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QT n. 12, 13 giugno 1998 Servizi

Cermis: povere vittime e povero Trentino!

A proposito della spedizione Vecli-Andreotti nel Nuovo Mondo.

Fin dai tempi di Bruno Kessler, le pubbliche relazioni M furono per molto tempo vanto ed eccesso del Trentino, uscito negli anni Sessanta dall'indigenza e dalla minorità politica. Paghiamo quell'abbondanza con questa stagione di Quaresima.

Non riusciamo più a dialogare con Balzano, e non solo perché molti trentini masticano male e poco il tedesco. Abbiamo contestazioni ai confini, con Belluno che promuove catene umane sulla Marmolada per difendere gli impianti veneti che sfregiano la cima della Regina delle Dolomiti. Vicenza ci tiene il broncio perché, resistiamo allo sfondamento della PiRuBi nelle terre lagarine. Verona propone di autoannettersi al Trentino per compartecipare ai vantaggi economici della prosperata autonomia. Roma è lontana con le sue dispute e le sue riforme, anche se non ha ancora staccato il tubo con cui giungono i quattrini, causa principale dell'animosità dei nostri invidiosi vicini.

Si sa che quando va male in politica interna, i governicchi tenta no disperatamente la carta dell'avventura in politica estera. A questo avrà pensato Carlo Andreotti quando con perentorio cipiglio ha deciso di sbarcare a Washington per presentare agli Stati Uniti e a Bill Clinton i conti delle riparazioni di guerra per la guerra del Cermis. Guerra tragica, guerra inutile, guerra con morti, guerra di cui la grande potenza si è assunta tutta la responsabilità Perché, dunque sfregiare la tragedia dell'evento col ridicolo dei comportamenti e l'ossessivo, petulante, continuo richiamo ai soldi che dovrebbero esserci dati non per compensare le famiglie delle vittime, ma per riparare ai danni d'immagine di Flemme e del Trentino violata dai rombo americani? Povere vittime, e povero Trentino!

L'immagine del Trentino è stata certo sbrindellata, ma da chi? Residuati di vecchi stereotopi letterari ci volevano sobri nei comportamenti, nei gesti, nelle parole come gli aquilotti dei nostri monti.

Poche settimane fa mezza Italia ha dovuto compatirci vedendo il presidente della nostra giunta confessare candidamente a Bruno Vespa che il Trentino ormai non riesce nemmeno a stare al passo con Roma, intontito dal benessere, con tanti soldi e poche idee. Cui faceva eco l'alloro presidente della potente lobby dei commercianti che, in preda a furore masochistico, sosteneva che gli iscritti alla sua associazione del Trentino non meritano occasioni di approfondimento culturale perché poco gli importa di leggere libri.

Adesso si è replicato dall'America, su spartiti diversi, ma sempre con questo tono di intontita petulanza. Lì, com 'era ovvio, nessuno si è accorto dei nostri messaggeri. Ma questa sgradevole sensazione di vedere gestiti in modo ridicolo problemi tragici, non aiuta certo il Trentino a ritrovare l'autostima, condizione di ogni ripresa.

Nello stesso giorno in cui Andreotti annunciava di incontrare Clinton alla Casa Bianca, sui giornali locali si leggeva anche chi Tarolli si rivolgeva al Papa e chi dal Trentino partiva il monito per fermare la guerra civile nel Kossovo. Chi pagherà mai i danno d'immagine di un virus che provoca deliri?

Abbiamo imparato a riprenderci dalle tragedie della guerra e del la fame, dal grigiore dei consumismi. Ma i danni provocati da ridicolo sono assai più gravi da riparare. Non a caso, qualche decennio fa, la minaccia più pericolosa che si potesse rivolgere agi uomini del potere era: "Una risata vi seppellirà".