissima parte le latifoglie selvatiche sono state sostituite dalle monocolture delle mele e delle viti, dall’aeroporto di Laives-San Giacomo (che in epoca fascista ha ampliato il campo d’aviazione preesistente all’annessione all’Italia, e poi via via si è preso sempre più spazio), da case di abitazione, grandi edifici industriali, artigianali e commerciali, strade e autostrada. Ancora fino agli anni '50, dal paese di San Giacomo a sud di Bolzano, la “selva” arrivava dal paese all’Adige e molti l’attraversavano per fare i bagni nelle anse del fiume.
Fra i boschi decidui sopravvissuti, oltre a quelli che circondano i laghetti di Monticolo, splende quello sul pendio in riva destra del fiume, fra Caldaro e Altenburg. Un bosco bellissimo e raro. Soprattutto faggi, ma anche betulle, pioppi tremuli, maggiociondoli, noccioli, castani e qualche abete compongono il bosco misto per la gioia di coloro che lo attraversano sui sentieri non ripidi in ogni stagione.
Nel 2020, quando con l’aumento delle temperature in luglio il presidente della giunta ha cominciato ad emettere decreti per regolare il consumo dell’acqua, è riemerso il vecchio progetto dei bacini idrici e i comuni hanno scelto di situarli nella faggeta. Una decisione presa un po’ alla chetichella, senza informare né tantomeno interpellare i cittadini.
Col cambiare del clima e la crescita delle temperature, frutteti e vigneti continuano a salire sulle pendici ad altitudini sempre maggiori, contribuendo alla crescita della richiesta di acqua. La Provincia nel 2020 ha costituito un Consorzio che riunisce 17 consorzi di Caldaro e due di Termeno, le Cantine sociali di Caldaro e Termeno, una Cooperativa frutticola (Roen) e i Vigili del fuoco di Caldaro, con l’obiettivo di costruire serbatoi per un totale di 336.000 m3. Per mascherare il fatto che il sacrificio era pubblico ma il guadagno privato, i politici hanno poi detto che questi invasi sarebbero stati utili anche in caso di incendio e che l’uso dell’acqua degli invasi per l’irrigazione garantirebbe il livello dell’acqua del lago. Alle obiezioni degli abitanti non sono state date risposte né è mai stata organizzata un’assemblea pubblica per permettere agli interessati di discutere sulle decisioni da prendere, comprese alternative alle localizzazioni e al progetto stesso. Così i cittadini si sono organizzati ed è nato Unser Wald/Il nostro bosco, un comitato di volontari, poi formalizzato in associazione nel settembre 2024. Numerose associazioni si sono aggregate a questa che è diventata presto una battaglia civile: Verein für Kultur und Heimatpflege Kaltern, SVP Sektion Kaltern, Umweltgruppe Kaltern, Heimatpflegeverein Südtirol, Dachverband für Natur-Federazione ambientalisti dell’Alto Adige, WWF, Climate Action South Tirol, FAI- Fondo Ambiente Italiano, KVW-Frauen, Associazione Consumatori Robin, Associazione sudtirolese dei biologi e delle biologhe e altre ancora.
In una presa di posizione del 21 marzo 2024, in occasione della Giornata Mondiale delle Foreste si legge: “In considerazione degli enormi benefici in termini di ecosistema che queste foreste forniscono a tutti noi, il progetto dovrebbe essere rivisto e si dovrebbero cercare ubicazioni alternative al di fuori della zona boschiva”. Il progetto è per i contadini (85% acqua per i meleti e 15 per i vigneti), che però non usano i propri terreni per garantirsi l’acqua. Gli abitanti e le associazioni locali e anche internazionali ambientaliste e della montagna ricordano che i boschi sono fondamentali per la biodiversità e il valore ricreativo per residenti e turisti.

La gola del rio Pausa/Rastenbach (area protetta dal 1979) è attraversata dal Sentiero della Pace, molto frequentato. Numerose e anche molto forti sono le obiezioni riguardanti il progetto tecnico. Secondo la delibera del Comune di Caldaro, il progetto vuole salvaguardare il lago e la Fossa grande di Caldaro.La portavoce di Unser Wald/Il nostro bosco, Anna Maria Ramoser contesta le cifre del fabbisogno di acqua della deliberazione del Comune, troppo elevato rispetto al consumo attuale: “Questa quantità di acqua ci sembra eccessiva, soprattutto considerando che con l’installazione di sensori avvenuta pochi mesi fa il consumo d'acqua (e quindi il fabbisogno) dovrebbe ridursi dal 30 al 50%”.
Una proposta alternativa è venuta anche dal direttore della Fondazione svizzera per la tutela del paesaggio, Raimund Rodewald (relatore nell’affollatissima assemblea degli ambientalisti dell’11 novembre 2024, convocata da Unser Wald/Il nostro bosco), che ritiene sovradimensionati i bacini artificiali previsti nel progetto. Rodewald ha definito l’infrastruttura “monotona, tecnica, ostile alla natura”. “Un intervento del genere - ha spiegato - comprometterebbe seriamente la funzione del bosco”, sarebbe “una trappola per la fauna”. Inoltre privatizzerebbe un terreno pubblico. “In Svizzera, i bacini per l'irrigazione vengono creati solo con piccoli serbatoi in aree agricole nelle immediate vicinanze dei terreni da irrigare”. L’esperto svizzero ha concluso: “In Svizzera il disboscamento per la realizzazione di bacini d’accumulo a scopo irriguo è fuori discussione”.
Una posizione ripresa dalla presidente del Heimatpflegeverband, (Associazione per la difesa della patria), Claudia Plaikner, che ha spiegato come i bacini del progetto saranno di forma rotonda o rettangolare e chiusi a tutti, snaturando un bosco cresciuto per millenni. Chi cammina in Sudtirolo ne può già vedere degli esempi: orribili, ostili oggetti per l’industria agricola, offensivi per paesaggi circostanti spesso bellissimi, frutto delle cure di contadini ben più consapevoli della loro responsabilità.
Dubbi riguardano anche il finanziamento. I 36 milioni necessari dovrebbero venire da finanziamenti nazionali ed europei. Per ora però si sa che il Piano nazionale invasi finanzia solo una parte dei progetti presentati.
La sezione locale dell’Alpenverein ha fatto appello alla necessità di salvaguardare i boschi, in particolare uno antico come quello che si vuole manomettere così pesantemente, per le generazioni future e per controbattere il cambiamento climatico. Ma politici e lobby non sembrano sentire ragioni. Già nel 2024 Legambiente ha dato la “bandiera nera” al comune di Caldaro, un colpo alla reputazione del paese.
Le associazioni di diversa lingua collaborano per la difesa della natura, un fenomeno di collaborazione che si sta consolidando in tutto il Sudtirolo e ha portato di recente in Val Gardena al (possibile) blocco del progetto dell’impianto sciistico fra Saltria e Monte Pana, fortemente contestato dalla popolazione locale.
La manifestazione di Caldaro ha fatto rumore, ma fra i candidati del partito di maggioranza alle prossime comunali di maggio ci sono molti che sono vicini o legati al Consorzio e ai suoi progetti. La sensazione è che i politici SVP sperino di sfangarla alle elezioni e poi di andare avanti come se nulla fosse. La portavoce di Unser Wald/Il nostro bosco, pensa che la maggioranza dei cittadini di Caldaro sia contraria al progetto del Consorzio, ma che il Comune e la Provincia non vogliano ascoltare il parere e rispettare gli interessi dei “proprietari del bosco”, cioè i cittadini e le cittadine, e non solo quelli del posto.
Ramoser rivolge critiche radicali al progetto: è vecchio di 10 anni, tecnicamente superato. “Si tratta di bacini aperti, che comportano molti problemi, dalla contaminazione agli alti costi della manutenzione“. E fa proposte alternative: “Ci sono molte opzioni migliori per gestire la questione dell’acqua in modo sostenibile. Il bosco è il migliore deposito di acqua, e inoltre produce esso stesso acqua. I bacini, in caso di lunghi periodi di siccità, sono vuoti e non producono naturalmente nulla”.
Ramoser spera nelle elezioni di maggio. Il presidente del CAI dice: “In Sudtirolo comandano tre lobby: contadini, albergatori, impiantisti... Noi ambientalisti siamo la quarta lobby”.
L’assessore all’agricoltura di Caldaro, Stefan Vorhauser (SVP) difende la posizione della sua giunta, favorevole al progetto, e propone quello che ritiene un compromesso: “È vero che in totale dovranno essere disboscati 12 ettari di foresta, ma circa sei saranno poi riforestati”. Un ecosistema à la carte?
Nella campagna elettorale, però, delle questioni ecologiche si parla poco. Eppure due settimane fa 90 ettari di bosco sono bruciati in Val Venosta; i glaciologhi hanno spiegato, allarmati, che i ghiacciai sudtirolesi dal 1991 sono diminuiti del 40% ed entro 25 anni sparirà il rimanente. Elisabeth Ladinser, presidente del Dachverband für Natur und Umweltschutz, chiede alla giunta provinciale di fare una legge per il clima, anche se in Italia non c’è (non sarebbe questa l’Autonomia?), perché il Piano per il clima in vigore è troppo permissivo e quindi è inutile per raggiungere gli obiettivi che la stessa giunta si è data sull’ambiente, almeno a parole.
Nel 2040 il Sudtirolo dovrebbe arrivare alla neutralità climatica. Tagliando le foreste? Ladinser e altre decine di associazioni e i 1000 di Caldaro si rivolgono al presidente di una giunta provinciale che ha svenduto per quattro soldi ai privati un pezzo di Dolomiti e sperperato centinaia di milioni per le Olimpiadi, promesse solennemente “a costo zero”. Ma Anna Maria Ramoser non si fa scoraggiare: “Il bosco appartiene all'amministrazione separata, agli usi civici, non è del Comune né di un privato ma di noi tutti, e noi non abbiamo mai acconsentito a questa distruzione... Non possiamo permettere che un bosco sano venga distrutto per esigenze economiche. Bisogna cambiare paradigma, dobbiamo pensare al futuro dei nostri figli”.